Cultura

Nella Biblioteca di Alessandria il Meeting “Il dono della differenza”

23 Ottobre Ott 2018 1459 23 ottobre 2018

Il Meeting di Rimini sbarca in Egitto con un incontro sulla differenza come base della conoscenza. Tra i promotori Wael Farouq, docente di Letteratura araba all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Mustafa El Feki, direttore della Biblioteca, oltre che figura di spicco della vita culturale e politica egiziana, e Sayed Mahmoud Aly, direttore editoriale di Al-Ahram

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Meeting Cairo
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Il Meeting di Rimini sbarca in Egitto con un incontro sulla differenza come base della conoscenza. Tra i promotori Wael Farouq, docente di Letteratura araba all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Mustafa El Feki, direttore della Biblioteca, oltre che figura di spicco della vita culturale e politica egiziana, e Sayed Mahmoud Aly, direttore editoriale di Al-Ahram

Una giornata intera nella più prestigiosa istituzione culturale dell’Egitto e del continente africano, la Biblioteca di Alessandria, per parlare di differenza, di capacità di dialogare tra realtà diverse, di amicizia e collaborazione. Temi molto cari al Meeting di Rimini.

La giornata ha preso le mosse dall’incontro “L’estetica della differenza: il modello del Meeting di Rimini”. «Se guardiamo a come è nato l’incontro di oggi», ha affermato la presidente della Fondazione Meeting Emilia Guarnieri, «vediamo che all’inizio c’è stata una amicizia tra noi e Wael Farouq, un’amicizia carica di fiducia reciproca, di stima per le differenze, di desiderio di costruire luoghi dove anche altri potessero fare la stessa esperienza. Questo ha arricchito il Meeting di Rimini e poi, imprevedibilmente, ha dato origine al Meeting del Cairo nel 2010. A Rimini quest’anno è intervenuto Khaled Azab, direttore della comunicazione della Biblioteca di Alessandria, ma già nel 2017 avevamo ascoltato il direttore Mostafa El Feki. Proprio in occasione di quella visita lui aveva lanciato l’idea di realizzare un “Meeting” in Egitto. Quel pomeriggio dell’agosto 2017 questa possibilità mi era parsa affascinante quanto lontana. Oggi, con gratitudine ed emozione, la vediamo realizzata».

«Possiamo trovare la differenza come valore positivo nell’Islam?», ha fatto eco Farouq. «Sì, perché è basato sulla tolleranza, anche se non amo il modo con cui questa parola è usata, troppo spesso sottende un odio da parte di chi tollera. Ma questo principio è presente è in tutte le religioni abramitiche che si basano sulla testimonianza. Nell’altro noi troviamo una parte della nostra identità. L’espressione “Mi manchi” in arabo deriva da un termine che indica la fame, la povertà. Abbiamo bisogno degli altri, sono parte di noi stessi».

Subito di seguito, il secondo momento della giornata, “La differenza, una base della conoscenza”, incontro aperto da Marco Bersanelli, ordinario di Astronomia e Astrofisica all’Università Statale di Milano. Bersanelli ha riproposto alcune tappe di storia della cosmologia, mettendo in luce il ruolo degli astronomi egizi, capaci di misurare con estrema precisione la posizione degli astri, e poi proseguendo con gli astronomi greci, il sistema tolemaico, le concezioni medievali fino all’oggi, per concludere con un versetto del Corano “il cielo lo abbiamo costruito magistralmente e noi ne allarghiamo di continuo gli spazi”, che sembra prefigurare l’universo in espansione, accompagnato dal Salmo «Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, intessuto nelle profondità della terra».

Salah Fadl, linguista di chiara internazionale, coinvolto anche nella stesura della Costituzione egiziana, ha sottolineato che non si cresce nonostante le differenze ma grazie alle differenze. «In arabo la radice della parola “differenza” significa generazione, l’eredità, l’avere dei figli». La differenza è feconda quindi, perché «tutte le arti si appoggiano sul concetto di armonia delle differenze, non possiamo con un solo colore dipingere un quadro o con una sola nota comporre un’armonia». Khaled Azab, direttore della comunicazione alla Biblioteca di Alessandria, ha messo in evidenza l’apertura tipica del popolo egiziano, che storicamente ha sempre accolto gli stranieri, integrandone anche aspetti linguistici e culturali. Un approccio che trova espressione anche nel nuovo Museo delle religioni nato di recente al Cairo.