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«Contro le “post verità” e gli alimentatori di intolleranza»

14 Giugno Giu 2018 1739 14 giugno 2018
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Federica Roccisano, già assessore al Welfare della Regione Calabria interviene sulla scelta di Matteo Salvini di chiudere i porti alle nave delle Ong in particolare «su quanto peso hanno le fake news dei commenti e dei post che compaiono sui social network»

Federica Roccisano

La vicenda della nave Aquarius e la scelta dei porti chiusi ci ha restituito, in poche ore, l’immagine di un popolo, quello italiano, diviso tra l’intolleranza di chi pensa “prima agli italiani” e un , fortunatamente, nutrito gruppo di persone che hanno messo al primo posto l’umanità.

Preciso che faccio parte del secondo gruppo, ovvero di quelli che hanno chiesto a gran voce che i porti non venissero chiusi e che ha ringraziato il Presidente spagnolo Sanchez per la sua apertura. Tuttavia quanto accaduto ci impone una riflessione, non sul merito della questione, dal momento che penso che l’umanità e la solidarietà verso chi è più fragile debbano essere prioritari, ma su quanto peso hanno le “post verità” dei commenti e delle scritte che compaiono sui social.

Mi riferisco alle fake news, alle frasi che parlano di invasioni, di vessazioni di tasse agli italiani per pagare gli interventi per i migranti, fino alle malattie rarissime (le migranti le chiamo io) che contagiano persino i soccorritori. E se da un lato capisco che queste “verità” non possono essere fermate facilmente, dall’altro non vedo perché non rispondere dando numeri, cifre, parlando di verità meno relative e opinabili. Negli ultimi giorni autorevoli testate giornalistiche hanno dimostrato come l’Italia non sia il Paese che spende di più per i migranti (se in Italia spendiamo mediamente 35 euro al giorno, in Belgio si spendono 51 euro e in Olanda 63 euro), né quello con il maggior numero di immigrati, avendo noi 5 immigrati ogni 1000 abitanti, contro i 38,1 di Malta.

Vorrei contribuire facendo riferimento al ruolo che i migranti hanno e possono continuare ad avere nel contrasto al degiovanimento, ovvero al processo di invecchiamento della popolazione in Italia. Nell’ultimo anno, ad esempio, le nuove nascite da genitori stranieri o da almeno un genitore straniero, sono state il 21% del totale delle nascite. Mentre negli ultimi 10 anni il contributo dei migranti ha compensato la riduzione dei giovani italiani, tanto che potremmo essere 5milioni in meno oggi se non ci fosse stata l’immigrazione.

Può sembrare poco efficace parlare di demografia?
Forse... proviamo allora con qualche altro dato: nell’anno scolastico 2016/2017 gli studenti e le studentesse di origine migratoria nelle scuole italiane sono stati 826mila di cui 12.458 in Calabria. La costante flessione degli studenti italiani, dovuta al degiovanimento di cui parlavamo prima, ha fatto aumentare l’incidenza degli studenti stranieri, arrivata in Italia al 9,4% (in Calabria sono il 23,8%). Se consideriamo che mediamente una classe è composta da 25 alunni, possiamo dire che gli studenti di origine migratoria hanno contribuito a creare almeno 33.000 classi in Italia (circa 500 in Calabria) e a far mantenere il posto in organico a qualche docente anche nelle regioni a rischio spopolamento come quelle meridionali. Ancora, possiamo dire con contezza che qualche Comune che ha attivato lo SPRAR sul proprio territorio, è riuscito ad evitare il dimensionamento scolastico e a mantenere il numero di alunni sufficientemente alto per non chiudere i plessi scolastici.

Non da ultimo potremmo citare le diverse ricerche che evidenziano gli effetti positivi della multiculturalità su bambini che studiano a stretto contatto con bambini provenienti da altre culture, ma forse poi dovremmo consapevolmente citare il rischio del contagio dei genitori con dei sani anticorpi anti razzismo.

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