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Droghe, «I giovani? In Italia sono vittime di noi adulti»

8 Giugno Giu 2018 1604 08 giugno 2018
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Secondo l'Agenzia europea delle droghe l'Italia si attesta terza in Europa per il consumo di cannabis, dopo Francia e Danimarca, e quarta per quello di cocaina. Per Franco Taverna, braccio destro di Don Antonio Mazzi e responsabile di Exodus, si tratta «di dati poco sorprendenti. L'esito di una mancanza assoluta di proposte educative. Per recuperare bisogna investire sulla famiglia e sulla scuola. Servono risposte culturali»

L'Italia si attesta terza in Europa per il consumo di cannabis, dopo Francia e Danimarca, e quarta per quello di cocaina. È il quadro emerso dal rapporto dell'Agenzia europea delle droghe, che conferma la cannabis come la sostanza illecita più consumata a livello europeo: nel 2017, infatti, 24 milioni di adulti ne hanno fatto uso. E tra i giovani (15-34 anni), i connazionali sono secondi solo alla Francia. Un quadro però che non sorprende Franco Taverna, braccio destro di Don Antonio Mazzi e responsabile di Exodus. L'intervista


Franco Taverna

Antonio Mola/Vita

Questi dati, che hanno fatto molto scalpore sui media, non l'hanno sorpresa più di tanto. Come mai?
Perché conosco bene il fenomeno. E mi lasci dire una cosa: è inutile puntare il dito sui ragazzi, dicendo che sono degli sbandati. Non è vero. Io il dito lo punto sugli adulti, che sono i veri responsabili.

In che senso?
Cosa prevede su questi temi il Contratto di Governo? La risposta è niente. Solo un esempio per chiarire cosa intendo.

Insomma è un argomento sui cui la politica non propone alcuna ricetta?
Non solo. L'uso di cannabis è un modo per stare assieme, è una droga che esprime la voglia di compagnia. Il punto è: che risposte da il mondo degli adulti, non solo la politica, per rispondere a questo bisogno? La cannabis è la scappatoia per trovare la risposta ad una domanda legittima. Certamente una scorciatoia sbagliata ma che nasce da una mancanza di qualcun altro. Sul tema della dipendenza in questo paese si è parlato solo di legalizzazione. Di fronte a questi dati si vede come si tratti di una proposta inutile e lunare.

Quindi secondo lei il problema è la mancanza di proposte?
Siamo difronte ad uno sfaldamento delle infrastrutture educative del Paese. Le istituzioni non hanno presente il tema dei ragazzi. Nessuno si chiede in che stato versa il Dipartimento per la Gioventù di questo Paese. Sapete in quante stanze è contenuto e quanti dipendenti ha? Sono una decina, per un Paese da 60 milioni di abitanti. Il concetto è semplice: non c'è investimento.

Ha commentato il dato riguardante la cannabis. E per quello che riguarda la cocaina?
Sul fronte cocaina è più evidente un'altra questione: il sistema nazionale di intervento sulle tossicodipendenze è stato poco alla volta smantellato. L'avere inserito in maniera decisa un po' in tutte le Regioni il tema delle dipendenze nel settore sanitario/psichiatrico ha significato derubricarle a problema di salute psichiatrica. La dipendenza invece è molto più vasta ed è prima di tutto un bisogno che cerca risposte sociali, culturali ed educative. Risposte sul senso della vita.

Da dove ripartire?
Dai due pilastri che costituiscono il tessuto relazionale di una società, la famiglia e la scuola. Devono essere aiutate e sostenute. Bisogna investire in queste componenti. Servono politiche fiscali familiari e politiche formative sulla famiglia. Sulla scuola finalmente c'è un dibattito sul rinnovamento della didattica e della proposta formativa. Ma occorre dare seguito e gambe alle intuizioni. Quando si immagina una scuola aperta poi bisogna aprirla veramente e farla diventare sul serio un luogo di vita e di incontro.

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