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La crisi finisce, ma il muro degli infortuni resiste

27 Giugno Giu 2018 1708 27 giugno 2018
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Il commento del presidente Franco Bettoni alla relazione annuale 2017 di Inail che registra appena lo 0,08% di incidenti sul lavoro rispetto al 2016

Una sostanziale stabilità nel numero degli infortuni sul lavoro. È quanto emerge dalla relazione annuale 2017, presentata nella mattina di mercoledì 27 giugno dall’Inail alla Sala della Lupa a Montecitorio. Infortuni che, ricorda Franco Bettoni, presidente di Anmil «anche quest’anno si assestano sulle 641mila unità, in calo di appena lo 0,08 rispetto al 2016. E il fatto che in questo anno, tutti gli indicatori macroeconomici presentino segni ampiamente positivi (Pil +1,5%, Produzione industriale +3,0%, Occupazione +1,1%), ci fa ben sperare in un nuovo ciclo espansivo per la nostra economia»
Il presidente di Anmil scendendo in dettaglio osserva che: «sul fronte degli infortuni sul lavoro la situazione continua invece a ristagnare e non sembra in grado di compiere quel salto di qualità che sarebbe assolutamente necessario. Siamo praticamente sugli stessi livelli dell’anno precedente che aveva fatto registrare per la prima volta un “negativo” segno “ + ” nella serie storica che da circa 25 anni era sempre stata contrassegnata da riduzione dei numeri».

Dal quadro statistico disegnato dalla Relazione Inail 2017, risulta che la crescita ha interessato esclusivamente gli infortuni “in itinere” (+2,8%), mentre per quelli occorsi “in occasione di lavoro” si registra un lieve calo dello 0,6%.
Situazione pressoché analoga sul fronte delle morti sul lavoro. Nel 2017 le denunce di incidenti mortali hanno fatto registrare un calo molto modesto di 30 casi (1.112 rispetto ai 1.142 del 2016). Il risultato, già di per sé non esaltante, va peraltro valutato con le necessarie cautele in quanto il dato 2017, al contrario del 2016, non si può ritenere ancora consolidato. Sulla base delle esperienze degli anni precedenti, però, il dato definitivo si dovrebbe assestare sullo stesso livello del 2016. Anche per gli infortuni mortali si può parlare, dunque, di sostanziale stabilità.

Anche per i decessi la crescita riguarda solo quelli avvenuti “in itinere” (+11 casi rispetto al 201), mentre per gli infortuni in “occasione di lavoro” si registra una flessione di 41 casi.
Preoccupa, invece, in particolare la situazione all’inizio del 2018: i dati relativi ai primi cinque mesi dell’anno, diffusi dall’INAIL nella stessa occasione, parlano di un incremento di 14 casi di infortuni mortali (dai 375 del 2017 ai 389 del 2018), tutti relativi alla modalità “in itinere”.

Per quanto riguarda, infine, le Malattie professionali, le denunce protocollate dall’Inail nel 2017 sono state circa 58.000, in calo di circa 2.200 unità rispetto al 2016.

«Sembrava, dunque, essersi arrestata la corsa delle denunce di tecnopatie cui stavamo assistendo ormai da molti anni sulla scia dell’emanazione, nel 2008, della nuova “Tabella delle malattie professionali” che aveva inserito in Tabella le varie patologie del sistema osteo-muscolare che anche per quest’anno rappresentano i due terzi del totale delle denunce», aggiunge Bettoni. «Ma se nei primi cinque mesi del 2018 la crescita delle denunce è sembrata riprendere con un incremento del 3,1% rispetto allo stesso periodo 2017, lascia ben sperare il dato che vede i lavoratori deceduti nel 2017 con riconoscimento di malattia professionale in netto calo rispetto al 2016: 1.206 contro 1.499 casi, mentre erano addirittura 1.872 nel 2013».

Tuttavia, ha spiegato Franco Bettoni: «Alla luce dell’andamento poco incoraggiante dei dati infortunistici presentati questa mattina dall’Inail dobbiamo constatare con profonda amarezza che non siamo riusciti ancora ad assestare un colpo drastico e definitivo per l’abbattimento di un fenomeno che pesa sulle nostre coscienze come sulla nostra economia (nel solo 2017 gli infortuni sul lavoro hanno causato oltre 11 milioni di giornate perdute). Ma allo stesso tempo riteniamo che proprio in questi momenti bisogna moltiplicare gli sforzi per diffondere ovunque quella cultura della sicurezza che da sempre andiamo predicando e che si può raggiungere solo con azioni concrete e continue di informazione, formazione e sensibilizzazione. Azioni alle quali va affiancata una capillare e rigorosa attività di ispezione e di controllo per contrastare quelle forme diffuse di inciviltà (come il caporalato, lo sfruttamento, il “lavoro nero”, ecc.) che sono ancora ampiamente presenti in vaste aree del Paese».

Del resto, nella sua relazione, il presidente di Inail ha ricordato che ben l’89,4% delle 16.648 aziende ispezionate dall’Inail nel 2017, sono risultate irregolari e sono stati regolarizzati circa 50.000 lavoratori, di cui 3.970 completamente in nero.

In apertura foto Jesse Orrico/Unsplash

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