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Governo: perché quei cavalli di Troia sull'azzardo?

5 Dicembre Dic 2018 2046 05 dicembre 2018
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Nel contratto di governo non si parlava di proroghe, ma il Governo si appresta a farle per slot machine, scommesse, superenalotto e bingo. Non contento si impegna di fatto a "rendere omogenee su tutto il territorio distanze e orari di chiusura", in una parola: a innestare nel sistema il trojan horse per disarticolare le leggi regionali. Perché? Una giravolta che non piace alla società civile

Era partito come il governo del cambiamento e rischia di finire come governo delle milleproroghe. Sull'azzardo, al netto delle dichiarazioni Luigi Di Maio, i fatti parlano chiaro, e non sono certo coerenti con quelle dichiarazioni.

Con il consueto alibi di ricavare coperture finanziarie (risparmiatecelo, per carità), e una faciloneria politica disarmante, il Governo ha dato parere favorevole a una serie di vergognosi e imbarazzanti emendamenti alla Manovra che rischiano di vanificare il lavoro fatto in questi anni, pregiudicando gli anni a venire.

Negli emendamenti - approvati, ribadiamolo, dal Governo, che ha cassato i subementamenti che bloccavano le proroghe - presentati in Commissione Bilancio, che domani arriveranno alla Camera ci sono proroghe per le scommese, il super enalotto, le macchinette. Quello che un tempo, criticando chi stava allora all'esecutivo, il M5S ha chiamato "mercato delle vacche" eccolo di nuovo qui, puntuale come la peste, all'approssimarsi della Manovra.

C'è pura un'assurda "lotteria filantropica". Ma ci sono, soprattutto, due trojan horses: 1) il governo dichiara di impegnarsi ad "approntare una riforma organica" del sistema dell'azzardo; 2) si parla di "omogeneizzare gli orari di chiusura" , probabilmente, le distanze da luoghi sensibili scavalcando le disposizioni regionali.

Per molto meno - e per molta più trasparenza - abbiamo criticato i governi precedenti. Questo non è un alibi per nessuno. Non sia nemmeno una false flag per chi governa.

Che cosa significa infatti ciò che leggiamo in un emendamento là dove si prevede che vadano definiti «criteri omogenei su tutto il territorio nazionale in ordine alla distribuzione e agli orari degli esercizi che offrono gioco pubblico» se non quello che da anni chiedono le lobby: disarmare gli enti locali, togliendo di fatto autonomia di contrasto a questo fenomeno?

Cui prodest?

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