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Giornata mondiale

Sant’Egidio, Aids epidemia dimenticata in Africa Sud-orientale

30 Novembre Nov 2018 1706 30 novembre 2018
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Oltre mille morti al giorno, la denuncia della Comunità in occasione del World Aids Day del 1 dicembre. Con il programma Dream sono seguite oltre 500mila persone sieropositive in 11 Paesi africani. Secondo il rapporto “Children, Hiv and Aids: The world in 2030” dell’Unicef da qui al 2030 moriranno 360mila adolescenti

Per molti parlare di HIv e di Aids è il passato. Ma non lo è. Non è una malattia antica è invece un’epidemia dimenticata che ogni anno uccide 380mila persone nell’Africa Sud-orientale. Un virus che, solo in quell’area, viene contratto da oltre 2mila persone al giorno. L’Hiv, è il presente per quasi 20 milioni di africani che vivono nella parte sudorientale del continente, con 800mila nuovi casi di contagio solo nel 2017. In oltre 30 anni tanto è stato fatto, ma non è abbastanza. E proprio il considerare l’Aids una malattia del passato porta ad abbassare la guardia nella lotta all’Hiv e vanificare i segnali degli ultimi anni. Per questo dalla Comunità di Sant’Egidio arriva non solo l’allarme sui numeri, ma anche l’appello a «garantire a tutti diritto alla cura: in Africa così come avviene nel Nord del mondo».

La Comunità dal 2002 con il programma Dream è attiva in 11 Paesi africani offrendo gratuitamente la terapia antiretrovirale a 500mila pazienti. Il programma ha fatto sì che 100mila bambini di madri sieropositive nascessero senza contrarre il virus dell’Hiv. È presente con 47 centri clinici e 25 laboratori di biologia molecolare in Mozambico, Malawi, Tanzania, Kenya, Repubblica di Guinea, Swaziland, Camerun, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana, Angola e Nigeria. In questi anni, milioni di persone hanno usufruito gratuitamente del programma Dream, che ha fatto formazione a migliaia di professionisti africani e continua a lavorare sull’educazione alla salute, il sostegno nutrizionale, la diagnostica avanzata, il contrasto della malaria, della tubercolosi, delle malattie croniche, la prevenzione e il trattamento dei tumori e soprattutto della malnutrizione.

Oggi bastano 200 euro l’anno per assicurare cure complete a un paziente con Hiv e 360 euro per curare una mamma e il suo bambino durante il suo primo anno di vita – ricorda una nota di Sant’Egidio. I minori poi, sono l’emergenza nell’emergenza: nel mondo 438 bambini al giorno contraggono il virus, la maggior parte di loro vive in Africa, dove l’Aids è la principale causa di morte tra gli adolescenti.

Uno dei laboratori del progetto Dream in Mozambico

«Consideriamo da sempre un nostro dovere e un impegno salvare vite umane e migliorare lo stato di salute di tutti in Africa, convinti che la salute è un diritto universale per cui l’accesso ai servizi sanitari non può essere un privilegio di pochi», commenta Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio. Particolarmente grave la situazione in Malawi, dove Dream sta lavorando con il progetto Malawi? I Care, finanziato in larga parte dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. Le attività, avviate nel 2017 e che dureranno tre anni, puntano al rafforzamento del sistema sanitario del Paese, ampliando l’accesso a una tecnica innovativa sulle farmacoresistenze. Il Malawi, una nazione poco più piccola della Grecia con un numero di abitanti paragonabile a quello dei Paesi Bassi, ha un milione di persone contagiate dal virus dell’Hiv. Un adulto su 10 è malato e ogni giorno ci sono più di cento casi di contagio.

Secondo il nuovo rapporto dell’Unicef, diffuso in occasione della Giornata internazionale contro l’Aids saranno circa 360mila gli adolescenti che moriranno per malattie collegate all’Aids tra il 2018 e il 2030. Questo significa che 76 adolescenti moriranno ogni giorno se non saranno realizzati ulteriori investimenti nei programmi di prevenzione, diagnosi e cura dell’Hiv.

Il rapporto “Children, Hiv and Aids: The world in 2030” (Bambini, Hiv e Aids: il mondo nel 2030), mostra che sulla base di previsioni sulla popolazione e secondo i trend attuali, il numero di nuove contagi da Hiv tra bambini e giovani tra 0 e i 19 anni nel 2030 raggiungerà i 270mila circa, con un calo di un terzo rispetto alle stime attuali. Il rapporto mostra inoltre che il numero di bambini e adolescenti che muoiono per cause collegate all’Aids si ridurrà dai 119mila attuali a 56mila nel 2030.

Tuttavia, questo declino è troppo lento, in particolare tra gli adolescenti. Secondo l’Unicef, sono quasi 700 ogni giorno i nuovi contagi da Hiv tra gli adolescenti tra i 10 e i 19 anni – uno ogni due minuti. Secondo il rapporto, entro il 2030, il numero di nuovi contagi da Hiv tra i bambini nei primi dieci anni di vita sarà dimezzato, mentre tra gli adolescenti di età compresa tra i 10 e i 19 anni diminuirà solo del 29%.
Si prevede, infatti, che le morti collegate all’Aids diminuiranno del 57% tra i bambini sotto i 14 anni, rispetto al 35% tra gli adolescenti tra i 15 e i 19 anni.

In apertura foto di repertorio di Comunità di Sant'Egidio in Malawi

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