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Disabilità

Due anni di dopo di noi: Anffas fotografa l'impatto della legge

14 Giugno Giu 2018 1830 14 giugno 2018
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A due anni esatti dall'approvazione della legge, la Fondazione Nazionale Anffas Dopo di NOI presenta una ricerca empirica che fotografa l'impatto della norma. Solo il 40% delle Associazioni dichiara che nella propria Regione ci sono stati i bandi per accedere alle risorse, per 344 richieste di contributo mappate. Il 39% delle associazioni Anffas ha già attivato un progetto coerente con la legge 112/2016. Alta la consapevolezza che la de-istituzionalizzione è un cambio di paradigma che si può realizzare solo lavorando in sinergia. L'intervista a Emilio Rota

Qual è l’impatto della legge sul dopo di noi? A due anni esatti dall’approvazione della legge 112/2016 (era il 14 giugno 2016) e in attesa della annuale relazione al Parlamento sull’attuazione della legge, prevista per giugno (l’anno scorso la prima relazione in realtà arrivò a dicembre), la Fondazione Nazionale Anffas Dopo di NOI ha presentato oggi una ricerca empirica realizzata tra le sue associazioni. Anffas oggi e domani è riunita a Roma per l’Assemblea nazionale, un appuntamento particolarmente importante quest’anno perché è il sessantesimo anniversario dalla fondazione dell’associazione. «La legge è oggi in prima applicazione: in “rodaggio” dove muove i primi passi, in “gestazione” nella maggior parte delle Regioni che stanno facendo più fatica del previsto ad applicarla, rallentata dalla farraginosità burocratica, segno evidente che va intensificato il lavoro di sensibilizzazione culturale, di proposta politica ed istituzionale per la sua applicazione sollecita e corretta. È necessaria quindi un’azione di sostegno che aiuti le istituzioni, gli enti locali e le realtà dell’associazionismo e del Terzo settore a “fare strada” ai contenuti della legge, inaugurando una nuova stagione di intervento che ritrovi slancio nel lavorare insieme ed avviare così una nuova stagione di progetti di vita, promuovendo con forza il pensiero Anffas a sostegno della corretta applicazione della legge», ha detto Emilio Rota, presidente della Fondazione Nazionale Anffas Dopo di NOI nella sua relazione.

Presidente, che cos’è questa ricerca?
Abbiamo interpellato le nostre associazioni Anffas per capire che cosa sta “bollendo in pentola” sul dopo di noi, per passare come diciamo spesso dalle parole ai fatti. Hanno partecipato 167 realtà, di fatto il 99,9% delle nostre associazioni. Si tratta di un questionario di dieci domande, che ci ha permesso di fotografare l’impatto della norma nel circuito associativo e da cui ora dovremo individuare di conseguenza le strategie migliori a sostegno dei percorsi di deistituzionalizzazione e per dare gambe e prospettiva ai nuovi progetti di vita. L’indagine è stata realizzata tra febbraio e marzo, ora dovremo entrare nel dettaglio con l’analisi dei risultati.

Quali sono le prime evidenze?
Innanzitutto, tutte le associazioni sono al corrente dell’esistenza della legge in questione, sembra banale dirlo ma è un dato molto positivo. Sempre a livello di informazione, il 75% delle realtà ha fatto azioni mirate di sensibilizzazione, per promuovere tra gli associati e nella comunità locale la legge e le opportunità che offre. Ci sono stati ad esempio 207 convegni, molti incontri con i famigliari, poi incontri pubblici, seminari… però il 25% non si è ancora attivato, è un dato da approfondire.

Qual è il grado di attuazione della legge 112, sui territori? Sono stati fatti i bandi per avere accesso ai fondi stanziati?Sappiamo che ci sono ancora solo una minoranza di regioni che hanno emesso i bandi, c’è una grossa difformità, alcune regioni avanti e molte ancora ai blocchi di partenza. Dalle associazioni abbiamo ricevuto 63 risposte positive, 75 negative e 23 che brancolano nel buio. Il dato è che solo il 40% delle associazioni ad oggi ha visto il bando sul proprio territorio.

