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#processoalnonprofit, al Terzo settore serve una nuova narrazione

19 Ottobre Ott 2018 1241 19 ottobre 2018
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A l'Aquila si è tenuta la seconda udienza dell'evento organizzato da Ferpi e Associazione PerLaRe da cui è emerso come sia la cronicizzazione su alcuni argomenti e messaggi il primo segnale che porta al mancato ascolto da parte dei pubblici di riferimento

Il Festival della Partecipazione a L'Aquila ha ospitato il secondo round del gioco retorico dedicato al non profit organizzato da Ferpi e Associazione PerLaRe. Assolto con applausi a scena aperta ma più di una riflessione va fatta.

Confronto partecipato nel senso più stretto del temine da parte dei contendenti che hanno dato davvero scena e cuore ai loro pensieri. Anche in questo secondo appuntamento si conferma quanto emerso a Milano, un necessario cambio di comportamento da parte del non profit che si trova sempre più spesso all'angolo di un'argomentazione troppo settoriale e troppo posta al di sopra delle parti. Comunicazione dunque nel senso più ampio ma anche profondo del termine, reputazione e fiducia conquistati in anni di attività rischiano di essere vanificati anche e soprattutto dai comportamenti, oltre che da una crisi generale che sta mostrando la necessità di modificare alcune posizioni troppo rigide.

Il progetto, nato proprio per creare una cabina di ascolto che potesse aiutare il mondo del non profit ad individuare le debolezze che lo hanno portato a questa repentina perdita di fiducia, è parte di un più ampio confronto avviato con le organizzazioni.

Non soltanto tre incontri pubblici ma un’attenta e approfondita analisi di quanto emerso per creare nuovi modelli di comunicazione dedicati al non profit è quanto FERPI intende creare. Molto spesso è la cronicizzazione su alcuni argomenti e messaggi il primo segnale che porta al mancato ascolto da parte dei pubblici di riferimento: è stato questo il sentiment percepito e recepito da parte di chi ha partecipato al Processo nelle prime due fasi. Soprattutto nel “ruolo del contro” emergono poi quei pensieri che spesso non vengono espressi ma fungono da cassa di risonanza di un non detto che ha portato alla mancanza di fiducia: gli italiani sono davvero stanchi di questo superomismo buonista? Vogliamo davvero relegare allo scantinato le buone azioni? Forse è meglio raccontarli da altri punti di vista? Durante il secondo confronto a L’Aquila il non profit (Marco De Ponte Action Aid e Paolo Tella Cittadinanza attiva L’Aquila) hanno avuto la capacità di impersonare tutti i “difetti” più grandi come i migliori pregi.

Sarà proprio da questo che partiranno, non basteranno tre incontri per dare risposte definitive ma certamente questo progetto costruito in ascolto di media, imprese e istituzioni cercherà di dare un primo quadro. A L’Aquila l’Onorevole Stefania Pezzopane e il Senatore Gaetano Quagliarello, si sono mostrati al meglio della loro "istituzionalità" sul tema ed hanno partecipato attendendo il risultato di una “querelle dialettica” che li ha visti protagonisti. Paolo Di Giannantonio a rappresentare i media, con il suo usuale piglio, ha dipanato i maggiori difetti, quelli che fanno male al volontariato e che lo trasformano nel peggior nemico di se stesso, mentre Giorgina Cantalini, meravigliosa quanto preparata rappresentante della società civile, ha strappato persino il consenso del suo avversario.

Il lavoro sarà ancora lungo e complesso, perché le oltre 200 fra sigle e organizzazioni del non profit (sono coinvolte le principali organizzazioni italiane del settore: AOI, CINI, FOCSIV, Link 2007, Action Aid, AMREF, CESVI, Cittadinanzattiva, CISP, COOPI, CUAMM, Intersos, MSF Italia, Oxfam Italia, Save the children, Terre des Hommes, WeWorld) che per la prima volta si confrontano su un tema tanto centrale quanto delicato. Avranno una parte importante nella decodifica di quanto emerso, per una crescita profonda rispetto al capitale relazionale, sociale e umano unici.

Una nuova narrazione non è soltanto questione di nuove parole o di una retorica più efficace, ma un comportamento che va modificato in modo da permettere una maggiore coinvolgimento da parte di chi sostiene il non profit.

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