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“Sotto lo stesso cielo”: al via la nuova Campagna Tende

15 Novembre Nov 2018 1453 15 novembre 2018
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L’ong, presente con 169 progetti in 31 Paesi nel mondo, dedica l'annuale campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi a progetti in Siria, Brasile-Venezuela, Kenya-Burundi e Italia. In programma iniziative nel nostro Paese e all'estero

C’è un modo concreto per ridurre la distanza tra noi e chi vive ancora in guerra in Siria o da migrante in Brasile o in estrema povertà in Burundi, Kenya o in Italia? La risposta di AVSI è sì, ed è il tema al centro della Campagna Tende: una campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi che si articola in migliaia di iniziative promosse da oltre 2000 volontari che raggiungono ogni anno mezzo milione di persone circa in Italia, Svizzera, Francia, Inghilterra, Austria, Germania, Spagna, Irlanda, Belgio, Usa, Brasile e Perù.

Siamo tutti sotto lo stesso cielo: il video della nuova campagna Tende di AVSI è un viaggio tra Milano e Damasco. Un...

Geplaatst door AVSI op Donderdag 15 november 2018

Il tema. La proposta, sintetizzata nel titolo “Sotto lo stesso cielo”, è questa: se pensiamo a quanto abbiamo in comune - sogni, speranze, paure - con chi vive in guerra o in povertà, la distanza tra “noi” e “loro” si riduce e cresce il desiderio di aiutare, ciascuno secondo le sue possibilità.

I progetti. La campagna promuove quattro progetti: in Siria “Ospedali Aperti”, per offrire cure gratuite ai più poveri; in Brasile “Bem-vindo” per accogliere e favorire l’integrazione dei migranti venezuelani; in Kenya e Burundi “Work to stay” percorsi di formazione e avvio al lavoro per 10 mila giovani e in Italia “La casa allargata” per sostenere le attività delle suore di Carità dell’Assunzione che assistono quotidianamente le famiglie più povere, italiane e straniere.

«Non si è mai troppo lontani per incontrarsi, perché siamo tutti sotto lo stesso cielo. – spiega Gianpaolo Silvestri, segretario generale di AVSI – Con questa consapevolezza donare l’equivalente di un mese di alimenti a un venezuelano, un’operazione chirurgica a un siriano o una seduta psicologica a un bambino italiano, diventa la scelta di aiutare qualcuno che ci somiglia, perché abbia le nostre stesse possibilità».

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