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Sicurezza sul lavoro, Anmil: «Impennata del 5% di morti nel 2018 ma la politica latita»

10 Settembre Set 2018 1748 10 settembre 2018
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A Roma è stato presentato il secondo Rapporto Anmil sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Il tasso di irregolarità delle aziende ispezionate nel 2017 è aumentato di quasi 3,5 punti e i decessi aumentano del 5%. «Anche dove le norme esistono, a mancare è l’effettività delle tutele. E allora non possiamo fare a meno di pensare che ci sia a monte un problema culturale», sottolinea il presidente nazionale Franco Bettoni

In materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, il tasso di irregolarità delle aziende ispezionate nel 2017 è aumentato di quasi 3,5 punti percentuali rispetto al 2016, portando il livello al 77,09%. «È questo il dato da cui partire perché, con una normativa in Italia fra le più avanzate, si pone un problema di razionalizzazione e snellimento della legislazione vigente”, ha commentato Silvia Ciucciovino, consigliere esperto del Cnel e docente di diritto del lavoro all’Università RomaTre.

La professoressa, che è anche prorettore della sua università, ha aperto la presentazione del secondo Rapporto Anmil (Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro) sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Che questo sia il tema all’attenzione degli esperti del settore l’ha confermato anche il presidente nazionale Anmil, Franco Bettoni, secondo il quale, «anche dove le norme esistono, a mancare è l’effettività delle tutele. E allora non possiamo fare a meno di pensare che ci sia a monte un problema culturale».

Del resto non ci si può neppure consolare con i dati. Se è vero che l’andamento degli infortuni e delle morti sul lavoro è stato in aumento fino al 2008 per poi conoscere una decrescita a partire da quell’anno in concomitanza con la recessione economica, per poi risultare sostanzialmente stazionario negli ultimi due anni, l’ultimissimo dato di agosto delle morti segna una brusca impennata.

La presentazione

Come ha anticipato sulla diffusione ufficiale dei dati il direttore generale dell’Inail Giuseppe Lucibello, nello scorso mese di agosto si sono registrate 90 morti sul lavoro che si confrontano con le 50 di un anno fa e che portano il risultato dei primi 8 mesi del 2018 ad impennarsi del +5% sul 2017. È vero che si tratta di un dato fortemente influenzato da almeno due importanti fatti di cronaca: il crollo del viadotto Marconi a Genova e i morti in Puglia negli incidenti che hanno visto coinvolti lavoratori extracomunitari nel quadro del fenomeno del caporalato. Ciò malgrado i dati evidenziati dal Rapporto descrivono «un livello di infortuni oltre la soglia della sopportabilità», come ha commentato il presidente del Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) dell’Inail Giovanni Luciano.

Il problema della sicurezza sul lavoro resta nel nostro Paese soprattutto culturale più che normativo. Lo ha sottolineato anche Mariella Giovannone, Responsabile Amnil per la salute e sicurezza ed una delle coordinatrici del gruppo di lavoro che ha portato alla stesura di questo corposo secondo Rapporto: «Il problema delle tutele è legato a una questione culturale che evidenzia la necessità di fare impresa in maniera etica, evitando problemi di dumping sociale», ha detto.

Nel 2017 sono state registrate poco più di 641mila denunce di infortuni, allo stesso livello del 2016 (-0,08%). Gli infortuni riconosciuti sul lavoro sono stati poco meno di 417mila, di cui circa il 19% “fuori azienda” (cioè “con mezzo di trasporto” o “in itinere”. Delle 1.112 denunce di infortunio mortale (erano 1.142 nel 2016, 1.370 nel 2012), gli infortuni accertati “sul lavoro” sono stati 617 (di cui 360, il 58%, “fuori dell’azienda”).

Ma i numeri, per quanto anche una sola vita persa sul lavoro dovrebbe essere sufficiente per lasciare inquieti come ha detto Franco Bettoni, non dicono il vero problema culturale che si registra nel nostro Paese nei confronti di questo tema. Lo ha sottolineato anche Marco Lupi, responsabile salute e sicurezza della Uil, quasi in chiusura del convegno quando ha notato che «l’assenza all’appuntamento di oggi del governo penso che sia un problema: le forze politiche hanno dato finora poco risalto al problema». Al Parlamentino del Cnel, dove la presentazione si è tenuta, a parte la presenza di due passati ministri del Lavoro, Cesare Damiano e Maurizio Sacconi, brillava infatti l’assenza di qualsiasi esponete politico attuale del ministero del Lavoro.

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