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Uganda

Dalla droga all’impegno politico. L’Africa detta la linea del rap del futuro

12 Novembre Nov 2018 1100 12 novembre 2018
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Bobi Wine è tornato. L’ex bad boy del rap ugandese, divenuto capo popolo e per questo incarcerato, tornato in libertà ha tenuto un maxi concerto. Forse è pronto per essere davvero un’alternativa al “Gruppo dei Rivoluzionari” che rappresenta la classe dirigente del Paese ormai da più di trent’anni

Robert Sentamu Kyagulanyi aka Bobi Wine, 36 anni, nato nel ghetto di Kamwokya (Kampala), per 15 anni è stata una famosa rapstar. Nei primi 10 anni della sua carriera musicale Bobi Wine, attraverso la sua musica, diffondeva gli ideali della gioventù post rivoluzionaria orientati alla vita edonistica e spensierata, soldi facili e all’uso della droga.

Negli ultimi 5 anni ha iniziato a scrivere canzoni di protesta popolare contro il Presidente Yoweri Kaguta Museveni oltre che a continuare con il suo repertorio di canzoni edonistiche e inneggianti alla bella vita. Una mossa astuta consigliata anche dal suo manager. Cavalcare l’onda del malcontento giovanile verso il governo con canzoni di protesta ha fatto aumentare le vendite e la sua popolarità come popstar. È in questo periodo d’affari d’oro che Robert Sentamu Kyagulanyi si autoproclama il Presidente dei Ghetti, affermando che, tramite le sue canzoni, vuole essere la voce di milioni di disoccupati senza voce.

Nel giugno 2017, improvvisamente, decide di entrare in politica candidandosi alle elezioni parlamentari del distretto elettorale di Kyadondo Est vicino a Kampala. A sorpresa riesce a sconfiggere di larga misura i candidati del governo e dell’opposizione classica guidata da Kizza Besigye e ad entrare in parlamento.

Nell’agosto del 2018 però Bobi Wine viene arrestato a 500 km dalla capitale dove era andato per sostenere il candidato del suo partito, in una elezione suppletiva, a seguito di alcuni scontri con le forze governative. Il suo autista, Yasin Kawuma, viene ucciso a colpi di arma da fuoco mentre lo aspettava nell’auto.
Una detenzione che scatenò un’ondata di manifestazioni. «Il nostro leader è ancora in stato di detenzione, ma non sappiamo dove», raccontavano dal movimento i suoi sostenitori, «dovremo combattere fino all’ultima goccia di sangue. Chiediamo a tutti gli ugandesi, alle organizzazioni internazionali e agli amanti della democrazia di unirsi a noi in questa rivoluzione. È una lotta per aiutare i nostri compagni, i nostri colleghi che amano questo paese con passione affinché siano rilasciati».
A sorpresa la richiesta d’aiuto non rimase inascoltata: molti grandi artisti aderirono a una petizione per condannare il governo dell’Uganda per la violenta detenzione del politico e musicista.

A sostenere la petizione furono tra gli altri Damon Albarn, il leader dei Coldplay Chris Martin, Brian Eno e Adam Clayton degli U2, il fondatore di Rough Trade Geoff Travis, Reggie Watts e Leo Abrahams.

«Ci impegniamo a rimanere vigili sulla sua detenzione in corso e ad usare le nostre voci e le reti a livello locale, regionale e internazionale per sensibilizzare sul suo caso, agire per il suo rilascio immediato e incondizionato e per porre fine a questo e altri atti di repressione politica e violenza in Uganda», si leggeva nella petizione che potete leggere interamente su OkayAfrica.

Viene scarcerato alla fine di agosto, dopo circa un mese di detenzione durante la quale era stato maltrattato e picchiato al punto da aver bisogno di cure all’estero

Dopo alcuni mesi di silenzio, sabato scorso, il 10 novembre Wine è tornato. Ha tenuto infatti un concerto alla One Love beach di Busabala, sul lago vittoria, dove secondo le stime del Governo sarebbero accorse 50mila persone. Una stima più realistica parla di 100mila partecipanti. Imponenti era lo schieramento delle forze di polizia, ma senza scontri.

Dal palco Wine ha esortato i giovani a prepararsi in anticipo alle elezioni generali del 2021.

«Sono orgoglioso che i miei sostenitori abbiano viaggiato anche molte miglia per venire al mio evento nonostante la paura dell'arresto o dell'intimidazione da parte delle forze di sicurezza», ha detto Wine, «Con un sostegno così sarà difficile per il governo non ascoltare le voci che invocano il cambio di leadership».

«Ringrazio la polizia dell'Uganda», ha poi concluso, «per averci fornito sicurezza e non averci osteggiato come hanno sempre fatto. Siamo un popolo pacifico, ma vogliamo essere ascoltati», ha concluso.

Da rapper del ghetto, con testi concentrati su droga, sesso e bella vita, Wine è passato ad essere un artista impegnato, con testi di denuncia, fino a diventare un improvvisato leader della resistenza ugandese. La carcerazione lo ha trasformato in un vero leader. L’Africa insomma ha superato il populismo più velocemente della vecchia Europa facendo diventare la repressione una fucina per nuovi talenti politici.

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