Antonio Gaudioso
Società civile

Gaudioso (Cittadinanzattiva): «Verde pubblico e migranti, dalla Lombardia posizione ideologica»

7 Novembre Nov 2018 1504 07 novembre 2018
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In Lombardia, la Regione decide di premiare i comuni che non si servono di richiedenti asilo per la manutenzione del verde. Un provvedimento che contrasta con i richiami al senso civico e all'impegno per la casa comune. Con quali conseguenze?

«La gestione del verde pubblico deve essere fatta dai professionisti del settore, non da associazioni di volontariato o dai richiedenti asilo. Stiamo parlando di una professione e non di un hobby, che tra l'altro ha a che fare con la qualità delle nostre città, con il decoro urbano e anche con la sicurezza delle persone».

Queste le parole dell'assessore all'Agricoltura Fabio Rolfi (Lega), a commento della mozione approvata in Regione Lombardia che impegna i comuni a non servirsi dell'aiuto di rifugiati per la manutenzione del verde pubblico. Come stanno le cose?

Lo abbiamo chiesto ad Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva.

Come legge la mozione della Regione Lombardia?
Parliamo tanto di post-ideologia e ci troviamo con un provvedimento che è puramente ideologico e, di conseguenza, demagogico. Anche prescindendo dal merito delle questioni, ci troviamo ancora dinanzi ad amministratori pubblici che si fanno portatori di approcci di questo tipo.

Perché la definisce ideologica?
Perché questa presa di posizione è totalmente sconnessa dalla realtà.
Ci sono tantissime norme, a livello nazionale, che incentivano cittadini e persone che abitano nella comunità a prendersi cura dei beni comuni. Già da questo punto di vista sarebbe sbagliata la posizione della Regione Lombardia. Parlo di posizione ideologica perché è evidente che si tratti di un modo di utilizzare strumentalmente un tema che non ha niente a che fare con la cura del verde pubblico, ma è solo un modo per sottolineare l'esclusione delle persone richiedenti asilo o dei migranti nella cura di spazi pubblici.

Si tratta dunque di un provvedimento che, se messo in atto, rischia di essere esclusivo, anziché inclusivo?
E questo è un secondo elemento assurdo, perché quando si parla di problemi di integrazione - e soprattutto la Lega lo fa - bisogna allora essere conseguenti e cercare di lavorare per migliorarla, l'integrazione, non per favorire il suo esatto contrario. E questo provvedimento non va certo nella direzione giusta per quanto riguarda l'integrazione.

La cura del verde pubblico è quindi uno strumento di integrazione?
Può essere un modo per coinvolgere le persone e aiutare l'integrazione. C'è poi un ulteriore elemento di contraddizione...

Quale?
Da un lato la Lega afferma che va stimolata l'autonomia delle amministrazioni territoriali, dall'altro la limita mettendo un vincolo. Anche dal punto di vista del metodo è una cosa assurda, ancor prima che sbagliata perché i sindaci devono avere la possibilità, al netto delle norme che in questo momento regolamentano questo tipo di attività, di agire. Ideologica, sciocca, sbagliata... ma alla fine è anche dannosa.

Ma era davvero così urgente, questo provvedimento?
Me lo chiedo anche io. Con tutto quello che sta accadendo nel nostro Paese, con i grandi temi della sostenibilità ambientale, della salute, del disastro idrogeologico, della sicurezza (vera), i rappresentanti della Lombardia non trovano di meglio da fare che occuparsi di queste cose... A questo punto c'è da porsi davvero delle domande sull'utilità pubblica dei consigli e delle giunte regionali. Provvedimeniti ideologici, inutili, persino dannosi forse servono solo per attestare l'esistenza in vita di istituzioni che, a oggi, sembrano più di ostacolo che di supporto al bene comune.

Sembra, per come la descrive, la fine della sussidiarietà...
Forse è proprio questo il punto: annegarla in un mare di ideologia e demagogia. A che pro?

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