Jisu Han 447352 Calzini
Periferie

I sogni sono come i calzini

5 Ottobre Ott 2018 1107 05 ottobre 2018
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Questo è uno dei 24 racconti selezionati all'interno del contest letterario su periferie e povertà educativa lanciato dall'impresa sociale Con i Bambini. L'autrice ha 17 anni e ha una sua teoria sui sogni. Ci sono quelli che scaldano l'anima e quelli infranti, che fanno male, come un calzino bucato sull'alluce. I calzini puzzolenti? Sono i sogni che hai sognato a lungo

È una normalissima domenica mattina, come al solito il suono della sveglia delle 5:40 rimbomba nella testa di Marco. Avrebbe tanto voluto prendere quella maledetta sveglia e scaraventarla sul muro, ma è l'unico giorno in cui deve andare in officina ad aiutare il nonno, almeno questo glielo deve dato che sono ormai diversi anni che i nonni si occupano di lui. Il tempo di sciacquarsi la faccia e il profumo del latte caldo invade le sue narici. Marco ha be vu to quel la tazza di latte alla velocità della luce, come al solito è in ritardo e nonno Michele è già in officina ad aspettarlo. Con la lingua ustionata dal latte caldo e la paura di essere rimproverato dal nonno, pronuncia un buongiorno poco convincente, nonno Michele non ha risposto al saluto ma gli ha lanciato uno sguardo fulminante. Così passa tutta la giornata, un silenzio interrotto ogni tanto da qualche frase del tipo "mi passi il cacciavite che è lì sopra?". A Marco non piace lavorare in officina, non piace stare chiuso tra quattro mura e l'odore dell'olio del motore e della benzina gli fa venire il mal di testa. Marco è un ragazzo solitario, ha paura di esprimere idee, giudizi e pensieri. Lui non ama essere circondato da persone, è un ragazzo che spesso e volentieri ama chiudersi come un riccio e ascoltare i propri sogni. Vive da anni in una vecchia periferia di Roma con i nonni; i genitori morirono insieme al fratello minore in un incidente stradale, e forse proprio questo lo porta ad essere così chiuso, così intollerante verso il mondo esterno; non ha amici, le uniche persone che gli sono rimaste sono i nonni, con i quali non ha un buon rapporto. La nonna Iolanda dice sempre che sta chiuso in camera tutto il giorno con degli aggeggi alle orecchie ad ascoltare musica e che se continua così perderà l'udito proprio come nonno Michele.

Il lunedì seguente quella odiosa e fastidiosissima sveglia rimbomba nuovamente nella testa di Marco, però rispetto alla domenica suona un po' più tardi. Marco si alza dal letto e prepara lo zaino per andare a scuola, fa colazione, si veste e sceglie con cura i calzini che deve indossare. Prende lo skateboard, cuffie alle orecchie e parte per una noiosissima giornata scolastica. A prima ora c'è la professoressa Bufalo, docente di italia no e storia. Lei ha preso a cuore la storia di Marco, lo vede così fragile e indifeso. Marco è costantemente preso in giro da tutta la classe, è lo zimbello di tutti, anche quel cretino di Giuseppe lo prende in giro; la professoressa Bufalo fa di tutto per cambiare la situazione in classe ma i ragazzi sono così cattivi da prenderlo in giro nonostante i richiami del preside, una volta Giuseppe incollò Marco sulla sedia e addirittura dovette andare in ospedale per toglierla. I voti di Marco sono pessimi, la materia che gli piace di più è geografia perché gli permette di studiare tutti i paesi del mondo, lui sogna un giorno di visitarli tutti e di conoscere tutte le culture di tutti i paesi. Un suo lato che in pochi conoscono è quello del sognatore, infatti Marco si ritrova in quella situazione disastrosa a scuola perché ha sempre la testa fra le nuvole, pensa sempre a cosa farà da grande, e quando i professori gli fanno qualche domanda alle interrogazioni lui non sa mai cosa rispondere.

Finalmente quelle cinque ore infernali di scuola sono finite ed eccolo lì per le strade di Roma diretto ver so il suo luogo preferito: ogni pomeriggio si dirige lungo le sponde del Tevere. Quel giorno, come tutti giorni, Marco ha portato con sé le bombolette spray, così cuffie alle orecchie inizia a sfogare tutti i sentimenti che ha accumulato su un muro abbandonato del Tevere. Un'altra sua passione è il quella dei graffiti: lui nel pomeriggio si lascia andare, dipinge sui muri tutto ciò che sente dentro, le sue paure, i suoi dubbi e le sue preoccupazioni, questo è l'unico modo per esternarli. Quel pomeriggio lo dedica per dare sfogo ai sogni, inizia a buttare colori sul muro e stranamente inizia a disegnare dei calzini, alcuni nel cassetto altri sparsi per la stanza. Perché proprio dei calzini? Perché dei disegni di calzini su un muro vicino al Tevere di Roma? Perché Marco infondo è un genio. Lui non butta via quelle ore scolastiche a far nulla ma le passa a perfezionare e migliorare la sua teoria: i sogni sono come i calzini. Marco non ha mai parlato di questa sua folle idea, per paura di non essere capito, perché solo un folle come lui può pensare una cosa del genere, chi altro può paragonare dei calzini, magari pure puzzolenti, a dei sogni?

