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Decreto "sicurezza"

Organizzare il caos: è la logica del Viminale sui migranti

1 Dicembre Dic 2018 0956 01 dicembre 2018
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Finita l'emergenza concreta degli arrivi di migranti - piaccia o no, sono i numeri a dirlo -, l'emergenza deve continuare. Come? Creando le condizioni affinché le proprie profezie si avverino: decine di migliaia di persone finiranno per strada. Presumibilmente affluiranno nelle grandi città. Questa è la logica del Decreto cosiddetto Sicurezza, per chi la sappia davvero leggere. Creare il caos e, poi, organizzarlo

C'è una logica, non solo retorica nel percorso di Matteo Salvini. Ed è alla prima che dobbiamo guardare, per non farci distrarre dalla seconda. Nei mesi scorsi, siamo finiti a farci dettare l'agenda da un tweet (no Tav-sì Tav, no inceneritori-sì inceneritori, etc.) che ha creato un campo di continue polarizzazioni apparenti.

Logica, non solo retorica

La logica, però, era chiara da tempo, bastava guardare le cose senza compromessi. Ne avevamo scritto su queste pagine nel maggio scorso: azzerare il sistema Sprar. Favorire grandi aggregati (privati e di interesse). Era lo scopo? Per chi scrive, sì. I grandi aggregati - la forma giuridica conta poco, ma notiamo una prevalenza di Srl create ad hoc negli anni scorsi - avevano già dato pessima prova di sé nel sottosistema dei Cas, i Centri di accoglienza straordinaria che, lo dice il nome, rispondono a una logica emergenziale. Finita l'emergenza, perché mantenere questo strumento? La risposta ognuno può darsela da sé.

Le tessere del domino

A riprova di questo, in conseguenza della nuova logica del Viminale, dalle Prefetture stano arrivando lettere come quella che pubblichiamo (in questo caso è di Potenza) che spiegano in maniera chiare e semplice gli effetti del Decreto, in termini di abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari. Altra questione? Non proprio: altro tassello del domino che si sta componendo, giorno dopo giorno, sotto gli occhi di tutti.

Finita l'emergenza concreta degli arrivi di migranti - piaccia o no, sono i numeri a dirlo -, l'emergenza deve continuare. Come? Creando le condizioni affinché le proprie profezie si avverino: 150mila persone finiranno per strada per gli effetti complessivi del Decreto "sicurezza". Presumibilmente affluiranno nelle grandi città.

Milano: prove di caos generale

Prendiamo un dato concreto: sono 500 i profughi accolti nei centri di accoglienza gestiti dalle cooperative di Caritas Ambrosiana nella Diocesi di Milano. Ora rischiano di diventare senza tetto per effetto del Decreto "sicurezza". Perché? Perché non avranno più la possibilità di ottenere la protezione umanitaria. Inoltre non potranno più essere accolti all’interno del sistema di protezione per richiedenti asilo gestito dai Comuni, lo Sprar. Saranno vanificati gli sforzi fatti per avviare percorsi di integrazione. Rischia così di andare perso l’investimento di risorse pubbliche e private erogate per l’accoglienza e i corsi professionali senza considerare il lavoro e il tempo offerto gratuitamente da centinaia di volontari impegnati nelle scuole di italiano e nei tanti percorsi di accompagnamento sociale.

«Poiché non è realistico immaginare che saranno rimpatriati, ci aspettiamo di ritrovarli in coda ai nostri centri di ascolto. Dopo esserci impegnati per la loro integrazione ora dovremo spendere soldi e tempo per aiutarli ma senza, a questo punto, poter offrire loro alcuna prospettiva di futuro: un controsenso», sostiene il direttore di Caritas Ambrosiana Luciano Gualzetti.

Risultato? Il caos. Obiettivo mancato? Tutt'altro. Il chiacchiericcio sulla retorica lasciamolo ai gatekeepers: le profezie che si autoavverano non sono più profezie, ma dati di triste realtà. C'è una logica nel Decreto cosiddetto Sicurezza, per chi la sappia davvero leggere. Creare il caos e, poi, organizzarlo.

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