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Granata nuovo presidente di Ferdersolidarietà: «L'impresa sociale è il nostro orizzonte».

5 Giugno Giu 2018 1237 05 giugno 2018
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L'attuale numero uno del Consorzio Gino Mattarelli raccoglie il testimone da Giuseppe Guerini: «Sia la Lega sia il Movimento 5 Stelle hanno dimostrato di essere molto attenti a quanto accade sui territori. Credo che terranno fede a questo approccio in futuro e anche rispetto alle aspettative che la riforma del Terzo settore ha generato»

«L’Italia invecchia e invecchierà sempre di più. La domanda di servizi cresce inarrestabile e continuerà a farlo negli anni a venire, la spesa per l’autosufficienza è aumentata del 21% in 10 anni, non basta. È evidente che occorre ottimizzare l’organizzazione dei servizi a parità di spesa. Pronti al dialogo con il governo. Stop alle badanti a nero: un esercito da 1 milione di persone». È la richiesta che lancia al governo Stefano Granata, eletto oggi presidente di Confcooperative Federsolidarietà che associa 6.245 cooperative sociali che danno lavoro a 229.000 persone, fatturano 7,2 miliardi di euro ed erogano servizi di welfare a 5 milioni di persone tra minori, anziani, disabili e inserimento lavorativo. Granata, milanese e milanistissimo, attuale numero uno del consorzio Cgm (carica che manterrà fino alla scadenza di metà 2019) subentra a Giuseppe Guerini. Questa è la sua prima intervista nella nuova veste.

Lei entra in carica, in coincidenza con il nuovo governo giallo-verde. Proprio Lega e Movimento 5 Stelle, su alcuni temi che le stanno a cuore, penso per esempio alla riforma del Terzo settore, hanno avuto in passato posizioni molto critiche. È preoccupato?
Si tratta di un’esperienza nuova per me e nuova per loro. Di grande fascino. Io fino ad oggi ho fatto l’imprenditore sociale e ora mi tocca un ruolo diverso, quello della rappresentanza. Lo stesso vale per loro. Fino ad ora hanno fatto solo politica, ora dovranno governare. Si dovranno confrontare sulla sostenibilità e l’effettiva fattibilità delle proposte. Non è più il momento degli allarmi. Ora serve costruire fiducia. Vale per me e vale per loro.

D’accordo, rimane il fatto che grillini e leghisti, dall’iter parlamentare alla Conferenza Stato-Regioni, ad ogni occasione quando hanno potuto si sono messi di traverso alla Riforma, che fra l’altro deve essere portata a conclusione proprio dal nuovo governo…
Sia la Lega sia il Movimento 5 Stelle hanno dimostrato di essere molto attenti a quanto accade sui territori. Credo che terranno fede a questo approccio in futuro e anche rispetto alle aspettative che la riforma del Terzo settore ha generato. Servono buona fede e conoscenza, e su questi temi il neo premier Giuseppe Conte ne ha, come ha notato VITA. Gli spazi per il dialogo ci sono tutti.

In futuro Federsolidarietà potrà accogliere al suo interno anche soggetti qualificati come imprese sociali, ma di natura non cooperativa? Penso proprio di sì

Veniamo a una questione più interna al mondo della cooperazione. Lei negli ultimi anni dalla cabina di comando di Cgm ha spinto molto sull’acceleratore dell’innovazione e dell’impresa sociale. Che significato ha l’elezione di Stefano Granata al vertice di Federsolidarietà e quali sono le sue priorità?
Io, e non potrei fare diversamente, porto la mia storia. Una storia che negli ultimi cinque anni è coincisa con quella di Cgm, ma che per 30 anni mi ha visto attivo a Milano come cooperatore “dal basso”. Posso dire di conoscere bene i territori, così come il lavoro di cooperatore e di imprenditore sociale. L’indicazione delle priorità nasce da questo backround.

Proviamo a condensarle in tre punti chiave,allora…
Primo: la rappresentanza deve stare più sui territori. Va ridotto il gap fra il centro e la periferia. Non solo: non deve essere solo la periferia ad andare verso il centro, ma anche il contrario. Per dirla con uno slogan: la rappresentanza deve uscire dal Palazzo. Secondo: dobbiamo fornire alla nostra rete gli strumenti necessari per rispondere alle nuove domande e ai nuovi bisogni che emergono sui territori. Terzo: l’impresa sociale è una grande opportunità.

In futuro Federsolidarietà potrà accogliere al suo interno anche soggetti qualificati come imprese sociali, ma di natura non cooperativa?
Penso proprio di sì.

Perché ha deciso di mantenere anche la carica in Cgm?
Perché credo sia un valore aggiunto per chi si occupa di far rappresentanza, mantenere forte il legame con l’operatività di chi fa impresa tutti i giorni. Aiuta a stare sul pezzo. Credo che per Federsolidarietà sarà un valore aggiunto.

Che fine ha fatto l’ipotesi di un’unica rappresentanza del mondo cooperativo? Nell’ultimo anno il processo sembra essere finito su un binario morto…
La prospettiva è quella, ma certo abbiamo rallentato. E penso che sia un bene per due ragioni soprattutto: la prima è che l’iter deve maturare prima sui territori, perché se venisse calato dall’alto, il rischio di una fusione a freddo sarebbe elevatissimo. Secondo: perché il mondo della cooperazione oggi è molto diverso da quello che c’era quando è incominciato questo progetto. Ne accennavo prima. Sotto il cappello di Federsolidarietà per esempio arriveranno soggetti non cooperativi. Una presenza che cambia il quadro.

Un’ultima domanda. Qualche giorni fa un colosso delle dimensioni di Manutencoop ha lasciato Legacoop, sbattendo la porta. Come va interpretata questa scelta?
È un segnale. Naturalmente non entro nel merito della vicenda specifica, che non mi riguarda direttamente. Ma credo di poter dire che si tratta di una forte sollecitazione, non la sola, affinché il mondo della rappresentanza si avvicini alle imprese e alle loro esigenze.

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