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Modus Navigandi, la scoperta del crescere

13 Dicembre Dic 2018 1522 13 dicembre 2018
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Mauro Pandimiglio ha raccolto in un volume le esperienze e le riflessioni, i racconti e i ricordi di trent’anni di attività velica e pedagogica. Tra i fondatori dell’Unione italiana vela solidale e gli ideatori di Handy Cup propone una “pedagogia nel mare” in un libro che è tutto fuorché un manuale di istruzioni per l’uso

“La maggior parte di noi non sempre ha bisogno di soluzioni, ma semplicemente di sentirsi sentito. È quel sentirci sentiti dall’altro che accende dentro di noi l’energia per trovare e mettere in atto soluzioni appropriate”. Quando si legge questa frase nelle prime pagine del libro “Modus Navigandi - Per una pedagogia nel mare” di Mauro Pandimiglio (Hoepli) si fa strada nella mente il sospetto che le pagine che si hanno in mano non sono il solito manuale con istruzioni d’uso che raccontano il metodo pedagogico che lo stesso Pandimiglio utilizza da oltre vent’anni nella sua scuola di vela a Pescia Romana e che ha visto tra i partecipanti ai corsi ragazzi di tutte le età, con e senza disabilità, ma non solo.

Il libro, infatti, più che un racconto è un percorso, il percorso dell’autore alla scoperta del punto di vista del mare che è diverso da quello della terra. Ed è proprio questa diversità a fare la differenza nel modo in cui si affrontano i problemi, le difficoltà e le scelte pedagogiche.

Il mare in fondo è una grande scuola e una scuola di vela è un luogo privilegiato per il debutto alla vita. Nel libro, del resto, si sottolinea molto come il “punto di vista del mare” aiuti a capovolgere lo sguardo dell’insegnamento. I corsi velici di “Mal di mare” – questo il nome del circolo romano e della scuola di vela – sono aperti alle diverse abilità ma soprattutto sono inclusivi perché alle lezioni partecipano non solo scolaresche e ragazzi con disabilità (fisiche e/o psichiche) ma anche giovani con problemi di dipendenza o minori con problemi di giustizia.

Duecento pagine che sono allo stesso tempo il racconto di questi vent’anni di attività, con i ricordi, le esperienze fatte, le soluzioni sperimentate, gli incontri e i dialoghi, ma come in una matrioska in cui ogni bambolina ne contiene un’altra, la lettura aggiunge sfumature e particolari e, nello scorrere delle pagine si scopre anche che Mauro Pandimiglio sta raccontando la sua vita il suo essere un educatore nel senso etimologico del termine ovvero il suo “portar fuori”, trarre dagli stessi ragazzi le risorse che essi non hanno coscienza di avere in un apprendimento che nasce prima di tutto dentro ciascun individuo. Ogni occasione diventa buona per educare, per trasmettere i saperi.

«L’orientamento sulla terra è incardinato sull’io, è infatti la mia posizione a determinare distanze, somiglianze e prospettive. Sul mare tutto cambia e diventa il vento il centro indicativo per delle manovre efficaci…. Sulla terra reagiamo con rigidità a qualunque accenno di problema o pericolo, mentre in mare lasciamo andare…». Eccola la scuola del mare quella che ha portato per esempio all’eliminazione della teoria, in particolare nelle lezioni con i ragazzi con disabilità ai quali si offriva direttamente la lezione pratica e senza timone… perché – spiega - «è tutto il corpo che si muove e insieme tutto il sistema neuronale della ricerca che si mette in ascolto. Per anticipare le dinamiche di barca, mare e vento bisogna ascoltarli insieme al proprio corpo…».

Nel libro “Modus Navigandi” non mancano riferimenti filosofici e letterari, citazioni da romanzi come Robinson Crusoe o Moby Dick, riferimenti accademici di psicologia, pedagogia, neuroscienze e antropologia. Con una citazione di Giovanni Bollea (nella foto con Mauro Pandimiglio) scelta per la quarta di copertina che aiuta a orientarsi “Lo spirito positivo dei nostri giovani, con il loro entusiasmo, con quello che sanno dare: la speranza, la bellezza della natura, la bellezza della partecipazione. Ecco i tre dare che entrano dentro di noi e danno quella felicità interiore che dura quando tu ritorni a casa”. Parole pronunciate in occasione di Handy Cup 2009. Pandimiglio, tra i fondatori dell’Unione italiana vela solidale nel 2003, è uno degli organizzatori e ideatori di Handy Cup (regata che vede insieme persone con disabilità e non).

Il mare e le sue metafore sono il fil rouge che accompagna il lettore in un viaggio dove alla parola integrazione si preferisce “inclusione” ed è un viaggio che non si vuol fermare, che si spinge sempre più avanti come la linea dell’orizzonte quando si naviga. La nuova frontiera educativa confida Pandimiglio sono i minori stranieri non accompagnati. «Tutti, dai ragazzi affetti da autismo ai bambini con disabilità psichica, ai ragazzi con disturbi dell’apprendimento ai minori stranieri non accompagnati… per tutti c’è un’unica soluzione e un’unica ricchezza: farli entrare in un percorso inclusivo, in una trama d’amore».

In una delle ultime pagine del libro il navigare della scuola di vela guarda al nostro navigare «nel grande mare della comunicazione del web, le nostre navi sono contenitori di migliaia di giga che viaggiano in tutto il mondo, entrano in ogni casa o in ogni luogo dove ci sia almeno un po’ di “campo”. La storia del navigare è la storia dell’uomo dunque, la sua pedagogia è legata anch’essa alle interpretazioni che se ne danno. La storia, come la nostra storia del resto, non la possediamo, possiamo tutt’al più interpretarla e tornare a farlo di nuovo….», insomma c’è un “modus navigandi” ed è tutto da scoprire.

Le immagini mostrano alcuni momenti delle attività alla scuola di vela "Mal di Mare". Nell'ultima foto in basso gli organizzatori di Handy Cup sul gommone

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