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Reddito di cittadinanza? I Caf sono pronti ma finora nessuno ci ha interpellato

6 Novembre Nov 2018 1039 06 novembre 2018
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«Il nostro coinvolgimento lo reputiamo del tutto naturale, ma solo per quello che riguarda l'identificazione patrimoniale. Di certo, visto l'esperienza con social card e Rei unita alla nostra capillarità i tempi di attivazione del sistema sarebbero di poche settimane», sottolinea il direttore generale Caf Acli, Paolo Conti

Il sottosegretario all'Economia del M5S Laura Castelli ha recentemente dichiarato che «per l’attuazione del reddito di cittadinanza i centri per l’impiego che ereditiamo sono fermi al secolo scorso. Iniziamo un percorso di collaborazione con Caf e patronati. Sono reti molto importanti in Italia e possono essere strategiche». «Per quanto ci riguarda siamo a disposizione anche se ad oggi non è stato convocato alcun tavolo tecnico», sottolinea Paolo Canti, direttore generale Caf Acli intervistato da vita.it.


Paolo Canti

Direttore, come avete accolto le dichiarazioni della sottosegratario Castelli?
Siamo da sempre impegnati e coinvolti nella gestione di tutta una serie di aiuti e provvidenze. Abbiamo iniziato a gestire nel 2009 la social card e poi più recentemente il Rei. Penso che il sottosegretario facesse riferimento a questo. Ritengo che la sottosegretario immagini, a fronte del il bisogno di individuare e certificare le capacità reddituali dei soggetti che potrebbero essere interessati agli strumenti, di incardinare il tutto sul modello Isee che ad oggi è gestito dai Caf in collaborazione con l'Inps.

Sarebbe possibile fare altrimenti?
Difficilmente, la rete Caf garantisce una polverizzazione sul territorio del servizi che altrimenti non ci sarebbe. Se volessero gestire il tutto esclusivamente attraverso uffici pubblici, dovrebbero fare affidamento ai soli sportelli dell'Inps e dai Centri per l'impiego dovrebbero contare su soli due sportelli per provincia. Noi garantiamo qualche centinaio di sportelli su tutti i territori.

Una delle criticità più grosse del funzionamento del reddito di cittadinanza è la gestione del reinserimento lavorativo. Avreste un ruolo a riguardo?
No, noi ci occuperemmo esclusivamente della fase propedeutica, cioè nell'identificazione dei soggetti che possono essere compresi tra coloro che hanno titolo al reddito. La fase dei percorsi formativi potrebbe essere gestita o dai patronati che hanno una convenzione con Anpal e potrebbero fare da supporto ai centri per l'impiego.

Ad oggi il Governo vi ha interpellato?
No, abbiamo avuto solo una serie di contatti informali con la Consulta Caf per valutare le opportunità. Ma non è stato ancora isitituito un tavolo tecnico di lavoro ufficiale rispetto al uqale poi si muoverebbe tutto il percorso del reddito. A questi tavoli dovrebbero essere invitati tutti i soggetti, istituzionali e non, che garantirebbero il reale funzionamento dello strumento. Penso all'Inps, i patronati, i centri per l'impiego o all'Anpal.

Il Governo ha parlato del vostro coinvolgimento in relazione ai tempi di aqttivazione del servizio. Secondo la sottosegretario grazie a voi l'attivazone sarebbe molto rapida. È così?
Sicuramente il reddito di cittadinanza è uno strumento che ricalca quelli già attivati. Le forme di aiuto da parte dello Stato per soggetti indigenti esistono già e sono attivi. Il reddito di cittadinanza è un'evoluzione di questi strumenti. Nel giro di qualche settimana dall'istituzione del tavolo tecnico, saremmo in grado di accendere la macchina.

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