Venice Autopsy 1A
Idee

Al via “Autopsia di Venezia”, il progetto di crowdfunding per salvare la città

7 Novembre Nov 2018 0839 07 novembre 2018
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Parte il progetto di crowdfunding che racconterà la Serenissima, in una mostra fotografica d’autore, firmata dal veneziano Michele Alessio. La mostra, che aprirà a settembre del 2019, è un appello per salvare la città dal turismo di massa e dallo spopolamento

Ha preso il via in questi giorni Autopsia di Venezia, il progetto di crowdfunding che finanzierà una mostra fotografica d‘autore dedicata a illustrare la situazione attuale della città, fra turismo di massa e spopolamento. L'esposizione, che partirà a settembre 2019 in concomitanza con la Biennale d’Arte e si protrarrà fino a maggio 2020, sarà curata dal fotografo veneziano Michele Alassio, e porterà all’attenzione mondiale i problemi della città lagunare, proponendo al tempo stesso soluzioni sostenibili.

“Questo progetto vuole portare all’attenzione mondiale i problemi di Venezia durante la prossima Biennale d’Arte Contemporanea, quando tutta l’arte del mondo farà della Serenissima la sua vetrina e per una volta Venezia sarà anche vetrina di se stessa: non solo della sua bellezza, ma dei suoi problemi”, spiega Michele Alassio, ideatore e promotore della campagna.

Le attività di comunicazione a supporto dell’iniziativa sono state affidate all’agenzia milanese di positioning Action Agency di Manuela Ronchi.

Il progetto

La situazione attuale di Venezia ha ispirato Michele Alassio, che nel 2017 – a dodici anni dalla precedente serie “Venice” - ha deciso di interpretare la Serenissima in un progetto assolutamente inedito. L’obiettivo del fotografo era quello di andare oltre l’ovvia bellezza della città per raccontare i problemi che la affliggono attraverso una serie di scatti fotografici popolari e condivisi. Oggi l’iniziativa di crowdfunding si propone di finanziare la realizzazione della mostra fotografica che ospiterà queste opere durante la prossima Biennale.

Più in dettaglio, i fondi raccolti verranno utilizzati per:

  • la stampa e l’invio delle fotografie, dei cataloghi, dei poster e delle spille ai sottoscrittori;
  • la copertura delle spese di allestimento, locazione e guardiania dei locali dove si svolgerà l’esposizione;
  • la progettazione e stampa di un “Libro bianco” dove i vari temi affrontati dalle immagini e dagli articoli saranno solo l’incipit di una trattazione scientifica dello specifico problema da parte di studiosi indipendenti, che proporranno anche delle soluzioni. Il volume sarà bilingue, e distribuito gratuitamente durante l’esposizione.

Il sito di crowdfunding

Per sostenere il progetto è stato creato il sito bilingue www.venicesautopsy.it, dove è possibile acquistare, oltre alle fotografie della nuova serie, i migliori scatti dell’artista degli ultimi trent’anni dedicati a Venezia, i cataloghi dell’esposizione, i poster ed una spilla appositamente progettata. Oltre che sul sito, gli acquisti potranno essere effettuati anche dalle piattaforme Indiegogo e Kickstarter, che sarà attiva dal 3 novembre.

Inoltre, in accordo con le gallerie che lo rappresentano a livello mondiale (La Barry Friedman Gallery di New York e la Maddox Gallery di Londra-Los Angeles-Gstaad), l’artista ha inoltre deciso di ridurre il prezzo delle proprie opere a meno di un decimo della quotazione attuale per tutto il periodo della raccolta.

Autopsia di Venezia

Michele Alassio

Venezia non è un Luna Park

Trentadue milioni di turisti affollano ogni anno le vie della città del Doge alla scoperta dei suoi tesori d’arte e delle sue gemme nascoste. Ma la Serenissima purtroppo non è solo arte e bellezza: è l’unica città al mondo che ha visto i propri residenti scomparire, passando dai 160 mila abitanti del 1956 agli attuali 53 mila.

“Venezia non è semplicemente malata, è morente”, prosegue il noto fotografo. “Non siamo più alla flebo, ci vuole il defibrillatore. Ma soprattutto, è necessario e urgente l’intervento di tutti coloro che amano davvero la città, in ogni parte del mondo”.

Un’immagine provocatoria per un appello forte

La prima immagine della serie, provocatoria come il suo titolo, “Autopsia di Venezia”, non è una fotografia, ma l’elaborazione del famoso dipinto di RembrandtLa lezione di anatomia del Professor Tulp”. I volti dei professori sono stati sostituiti con quelli dei politici che hanno amministrato Venezia negli ultimi cinquant’anni ed il cadavere con la pianta della città, ormai in ostaggio del degrado e dello spopolamento.