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Politica

Grillo, battuta sull'autismo: scoppia la bufera

22 Ottobre Ott 2018 1455 22 ottobre 2018
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Il leader carismatico dei 5Stelle usa alcune sindromi genetiche per fare umorismo. Lisa Noja (Pd): «Non superiamo il limite della inciviltà, ritroviamo io senso d’umanità». Gianluca Nicoletti (Radio24): «Gli autistici hanno diritto di essere trattati da cittadini come qualsiasi altro abitante del nostro paese». Durissima la FISH: «Scivoloni di cattivo gusto di un comico a fine carriera. Un motivo in più perché quella carriera, appunto, finisca in fretta lasciando ricordi meno sgradevoli»

«Siamo pieni di malattie nevrotiche, di autismi. L’autismo è la malattia del secolo, non la riconosci. Come la Sindrome di Asperger. Ed è pieno di filosofi in televisione che ne sono affetti. Gente che parla e non capisce che chi li ascolta non sta capendo nulla di quello che dicono. È pieno di psicopatici»

Sono queste, testuali, le parole che Beppe Grillo ha pronunciato ieri sul palco di “Italia 5 Stelle” al Circo Massimo. Parole che naturalmente non sono passate inosservate a chi con la disabilità vive e lavora.

«Le parole di Beppe Grillo verso le persone affette da disturbi dello spettro autistico sono di violenza inaudita e dimostrano disprezzo per la sofferenza e la fragilità», commenta su Twitter Lisa Noja, depitata del Partito Democratico e Delegata del Sindaco di Milano per le politiche sull'accessibilità. «Le parole formano il pensiero da cui spesso, ci insegna la storia, nascono i comportamenti. Non mi rivolgo a Beppe Grillo, perché ha pronunciato quelle parole grondanti ignoranza e crudeltà con piena consapevolezza del male che stava compiendo. Mi rivolgo a chi ha riso o riderà per quelle parole e vi dico: attenti, c'è un limite insuperabile che divide il mondo civile da quello incivile. Non superatelo. Fermatevi, non siate complici della violenza verbale, ritrovate il senso dell'umanità, ma prima ancora della vostra dignità. Perché varcato il limite della decenza umana, tornare indietro è molto difficile».

Anche Gianluca Nicoletti, giornalista e scrittore, con sindrome di Asperger e il cui figlio è autistico, commenta le frasi di Grillo. «Non è bello prendere in giro noi autistici, darci degli psicopatici e usarci come oggetto di scherno», scrive sul suo spazio del blog Pernoiautistici. «Chi ha un figlio autistico già deve ogni istante combattere perché il figlio non sia discriminato, non debba subire lo scherno di chi non capisce che proprio quel suo non capire non è dovuto a cattiveria ma a un suo modo d'essere, al suo "cervello diverso"», prosegue Nicoletti. «Suscitare la risata della folla su quello che per un Asperger è sintomo della sua diversità è ingeneroso, soprattutto da parte di chi dovrebbe ben conoscere cosa sia l'autismo», aggiunge, «gli autistici hanno diritto di essere trattati da cittadini come qualsiasi altro abitante del nostro paese».

«Ancora una volta Beppe Grillo, usa termini piuttosto volgari, oltre che profondamente scorretti, per stigmatizzare gli avversari politici, cadendo pure nei più bassi luoghi comuni figli del pregiudizio», fanno sapere dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap). «Fossero pezzi teatrali, potrebbero essere liquidati come scivoloni di cattivo gusto di un comico a fine carriera, un motivo in più perché quella carriera, appunto, finisca in fretta lasciando ricordi meno sgradevoli», aggiungono,

«Ma purtroppo quelle frasi che dileggiano l’autismo, così ben scandite da un palco di fronte a 30mila persone e veicolate rabbiosamente sui social, provengono dal “padre nobile” di un Movimento che conta sulla maggioranza relativa in Parlamento. Quello stesso Movimento che, assieme alla Lega, ha fortemente voluto un Ministero per la famiglia e per le disabilità. È proprio dal responsabile di quel Ministero e dal suo Sottosegretario che attendiamo ora una decisa stigmatizzazione di quei toni e linguaggi, presagi di ancor peggiori esclusioni, senza minimizzare l’accaduto o derubricarlo ad una battuta».

«L’autismo», conclude la Fish, «come innumerevoli altre condizioni, merita rispetto, prima ancora di quel sostegno e supporto all’inclusione che, al momento, restano ancora lettera morta in qualche tweet o il qualche slogan».

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