Prigione
Fondazione Rava

Genitori in prigione, come vivono i loro bambini?

28 Maggio Mag 2018 1726 28 maggio 2018
  • ...

Finanziato dal Bando Prima Infanzia, approvato dall’Impresa sociale Con i Bambini, "la barchetta rossa e la zebra" vuole combattere la povertà educativa minorile dei figli di genitori detenuti nel carcere maschile Marassi e nella casa Circondariale femminile Pontedecimo di Genova attraverso l’inclusione e la bellezza

Si dice che un bimbo con la mamma o il papà in carcere sia “un bimbo con un segreto”. Il genitore in prigione diventa, nelle parole del bambino, “malato”; “in viaggio”; “assente per lavoro”. Il progetto “La Barchetta Rossa e La Zebra” è nato dall’incontro tra Maria Chiara Roti, vicepresidente di Fondazione Francesca Rava N.P.H. Italia Onlus, e Maria Milano, direttrice del carcere di Marassi. «Maria Milano», racconta Maria Chiara Roti, «aveva un desiderio. “Ho un sogno nel cassetto”, mi ha detto. “Quello di accogliere in un posto bello, umano, i figli dei detenuti e delle detenute delle carceri”».

I minori che fanno visita ai genitori hanno lo stesso trattamento degli adulti. Sono soggetti a lunghe attese e controlli rigidi. «Quando ho incontrato Maria Milano nel 2016», continua la vicepresidente di Fondazione Rava, «non avevamo i fondi disponibili per sviluppare un progetto di che tutelasse i figli dei detenuti. Le abbiamo però promesso che avremmo provato a rispondere a questo bisogno non appena ne avessimo avuto la possibilità: il bando di Coi Bambini ci è sembrata subito l’occasione giusta».

Com’è nato il nome del progetto?
Voleva essere un richiamo alla città di Genova, barchetta rossa, come un tempo erano colorate le case genovesi che i mariani riconoscevano in lontananza quando rientravano in città. Il richiamo alla zebra è un riferimento alle righe come nell’immaginario collettivo i bambini pensano alle divise dei carcerati. E poi la zebra è anche un animale che piace ai bimbi.

Come si articola il progetto?
È un’iniziativa triennale, abbiamo un budget di 500mila euro che sarà diviso in tre fasi. La prima, più onerosa dal punto di vista economico, la ristrutturazione di alcuni spazio nelle nel carcere maschile Marassi e nella casa Circondariale femminile Pontedecimo. I lavori di ristrutturazione partiranno tra pochi giorni e si concluderanno alla fine del mese di agosto. La seconda fase, che noi chiamiamo quella dell’accoglienza. Dove i bimbi potranno attendere il momento del colloquio in un ambiente bello, sereno, adatto alla loro esigenze. Sarà possibile così sostenere e tutelare i bambini, evitando loro lunghissime attese prima di poter accedere all’interno delle strutture penitenziarie e offrendo attività formative e ludiche che favoriscano l’incontro e la relazione con il genitore. E una terza fase che fa da collante tra le prime due dove abbiamo organizzato dei momenti di formazione per i genitori detenuti, per gli assistenti sociali, e per la polizia penitenziaper spiegare qual è la strada più idonea per entrare in relazione con i minori che vivono un momento delicato del loro percorso di crescita accentuato dall’assenza di uno o di entrambi i genitori.

Quanti saranno i beneficiari del progetto?
Circa 100 bambini: 70 della casa figli di detenuti nel carcere maschile Marassi e 30 della casa Circondariale femminile Pontedecimo.

Qual è l’obiettivo finale?
Anche se il progetto nasce per rispondere alla povertà educativa, il raggio d’azione sarà molto più grande. Questa povertà e fragilità delle famiglie di un detenuto è solo la punta di un iceberg. Dentro le famiglie di un detenuto ci possono essere tanti altri tipi di povertà: affettive, sanitarie, scolastiche. Conoscere le famiglie significa prenderle in carico. Avere la possibilità concreta di aiutarle. Creare con loro una relazione basata sulla fiducia. Inoltre è provato che quando le famiglie con componente detenuto non sono abbandonate a loro stesse il livello di recidiva si abbassa.

Chi sono tutti i partner del progetto?
L'iniziativa sviluppata in sinergia con l’Amministrazione penitenziaria locale e dell’esecuzione penale esterna, il Comune di Genova e le Associazioni territoriali del Terzo Settore: la Cooperativa Sociale Il Biscione, Veneranda Compagnia di Misericordia, il Centro Medico psicologico pedagogico LiberaMente, ARCI Genova e CEIS Genova. Si avvale inoltre del supporto dell’Associazione BambiniSenzaSbarre Onlus, impegnata nella tutela dei diritti dei figli dei detenuti. La Fondazione Francesca Rava N.P.H. Italia Onlus è promotore del progetto e la Cooperativa Sociale il Cerchio delle Relazioni ne è Capofila. La barchetta rossa e la zebra è sostenuta anche dalla consolidata e preziosa partnership con Andrea Giustini, presidente del Gruppo EcoEridania e Corporate-Partner del progetto, da sempre accanto alle numerose iniziative dalla Fondazione Francesca Rava. Il progetto è finanziato dal Bando Prima Infanzia(0-6 anni) ed è approvato dall' Impresa Sociale Con i Bambini

Immagini: 3,4, architetto Anna Conte