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Sport

Riforma Coni, la politica vigili ma rimanga fuori dalla gestione

17 Novembre Nov 2018 1246 17 novembre 2018
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Durante la tre giorni del Csi “S-Factor, fattore sport e funzione sociale” il presidente Vittorio Bosio ha incontrato Giovanni Malagò. «Il nuovo che avanza fa paura se non si conoscono i confini definiti», ha sottolineato

«La politica non deve impossessarsi delle sport, ma deve vigilare perché i soldi dello Stato siano spesi in maniera equa»: Vittorio Bosio, presidente nazionale del Csi, interviene così nella polemica di questi giorni che vede contrapposto il governo al Coni. Bosio ha parlato nel corso di “S-Factor, fattore sport e funzione sociale” una tre giorni di lavoro del Csi che vede numerosi dirigenti territoriali del centro sportivo impegnati a Roma.

Il programma prevedeva l’intervento del presidente del Coni Giovanni Malagò che, malgrado le polemiche di questi giorni, non è voluto mancare all’appuntamento. Il governo ha deciso con la legge di Bilancio depositata in Parlamento di affidare la gestione dei 400 milioni previsti per lo sport di consegnarli non più alla gestione del Coni, come avveniva fino ad ora, ma per 360 milioni ad una società pubblica che sarà formata nei prossimi mesi e diretta da 5 amministratori di nomina politica e per 40 milioni dal Coni. Malagò non ha usato toni lievi: «È come gettare una bomba atomica in uno stagno. È chiaro che è una cosa profondamente sbagliata. Perché il governo non ha deciso di parlarne anche con la controparte? Perché non se ne è voluto parlare con nessuno? È qualcosa che stravolge tutto da 105 anni».

«Il nuovo che avanza fa paura se non si conoscono i confini definiti. Sapere poi che saremo governati da qualcosa di cui non si sa nulla, non se ne sanno i confini fa ancora più paura», ha aggiunto Bosio commentando le parole di Malagò: «Questo passaggio storico ci deve vedere schierati per sostenere la parte migliore dello sport. Le istituzioni vanno rispettate, ma questo non vuol dire non rispettare l’equità dei contributi».

Sempre a proposito dell’equità dei contribuiti, il presidente Csi ha aggiunto che «abbiamo il dovere di partecipare al tavolo nazionale per far sì che l’offerta possa essere equa per tutti. Oggi l’80% del bilancio Csi si basa su risorse proprie; saremo interamente liberi quanto raggiungeremo il 100%. Andiamo comunque incontro ad un periodo che non sarà facile a prescindere dalle questioni economiche: dovremo chiedere alle strutture territoriali impegni – e non parlo di questioni economiche ma organizzative – ulteriori».

Nel corso della riunione sono state presentate alcune delle attività e delle iniziative avviate nel percorso che il Csi ha recentemente avviato sullo sport e le politiche sociali.

Sono state presentate fra le altre le iniziative per i disabili, visto che nel 2017-18 il Csi ha tesserato 8.829 atleti disabili, con 604 società interessate e 111 comitati coinvolti: «È un’attività ricca, a macchia di leopardo, che manca però di continuità» è stato detto.

Diego Forbicini, del Csi Ravenna, ha raccontato l’esperienza della sua città dove «proponiamo l’inclusione di bambini con autismo nelle classi. Io stesso ho avuto il diabete diagnosticato da bambino e ho avuto difficoltà ad accedere al mondo dello sport». Enrico Resmini, presidente della Fondazione Vodafone Italia, partner del Csi nel progetto Osa (Open Sport Ovunque) dedicato alle persone con disabilità, ha raccontato come sono stati investiti nell’ultimo anno e mezzo 5 milioni in progetti veicolati attraverso la prima piattaforma digitale attraverso la quale è possibile fare crowdfounding per progetti e specifici e che mette in rete tutte le informazioni utili a chi vuole praticare sport in Italia e creare una comunità di utenti fra persone con disabilità, le famiglie, gli istruttori, i professionisti sportivi.

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