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Napoli

Le baby gang? Frutto della dispersione scolastica. La risposta sono i centri di aggregazione

18 Giugno Giu 2018 1633 18 giugno 2018
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Fondazione CON IL SUD e Associazione Artur presentano l’elaborazione di dati “Miezz’a via”. I numeri dimostrano, come spiega il presidente Carlo Borgomeo, che «un ragazzo che frequenta attivamente un centro di aggregazione giovanile “costa” quattro volte meno rispetto a un minore che entra nel circuito penale»

Il 18 dicembre 2017, nella centralissima via Foria a Napoli, un gruppo di minorenni ha aggredito un ragazzo di 17 anni, Arturo. Dopo una serie di spintoni, risate, insulti, l’hanno accoltellato al petto e alla gola. Purtroppo non è un episodio isolato. Ogni volta, seguono denunce e condanne, mentre i media danno spazio a interpretazioni sociologiche più o meno condivisibili. Raramente si va oltre la retorica o la richiesta di maggiore repressione.

A sei mesi esatti dall’episodio, Fondazione CON IL SUD e Associazione Artur hanno promosso un incontro pubblico per fare il punto su cosa è accaduto e cosa dovrebbe invece accedere, con la partecipazione del presidente della Camera Roberto Fico; il presidente della Fondazione CON IL SUD Carlo Borgomeo; la presidente dell’associazione Artur e docente alla Parthenope Maria Luisa Iavarone, madre di Arturo; l’attore Salvatore Sasà Striano e con una tavola rotonda alla quale hanno partecipato l’assessore regionale alla Sicurezza urbana Franco Roberti; l’assessore all’Istruzione del Comune di Napoli Annamaria Palmieri; il rettore dell’Università Parthenope Alberto Carotenuto.

«Per troppi ragazzi la strada è l’unico punto di riferimento», ha dichiarato in apertura Maria Luisa Iavarone presidente di Artur, «questo è il fallimento di un’intera comunità. La missione pedagogica dell’associazione Artur è contrastare, curare, corresponsabilizzare».

Il fenomeno della devianza e della criminalità giovanile non può certo essere affrontato solo con un presidio più serrato delle forze dell’ordine e con pene più severe. Al contrario, proposte che prevedono tempi di attuazione molto lunghi rischiano invece di deresponsabilizzare le comunità locali nel presente. Forte della sua esperienza sul campo e conti alla mano, la Fondazione CON IL SUD propone un modello alternativo concreto, sostenibile, immediatamente praticabile e con risultati lungimiranti: i centri di aggregazione giovanile.

«Il fenomeno della devianza e della criminalità minorile è strettamente legato alla dispersione scolastica e alla mancanza di opportunità e di politiche di coesione sociale», afferma Carlo Borgomeo presidente della Fondazione CON IL SUD, «Abbiamo elaborato dei dati: un ragazzo che frequenta attivamente un centro di aggregazione giovanile “costa” quattro volte meno rispetto a un minore che entra nel circuito penale. Togliamo i ragazzi dalla strada e offriamo loro opportunità e fiducia, oltre a rispondere a diritti negati e disuguaglianze inaccettabili, scopriamo che è una soluzione perfino conveniente».

Dai dati elaborati dalla Fondazione CON IL SUD – disponibili da oggi sul sito www.fondazioneconilsud.it - emerge che, per quanto riguarda il circuito penale minorile, il costo medio annuo per utente è di 6.200 euro (92% relativo alle carceri e il restante ai tribunali), mentre un ragazzo che frequenta un centro di aggregazione ha un “costo” medio annuo che varia dai 500 ai 2.200 euro, a seconda della tipologia di centro e dall’intensità educativa proposta.

Le periferie urbane delle città meridionali contano oltre 1 milione di abitanti e sono quelle con il maggior numero di minori rispetto alle altre aree del Paese. Si tratta di aree caratterizzate dalla scarsità dei servizi essenziali ed educativi, dalla povertà economica e dalla disoccupazione giovanile, dall’illegalità e dalla presenza della criminalità organizzata. «Ma sono aree che, se opportunamente valorizzate e sostenute nei percorsi di fiducia e coesione sociale, sanno fornire risposte impressionanti in termini di capacità e tempi di riscatto – aggiunge Borgomeo».

Un caso su tutti è la rinascita in corso del Rione Sanità. Nel 2006 le Catacombe di San Gennaro accoglievano 6.000 visitatori e coinvolgevano 5 ragazzi volontari. Ai 9 soci iniziali della cooperativa che gestisce le visite, oggi si sono aggiunti 14 dipendenti e tanti volontari: nel 2017 sono stati accolti 104.000 visitatori. Giovani e bellezza sono la chiave di questo successo. La presenza di spazi e luoghi liberi, ma allo stesso tempo protetti dalla comunità locale, ha fatto la differenza. Attraverso la musica, l’arte, lo sport, il fare e il dialogare, i Centri di aggregazione giovanile tolgono letteralmente i ragazzi dalla “strada”, sottraggono manovalanza a basso costo alle mafie e propongono ai ragazzi modelli educativi e culturali alternativi ma reali.

«Quanto contano per il Rione Sanità quelle decine di contratti di lavoro per i giovani e quelle migliaia di turisti che attraversano il quartiere?», domanda provocatoriamente Borgomeo, che aggiunge, «si dovrebbe ribaltare il paradigma che prevede prima l’obiettivo della crescita economica e poi, eventualmente, l’investimento di risorse nel welfare, nella cultura e nella coesione sociale. Crediamo sia esattamente il contrario. La dispersione scolastica ci costa fino al 6,8% del Pil nazionale».

«Se Napoli ha determinate situazioni, queste non devono essere una emergenza», ha dichiarato il presidente della Camera Roberto Fico, «L’emergenza deve essere l’attenzione ai problemi. Il percorso interiore di legalità e giustizia lo dobbiamo fare tutti, tenendo sempre a mente la parola “insieme”».

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