Preso dal panico, Marco torna a casa correndo quasi dimenticando lo zaino lì vicino al muro. Entra in casa, saluta i nonni e va subito a buttarsi sul letto, un attimo dopo ed è già in lacrime. Quello che aveva disegnato sul quel muro lo ha scosso, non ha mai esternato così tanto le sue emozioni, ora si sente appeso su un filo sottilissimo che lo divide tra urlare al mondo ciò che stava escogitando da settimane o stare zitto e continuare la sua vita come ha sempre fatto. Quella sera è rimasto steso sul letto con gli occhi bagnati dalle lacrime, senza cenare ma con mille idee che gli frullano nel cervello. Il mattino seguente si avvia la solita routine, Marco si alza, fa colazione, sceglie un paio di calzini ed esce da casa per andare a scuola ma questa mattina è diversa dalle altre, lui decide di andare sul luogo del "delitto" dove aveva lasciato il suo disegno, arriva lì, si siede e inizia a pensare e in quel preciso istante prende una decisione che non aveva mai preso prima d'ora: Marco finalmente ha deciso di esternare ciò che ha dentro, ma non può raccontare tutto a chiunque, c'è ancora un lato di lui che lo frena.

Guarda l'orologio e vede che è in ritardo così inizia a correre per arrivare a scuola. Quando lui sta per entrare, nota una signora che non aveva mai visto prima d'ora ma che gli ricorda qualcuno che non vede da molto tempo; quella signora si sta dirigendo proprio verso la sua classe, infatti è proprio lì che deve entrare. Lei entra in classe e accolta dal caos più totale si presenta: è Catia, la nuova psicologa della scuola. Marco ha una strana sensazione, anche se non la conosce e non l'ha mai vista prima d'ora si fida subito di lei, con i suoi discorsi sa coinvolgerlo, cosa che i professori in tanti anni di scuola non sono mai riusciti a fare, lui ha iniziato a seguire attentamente ogni sua parola, anche perché gli ricorda qualcuno di molto familiare. Questo nuovo incontro l'ha colpito profondamente tanto che decide di partecipare all'incontro che si terrà il pomeriggio del giorno seguente.

Il pomeriggio del giorno dopo Marco, dopo aver pensato per ore a quello che avrebbe voluto fare, indossa un paio nuovo di calzini e si avvia all'incontro con la psicologa. Mentre attendeva il suo turno si alza più volte dalla sedia con l'intento di scappare via come un ladro ma rimane finché non arriva il suo turno. La psicologa, affacciandosi dalla porta, lo invita ad entrare e a sedersi vicino alla sua scrivania, Catia è sorpresa da quell'incontro, Marco non è l'unico ad aver notato lei, ma anche lei ha notato lui. Prima di quell'incontro la psicologa si era informata sul carattere di Marco e l'unica professoressa che non lo derise fu la prof di italiano. La professoressa Bufalo aveva raccontato a Catia tutte le sfaccettature del carattere di Marco, tranne una, quella del sognatore, che Marco non ha mai confessato a nessuno. Entra nello studio della psicologa e si sdraia sul divano alla destra della scrivania. I due si presentano e subito Marco, preso dalla fiducia e dalla sicurezza che la psicologa gli ispira, inizia a raccontare tutto di sé; Marco racconta: «Io sono Marco, ho 17 anni e vivo con i nonni perché i miei non ci sono più, sono morti. Con loro non ho un buon rapporto per via del mio carattere, non mi piace esternare e raccontarmi, perciò non aspettarti che io ti dica molto di me». Catia dice: «Marco, anche se tu non lo sai io già ti conosco, ho parlato con la tua professoressa di italiano e mi ha parlato della tua situazione familiare, del tuo carattere e della tua condotta a scuola, ma sono sicura che c'è qualcosa che non hai mai raccontato a nessuno, la voglia di esternare queste tue fragilità ti si legge negli occhi». Marco, ascoltando quelle parole, acquista sicurezza e dice: «Io ho sempre fatto vedere un lato del mio carattere che odio, io non sono quello che si vede dall'esterno, io sono di più di quello che pensano gli altri. Io sono un sognatore, a volte esagero e inizio a sognare più di quanto dovrei. Ho trascorso tanto tempo a pensare ai sogni e alla fine ho deciso che i sogni sono come i calzini: entrambi li possiamo trovare o nel cassetto o sparsi ovunque. Sia i calzini che i sogni sono sempre in due, ogni calzino destro appartiene ad un calzino sinistro proprio come un sogno appartiene sempre ad un sognatore. Ognuno di noi ha decine di calzini e di sogni, di vario colore, ogni colore rappresenta una situazione. Un calzino bianco rappresenta un sogno a cui non diamo importanza ma comunque c'è sempre, perché chi di noi non ha un paio di calzini bianchi nel cassetto? I calzini colorati rappresentano i sogni che ci rendono felici, quelli che ci fanno andare avanti e danno un po' di colore alla vita cupa di tutti i giorni. I calzini bucati sono come i sogni infranti, quando li metti c'è sempre l'alluce che spunta fuori e fa male proprio come un sogno infranto fa male all'anima. I calzini puzzolenti sono come i sogni che albergano dentro di noi da tempo, perché i calzini li hai dovuti indossare tanto tempo per farli puzzare. Infine ci sono i calzini più lunghi e più caldi degli altri e sono come i sogni che ti riscaldano l'anima».

