Ricerche

Progetto Selfie: in Sardegna il 63,67% di studenti delle secondarie ha giocato d'azzardo

4 Dicembre Dic 2018 1506 04 dicembre 2018

Presentati questo pomeriggio i dati relativi all’indagine sugli stili di vita giovanili “Progetto Selfie” realizzata dall’Associazione Movimento NoSlot in collaborazione con il Centro Studi Semi di Melo all’interno di 18 istituti secondari di secondo grado della Regione Sardegna. Risultati allarmanti

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Presentati questo pomeriggio i dati relativi all’indagine sugli stili di vita giovanili “Progetto Selfie” realizzata dall’Associazione Movimento NoSlot in collaborazione con il Centro Studi Semi di Melo all’interno di 18 istituti secondari di secondo grado della Regione Sardegna. Risultati allarmanti

Sono stati presentati questo pomeriggio i dati relativi all’indagine sugli stili di vita giovanili ‘Progetto Selfie’ realizzata dall’Associazione Movimento NoSlot in collaborazione con il Centro Studi Semi di Melo all’interno di 18 istituti secondari di secondo grado della Regione Sardegna.

La ricerca è un’azione del progetto “Azzardopatia – Scommettiamo su di te”, promosso sul territorio sardo dall’Associazione Crew, che si propone di sensibilizzare il territorio sui rischi del Gioco d’azzardo Patologico attraverso la proposta di diversi eventi rivolti al territorio e alla popolazione giovanile.

I dati, presentati al teatro civico di Sassari dal coordinatore nazione del Movimento NoSlot Dott. Simone Feder, tracciano il profilo di 1302 studenti affrontando diverse aree tematiche (Socio-Anagrafica, Tempo libero , Uso e funzione della rete, Budget settimanale, Principali fenomeni di rischio dell’adolescenza , Gioco d’azzardo e gioco on line, Comportamenti a rischio, Immagine corporea e relazione con il cibo, Rappresentazione di sé e delle relazioni).

Emerge un’alta percentuale di giovani già entrati in contatto con il mondo dell’azzardo (64%) , con percentuali elevate di spesa settimanale per abitudini disfunzionali, il 26.04% afferma infatti di dedicare parte della paghetta settimanale a tale attività e in particolare:9% gratta e vinci, 14% slot machine e 18% scommesse (con punte del 31% se prendiamo in considerazione solo la popolazione maschile)

Simone Feder illustra i dati

Grande l’incidenza dei famigliari nell’approccio all’azzardo, l’8% dei giovani afferma di avere in famiglia un genitore o fratello che gioca d’azzardo ogni giorno o quasi e il dato raddoppia se si tratta di nonni o zii (16%). A fronte di tali dati diversi sono i giovani che dicono di aver utilizzato forme di azzardo per la prima volta in compagnia di famigliari (37% con i genitori nel caso dei gratta e vinci).

Emerge nei giovani una scarsa consapevolezza dei rischi legati all’azzardo, il 20% di loro dichiara di considerarlo poco o per niente pericoloso (dato che sfiora il 33% quando si parla di utilizzo di cannabinoidi). Questo dato unito al 75% di loro che afferma di conoscere luoghi in cui poter giocare d’azzardo anche se minorenni rimanda la fotografia del forte rischio presente ad oggi sul territorio.

Per i giovani giocare d’azzardo è sinonimo di rischio (33%) e di malattia (35%), ma è anche visto da alcune percentuali come fonte di guadagno (4%) , divertimento (3%) e abilità (2%). Importanti sono anche le percentuali che indicano le motivazioni per cui, secondo loro, le persone si avvicinano all’azzardo: la volontà di arricchirsi (54%) il gusto per la sfida (14%) e il divertimento (8%).

Davanti a questa fotografia è necessario interrogarsi come adulti e figure di riferimento rispetto alla possibilità di intervenire a livello di prevenzione e sensibilizzazione. Ad oggi le figure di riferimento sembrano essere per la maggior parte gli amici a cui si rivolgerebbe in caso di problema l’85% dei giovani, tuttavia loro stessi affermano di non sentirsi condizionati dal loro intervento nel 73% dei casi, che avverrebbe dal 50% di loro solo se pensassero che l’amico stesse esagerando.

Fondamentale risulta oggi recuperare come adulti credibilità e fiducia da parte della popolazione giovanile attraverso la costruzione di relazioni profonde e significative all’interno dei contesti educativi (solo il 21% si rivolgerebbe a professori in caso di problemi, il 23% ad altri adulti che non siano genitori) per fare in modo che nascano le giuste domande e i giovani possano costruire le corrette risposte alle sfide della vita.

Il 60% di loro afferma di sentirsi influenzati dalla prevenzione effettuati all’interno delle mura domestiche, necessario quindi continuare a lavorare ed investire sulla creazione di una cultura nuova e consapevole, che sia trasmessa da genitori e figli fin dalla prima infanzia verso la creazione di persone e cittadini attivi e responsabili.

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