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Aquarius

Per Salvini il problema sono le ong, non gli sbarchi...

12 Giugno Giu 2018 0935 12 giugno 2018
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Mentre la Aquarius viene scortata a Valencia con i suoi 629 profughi, nel porto di Catania è attesa la nave Diciotti della Guardia costiera italiana con 937 persone a bordo per le quali lo sbarco su terra italiana è stato consentito dal Viminale. Una scelta che svela il pensiero dietro alle scelte di Salvini: il problema a quanto pare non sono i migranti ma le organizzazioni non governative

La nave Aquarius affronterà 1400 chilometri e quattro gironi di navigazione, scortata da navi della Guardia Costiera italiana, per raggiungere Valencia dopo la decisione del premier spagnolo Sanchez di accogliere i 629 migranti a bordo.

Questo l'epilogo del braccio di ferro mediatico tra Matteo Salvini, Malta e l'Unione Europea. Ma mentre il Ministro dell'Interno esulta a suon di #chiudiamoiporti e «alzare la voce paga», il Mediterraneo rimane il solito campo di battaglia

Prima VITTORIA! 629 immigrati a bordo della nave Aquarius in direzione Spagna, primo obiettivo raggiunto! Non sta...

Geplaatst door Matteo Salvini op maandag 11 juni 2018

E infatti nel porto di Catania è attesa la nave Diciotti della Guardia costiera italiana con 937 persone a bordo. In questo caso però lo sbarco su terra italiana è stato consentito dal Viminale che ha così ufficializzato il suo doppio binario: porti aperti alle navi militari, chiusi invece a quelle delle Ong.

Una scelta che lascia perplessi principalmente per un dato su tutti: oggi in mare operano solo sette navi delle organizzazioni non governative (come ha riassunto con puntualità Ottavia Spaggiari su Vita.it).

Per capire cosa significhi basti pensare che nel momento di maggior sforzo dei non governativi, tra il 2016 e il 2017, secondo i dati di openmigration.org le navi delle ong erano 13 e coprivano circa il 40% dei salvataggi in mare, potendo contare anche su due aerei da ricognizione. Oggi non solo le navi sono la metà e senza supporto aereo, ma non operano mai in simultanea per via dei costi di navigazione.

Al di là della retorica dunque la strategia di Salvini più che quella di bloccare gli sbarchi, come da copione elettorale, sembra essere quella di bloccare queste sette navi. Che però sono anche una quota minima e minoritaria dell'attività di pattugliamento e salvataggio che avviene in mare.

Ong che, ad ogni dichiarazione del ministro degli Interni, vengono dipinte come vere proprie fiancheggiatrici dei trafficanti di uomini.

In sostanza quindi l'Italia non accoglierà più quella minima quota proveniente dalle navi delle ong. Ma continuerà ad accogliere chi viene raccolto dalle autorità militari e non, mentre per ora sul fronte del sistema di accoglienza non sembrano esserci novità. A ben vedere quindi, al di là della criminalizzazione delle ong, nulla cambia.

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