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Immigrazione e sicurezza, Torino "sospende" il decreto Salvini

23 Ottobre Ott 2018 1638 23 ottobre 2018
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Un ordine del giorno a Torino mette insieme Pd e M5S. Chiesta la sospensione in via transitoria, fino alla conclusione dell’iter parlamentare, dell’applicazione del Decreto Legge Salvini e l'apertura di un confronto fra il Governo e le grandi città per valutare le ricadute concrete del provvedimento in termini economici, sociali e di sicurezza dei territori

Il Consiglio comunale di Torino dice no al “decreto immigrazione e sicurezza” di Matteo Salvini. Con 30 voti favorevoli e solo due contrario, la Sala Rossa ha approvato ieri un ordine del giorno presentato da Elide Tisi (Partito Democratico) sul decreto 113/2018, invitando la Giunta a chiedere al Ministero dell’Interno e al Governo di «sospendere in via transitoria fino alla conclusione dell’iter parlamentare» gli effetti dell’applicazione del Decreto Legge Salvini e ad aprire un confronto con Torino e con le altre grandi città per valutare le ricadute concrete del provvedimento in termini economici, sociali e di sicurezza dei territori.

Di più, nell’ordine del giorno si afferma nero su bianco che con l’approvazione del Decreto saranno vanificati gli sforzi fatti volti per arrivare a una equilibrata distribuzione delle persone accolte su tutto il territorio regionale e il lavoro fatto dallo Sprar. Con il nuovo provvedimento legislativo si favorirà la forte concentrazione di persone nei grandi centri di accoglienza straordinaria e si rischia l’aumento delle persone presenti nei centri di permanenza per il rimpatrio. La capogruppo del M5S, Valentina Sganga, ha detto che l’approvazione dell’ordine del giorno è uno stimolo per migliorare il provvedimento legislativo, con l’obiettivo di tutelare la Città in un modello di gestione applicato fino ad oggi, che dovrà proseguire. Anche il consigliere Antonino Iaria (M5S) ha espresso perplessità verso il testo del Decreto, mentre l’assessora ai Servizi Sociali, Sonia Schellino, ha ricordato i rischi di aumento di persone in stato di illegalità con il varo delle nuove norme ed ha auspicato che anche i Comuni siano coinvolti nel lavoro di modifica del Decreto.Voci negative sono giunte solo dai consiglieri Fabrizio Ricca (Lega Nord), che ha ricordato come il decreto Salvini sia previsto nel contratto di Governo e Roberto Rosso (Noi con l’Italia).

Oggi da Enrico Pesce, presidente di Federsolidarietà Piemonte, la federazione regionale che rappresenta le cooperative sociali di Confcooperative, arriva sostegno e apprezzamento per la linea del Consiglio Comunale di Torino. «Dialoghiamo costantemente con le istituzioni pubbliche, e continuiamo a ribadire l’importanza di promuovere e innovare il modello Sprar, nonostante le limitazioni contenute nel decreto», continua Pesce. «La gestione sviluppata dalle cooperative sociali insieme ai Comuni, nella nostra regione ma non solo, ci sprona a continuare in questa direzione, dialogando con tutti i soggetti impegnati a diverso titolo in quest’ambito. Questo decreto, tra l’altro, rischia di fare aumentare il numero di clandestini, invece di premiare una politica di integrazione».

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