Ban The Bomb Paul Sableman
Nucleare

Appello al Governo, il 72% degli italiani vuole aderire al trattato contro le armi nucleari

6 Luglio Lug 2018 1407 06 luglio 2018
  • ...

Si celebra domani il primo anniversario del Trattato di messa al bando delle armi nucleari. Il premio Nobel per la Pace ICAN ha commissionato un sondaggio nei quattro paesi europei che ospitano testate nucleari americane, fra cui l'Italia. Ecco i risultati

Sette italiani su dieci (il 72%) vorrebbero che l’Italia aderisse al Trattato di messa al bando delle armi nucleari approvato giusto un anno fa dall’Onu. Più di 6 su dieci, il 65%, vorrebbe le testate nucleari fuori dal nostro territorio. Quasi 8 su 10 (il 78%) ritengono che alle istituzioni finanziarie italiane dovrebbe essere impedito di investire in società coinvolte nella produzione di armi nucleari e per un significativo 59% i cacciabombardieri attualmente in acquisizione (i famosi F-35) non dovrebbero essere dotati della “doppia capacità” anche nucleare. Sono i risultati del sondaggio che ICAN - la campagna che lo scorso dicembre ha vinto il Premio Nobel per la Pace - e i suoi partner nazionali hanno promosso nei quattro Paesi europei che ospitano testate nucleari statunitensi: Italia, Germania, Belgio, Paesi Bassi. Al momento, sono circa 150 le testate nucleari B61 statunitensi sul territorio europeo. Il Trattato di messa al bando delle armi nucleari (TPNW) di cui domani si celebra il primo anno, è stato ad oggi firmato da 59 paesi e ratificato da 11, in Europa solo Austria e Santa Sede.

Il sondaggio realizzato da YouGov ha raccolto la forte contrarietà di due terzi degli italiani alle armi nucleari, un sentiment già provato dalle 28mila cartoline di adesione alla Campagna “Italia, ripensaci” e dalle decine di mozioni votate da Enti Locali italiane per dare adesione personale al Trattato di messa al bando delle armi nucleari, materiali che domani – primo anniversario del voto all’ONU sul Trattato di messa al bando delle armi nucleari – saranno consegnate simbolicamente al Governo a Roma.

Il forte sostegno dei cittadini al Trattato ONU contro le armi nucleari dimostra la consapevolezza che le armi nucleari sono un potenziale disastro umanitario.

Beatrice Fihn

Anche negli altri Paesi la grande maggioranza delle persone intervistate (dal 56% al 70%, a secondo dei casi) si è detta favorevole alla rimozione delle testate nucleari dal proprio territorio e d’accordo (dal 66% al 72%) con l’ipotesi che il proprio Stato firmi il Trattato che le vieta completamente. «I risultati del sondaggio mostrano un chiaro rifiuto delle armi nucleari da parte di quegli europei che vivono più vicini alle armi nucleari statunitensi e che potrebbero dunque essere bersaglio di un attacco nucleare o a rischio di un incidente in quanto in prima linea nel rischio nucleare», commenta Beatrice Fihn, Direttrice esecutiva di ICAN. «Ciò è particolarmente evidente in Italia dove il forte sostegno al Trattato ONU contro le armi nucleari dimostra la consapevolezza che le armi nucleari sono un potenziale disastro umanitario. Ecco perché nel primo anniversario del Trattato siamo tutti al fianco dei cittadini di questi Paesi per spingere i leader del vertice NATO di Bruxelles della prossima settimana a creare una nuova sicurezza che rifiuti le armi nucleari, in linea con i desideri democratici dei loro elettori». Le armi nucleari sono le più distruttive, inumane e indiscriminate che siano mai state create e un sito permette addirittura di simulare la catastrofe generata da una bomba nucleare sul nostro Paese: una singola bomba nucleare potrebbe uccidere milioni di persone e l'uso anche solo di poche decine di esse distruggerebbe il clima globale, causando una carestia diffusa.

Nei giorni scorsi Rete Disarmo e Senzatomica hanno inviato una formale richiesta di incontro al Presidente del Consiglio Conte e al Ministro degli Esteri Moavero Milanesi al fine di discutere i possibili passi in vista di una adesione al Trattato di messa al bando delle armi nucleari da parte del nostro Paese, senza purtroppo ricevere ancora risposta.

Francesco Vignarca

In Italia i partner del sondaggio sono stati Senzatomica e Rete Italiana per il Disarmo, promotori in questi ultimi mesi della mobilitazione “Italia ripensaci”. Per Lisa Clark «è significativo che questi risultati, che confermano quanto già andavamo ipotizzando relativamente al sostegno alle posizioni di disarmo nucleare, siano diffusi alla vigilia del primo Anniversario dell’adozione a New York del testo del Trattato TPNW. Avevamo già questa consapevolezza grazie agli incontri che facciamo quotidianamente in tutta Italia. Decine anche i Comuni che hanno raccolto l’invito della campagna di votare e approvare Ordini del Giorno a sostegno del Trattato, che sottolinea Daniele Santi, presidente di Senzatomica: «hanno reso evidente quanto sia importante mettere le armi nucleari fuori dalla storia. Li consideriamo in piena continuità con le decine di comuni italiani che negli ultimi anni hanno approvato documenti di sostegno a Senzatomica, anche prima dei negoziati poi celebrati alle Nazioni Unite. Un risultato straordinario reso possibile anche dalla sensibilizzazione operata con la Mostra Senzatomica, già ospitata in oltre 70 città».

«Nei giorni scorsi Rete Disarmo e Senzatomica hanno inviato una formale richiesta di incontro al Presidente del Consiglio Conte e al Ministro degli Esteri Moavero Milanesi al fine di discutere i possibili passi in vista di una adesione al Trattato di messa al bando delle armi nucleari da parte del nostro Paese, senza purtroppo ricevere ancora risposta. Eppure nella scorsa legislatura oltre 240 parlamentari avevano sottoscritto la richiesta di un dibattito in tal senso e i dati dei sondaggi diffusi oggi sottolineano come una grande fetta dell’elettorato della maggioranza di Governo sarebbe a favore del Trattato. Speriamo che questo evidente consenso convinca il Governo ad incontrarci, dando riscontro alle nostre richieste: è ormai chiaro come i cittadini italiani siano dalla nostra parte nel chiedere passi concreti verso un mondo libero dalle armi nucleari, a partire dall’Italia», commenta Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo.

Contenuti correlati