Di Maio Salvini palazzo Chigi. Foto: ag. Sintesi
Governo

Il Decreto Sicurezza? Uno scambio scandaloso tra Lega e 5 Stelle

30 Novembre Nov 2018 1214 30 novembre 2018
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Per l'on. Magi, deputato di +Europa il provvedimento non è solo dicustibile nel contenuto «è stato approvato senza alcuna discussione né in commissione né in aula. È stata una trattativa tra i due partiti di maggioranza. In cambio del voto a favore della fiducia la Lega ha concesso la legge anticorruzione. Un fatto gravissimo». L'intervista

Il Decreto Salvini è stato convertito in legge. Ma che sia un provvedimento molto dicusso e divisivo lo si capisce dalle dichiarazioni di Roberto Fico, che si è più volte detto distante dal testo e della proposta. «Come lui in tantissimi nel Movimento 5 Stelle non erano d'accordo con questa legge. Ma ha prevalso l'idea dello scambio. Così si è usato il tempo a disposizione per approvare il più velocemente possibile la legge anticorruzione, cara ai grillini, e solo poi si è sostenuto il decreto caro a Salvini»; spiega Riccardo Magi, deputato di +Europa. L'intervista


Riccardo Magi

Perché considera così grave che il governo, che è composto da due anime molto diverse, tratti i provvedimenti da approvare?
La conversione di questo decreto, per il modo in cui è avvenuta, ha scritto una pagina buia della vita delle istituzioni e del Parlamento chiarendo molto le dinamiche della maggioranza e di questo governo

Cosa significa?
Il provvedimento è stato oggetto di uno scambio all'interno alla maggioranza. Decreto molto caro alla Lega su cui invece in tanti, all'interno dei 5stelle, avevano grandi obiezioni e titubanze. Alla fine invece ha prevalso la logica del do ut des.

In cosa consisteva lo scambio?
Si è deciso di approvare il Decreto Sicurezza in cambio del provvedimento anticorruzione con un impatto devastante sulle funzioni parlamentari.

In che senso?
C'erano, da parte dell'opposizione, circa 600 emendamenti, tolti quelli ritirati dai 5 stelle stessi. Avevamo dato la disponibilità al ritiro per concentrarci solo su i punti salienti, rinunciando a qualunque operazione ostruzionista. La risposta è stata inizialmente di rimandare il dibattito all'aula. Successivamente con la fiducia anche il dibattito in aula è stato evitato. Nei fatti questo provvedimento non è mai stato discusso

Senza dibattito però i tempi di approvazione avrebbero dovuto essere molto più brevi. Perché ci si è messo comunque così tanto?
I tempi si sono allungati perché si è dovuto aspettare l'approvazione del provvedimento anti corruzione. I 5stelle non si fidano della Lega e hanno voluto essere sicuri di avere quello che chiedevano.

Questo per quello che riguarda l'iter. Ma anche dal punto di vista del contenuto avete riscontrato molte criticità...
Non c'è dubbio. In primo luogo è un provvedimento che colpisce pesantemente un modello di accoglienza e inclusione che faticosamente e con ritardo l'Italia aveva costruito negli ultimi 17 anni. Dare vita a forme di accoglienza diffuse sui territori comunali integrate al tessuto sociale e produttivo attraverso il sistema Sprar dava risultati concreti misurabili e trasparenti. Le persone accolte all'interno dei progetti Sprar avevano le percentuali più alte sul successivo ingresso nel mondo del lavoro. Con il Decreto Sicurezza tutto questo non c'è più. Il Governo decide di tornare ad investire nei grandi centri come Cas e Cara, con grandi numeri di persone concentrate che non consentono di fare attività, come corsi di lingua o professionali, ma che hanno sempre dimostrato di essere molto poco trasparenti nella rendicontazione.

Il mondo sociale che si occupa di accoglienza dice poi che questo decreto incentiva l'esclusione e quindi aumenta i rischi più che aumentare la sicurezza...
Lo hanno detto tutti i soggetti auditi. Sia al Senato che alla Camera. Tutti hanno sottolineato che gli effetti saranno controproducenti andando ad aumentare la marginalità rendendo più insicuri alcuni contesti aumentando i conflitti. È un dato evidente che solo l'integrazione porta sicurezza. E il primo passo per l'integrazione è la regolarizzazione. Ma il Governo invece di aumentare le possibilità di regolarizzarsi va a chiudere ancora di più lo spazio, abbandonando tante persone che in molti casi avevano già cominciato percorsi di inclusione e un radicamento famigliare e sociale. È il motivo per cui l'Anci ha fatto diversi appelli accorati al Governo perché si cambiasse il testo. Tra i sindaci erano tanti gli esponenti grillini.

Ci sono altre criticità?
Ci sono dei profili di palese incostituzionalità. Penso all'eliminazione della protezione umanitaria, che viene vissuta dal governo come troppo lasca e morbida. Ma il diritto d'asilo è sancito dalla Costituzione. Ma penso anche al fatto che si rende possibile il trattenimento in stato dsi fermo di cittadini stranieri senza che abbiano commesso reati. Il fatto che l'Italia potrà fermare chi fa richiesta di asilo è assurdo perché chi scappa non ha bisogno di autorizzazioni per entrare in Italia.

Il Decreto raddoppia anche i tempi per la concessione della cittadinanza...
Questa è una cosa fuori da ogni logica di cui non si capisce la ratio. Chi sposa cittadini italiani oggi dovrà aspettare non due ma quattro anni per vedersi riconosciuta la cittadinanza. Chiedete a queste persone, che sono tante e ci stanno scrivendo, se pensano che oggi vengano prima gli italiani. Una scelta davvero incomprensibile.

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