Marco, appena finisce di parlare, sente un vuoto allo stomaco allucinante, come se qualcosa fosse uscito all'improvviso ed è proprio quello che è appena successo. Marco ha appena raccontato una cosa che ha da tempo dentro e che ha sempre voluto conservare. Improvvisamente sobbalza dal divano dove è sdraiato e preso dal panico scappa via, lasciando la psicologa da sola completamente stupefatta, quella storia le aveva cambiato la giornata. Catia durante la sera, mentre è a casa con la sua famiglia, pensa più volte a ciò che è accaduto quel pomeriggio, pensa molto a cosa avrebbe fatto lei al posto del ragazzino; non sa cosa fare, la situazione è troppo complessa per prendere una decisione troppo affrettata. Il mattino seguente Catia decide di chiamare la professoressa Bufalo e di raccontarle tutto ciò che è successo il pomeriggio precedente; dopo averle raccontato tutto chiede di Marco ma quella mattina non si è presentato a scuola, sta succedendo qualcosa di insolito in lui, è come se qualcuno che gli è sempre stato accanto lo stesse spingendo ad aprirsi alla vita.

Marco scende le scale e stranamente dopo tanto tempo sente l'esigenza di raccontare tutto alla nonna e lei è lì seduta, come se stesse aspettando questo momento da anni, ormai. Lui arriva accanto a lei, si siede e dice: «Nonna, io ieri sono andato dalla psicologa». La nonna preoccupata da quello che le aveva detto il nipote dice: «Caro nipote, io già in cuore mio immaginavo una situazione del genere, tu credi che quando ieri non sei tornato a casa non me le sono fatte due domande? Tu sei uguale a tua madre, pieno di dubbi ma con la voglia di parlarne a persone che possono capirti fino in fondo. Ora vado a prendere una cosa che tu non hai mai visto».

La nonna va nello scantinato e torna con un quaderno rosso e dice: «Questo quaderno lo conosco a memoria, da quando non c'è più tua madre lo leggo ogni giorno perché grazie a questo oggetto sento ancora la sua presenza, è il suo diario segreto che ha iniziato a scrivere quando aveva più o meno la tua età». La nonna apre il quaderno esattamente alla metà, dove ci sono quelle spille che tengono insieme tutti i fogli, e lo porge a Marco che, senza pensarci due volte, inizia a leggere. Dopo aver letto metà della prima pagina scoppia in lacrime, su quel foglio c'è scritta tutta la teoria dei sogni di sua madre. Marco chiude immediatamente il quaderno e nota una fra se che lo colpisce: «I sogni sono colorati come palloncini che rimangono sul soffitto della tua stanza, ti ricordano i sogni racchiusi in testa e che se non apri la finestra non possono volare via».

Anna Fioretti, l'autrice, ha 17 anni e frequenta il Majorana di Brindisi. L'ebook Tutta un'altra storia, con i 24 racconti può essere scaricato dal sito di Con i Bambini. I racconti sono stati valutati da una giuria composta da quattro scrittori affermati: Carlo Lucarelli, Chiara Gamberale, Giovanni Tizian e Manuela Salvi. L'ebook è stato presentato alla Camera dei Deputati il 5 ottobre 2018.

Photo by Jisu Han on Unsplash

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