Che cosa hanno chiesto le persone con disabilità nei nuovi progetti di vita per il dopo di noi?
Abbiamo raccolto 46 risposte dalle associazioni, che ci consentono di “mappare” 344 richieste di contributo per nuovi progetti di vita da attivare. I dati? Al primo posto ci sono i percorsi di accompagnamento, poi le richieste per il cohousing, per gli appartamenti gestiti da un ente, per un appartamento gestito da famiglie, poi a scendere un contributo per l’affitto o per la ristrutturazione. Le associazioni che dicono di non essere in grado di stimare quanti associati hanno presentato una richiesta per il contributo a valere sul fondo della legge 112 sono state 116, quindi in proporzione le richieste potrebbero aumentare di molto.

È necessaria quindi un’azione di sostegno che aiuti le istituzioni, gli enti locali e le realtà dell’associazionismo e del terzo settore a “fare strada” ai contenuti della legge, inaugurando una nuova stagione di intervento che ritrovi slancio nel lavorare insieme ed avviare così una nuova stagione di progetti di vita

Emilio Rota

Veniamo al ruolo delle associazioni: quale supporto è stato chiesto all’associazione per i progetti di vita?
Il 74% ha ricevuto richiesta di supporto, il 26% ancora no: qui si palesa l’assenza di volontà nell’affrontare il problema, che però - non mi stanco di dirlo - è incomprimibile ma non imprevedibile. Ci sono state richieste di supporto generico, richieste per sostenere l’istanza di accesso, richieste di supporto su progetto, di supporto per il personale, richieste su questioni abitative e legali.

Le associazioni Anffas hanno già attivato progetti di vita coerenti con i contenuti della legge 112?
Il 61% no, il 39% sì e le risposte affermative sono relative a 306 progetti di vita coerenti con la 112. Qualcosa quindi si è già mosso. I percorsi di accompagnamento anche qui rappresentano circa il 50%. Non è facile partire. Tuttavia io continuo a vedere positivo. Interessante ad esempio è che ben 103 associazioni dichiarino di operare già con altri enti pubblici o del privato sociale e 59 dicano che intendono sviluppare sinergie, è un segnale importante, vuol dire che c’è la consapevolezza che da soli non ce la si fa. Una nostra idea è di arrivare ad attivare almeno un progetto coerente con la legge sul dopo di noi in ciascuno dei territori dove Anfass è presente e il 73% delle nostre realtà si dichiara interessato. Diciamo che il dato tre quarti/un quarto torna spesso, c’è da lavorare culturalmente, benché un dato positivo che emerge dalla ricerca è che il 90% circa è interessato a promuovere percorsi di de-istituzionalizzazione che nella logica della CRPD permettano alle persone di scegliere il luogo di vita e con chi. Un altro dato interessate da sottolineare è la diffusione dell’amministrazione di sostegno: avevamo fatto un’indagine una decina di anni fa, che aveva rilevato come ci fossero un 57% interdizioni e inabilitazioni e solo il 16% di amministrazioni di sostegno. Adesso, grazie anche al lavoro culturale fatto dalle associazioni, che nella grandissima parte dei casi ha realizzato percorsi di sensibilizzazione e informazione sul tema, l’interdizione/inabilitazione è scesa al 23%.

Avete raccolto anche dati sul fronte degli strumenti per la tutela patrimoniale?
Abbiamo fatto la domanda, ma abbiamo ricevuto dalle associazioni poche risposte. Le famiglie hanno ancora molta riservatezza a trattare questo tema. Dalle risposte che abbiamo ricevuto, vediamo che c’è una propensione per le formule tradizionali, testamenti e legati; cominciano ad affacciarsi le polizze vita; trust, fondi speciali e vincoli sono al 16%.

Tirando le somme, cosa possiamo dire?
Cominciamo ad avere dei dati concreti per sostenere l’avvio di nuovi percorsi di de-istituzionalizzazione per le persone con disabilità. Si tratta di un cambio paradigmatico delle politiche di welfare, si tratta di migliorare la comunità in cui viviamo rendendola più accessibile a tutti, più ricca di opportunità differenti e più a misura di ognuno di noi. È la sfida più importante per Anffas tutta e una delle sfide decisive per tutto il Terzo settore.

In copertina, foto Anffas Cinisello

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