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Sostenibilità

Luca Jahier (Cese) invoca una nuova governance dell'Ue in materia di azione per il clima

20 Dicembre Dic 2018 1658 20 dicembre 2018
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Gli attori non statali e subnazionali hanno avuto finora un ruolo determinante nell'azione per il clima, pur trovandosi spesso a dover affrontare ostacoli insormontabili. Alla conferenza sui cambiamenti climatici che si è tenuta a Katowice, Polonia, dal 2 al 14 dicembre (COP 24), Luca Jahier, presidente del Comitato economico e sociale europeo (Cese), ha insistito sull'urgente necessità di trovare soluzioni al problema dei cambiamenti climatici e ha sottolineato che l'Europa deve adottare un nuovo meccanismo per la sostenibilità comprensivo di una governance multilaterale

«Se esaminiamo la situazione in cui ci troviamo oggi», ha dichiarato Luca Jahier, «nel constatare quanto forte sia il divario tra l'urgenza assoluta di agire subito e la lentezza con cui i governi avanzano o, in alcuni casi, fanno persino dei passi indietro, capiamo tutta l'importanza che riveste il fatto che altri assumano un ruolo guida e la dimostrazione della ferma determinazione e dell'enorme potenziale che caratterizzano il movimento dal basso». Inviando un chiaro messaggio alla COP 24, il presidente del Comitato economico e sociale europeo (Cese) ha messo l'accento sull'assoluta necessità di agire con urgenza per il clima: «O investiremo in azioni concrete di contrasto ai cambiamenti climatici oppure dovremo far fronte a gravi conseguenze, e allora sarà troppo tardi per salvare il nostro pianeta e le generazioni future. Abbiamo bisogno di coinvolgere la società civile, ma dobbiamo agire adesso e dobbiamo farlo in fretta!»

È essenziale mettere in campo una nuova struttura di governance dell'Ue in materia di azione per il clima e sostenibilità adottando un approccio coordinato e multilaterale. «L'Europa deve essere sostenibile, o semplicemente non esisterà più», ha affermato il presidente Jahier, aggiungendo che solo grazie agli sforzi congiunti delle comunità locali, delle organizzazioni non‑governative e della società civile, delle imprese, dei ricercatori e dei governi ai vari livelli sarà possibile promuovere un'azione forte a favore del clima e innescare un cambiamento positivo, accelerando così sia uno sviluppo a basse emissioni di carbonio che lo sviluppo sostenibile. Jahier ha poi osservato che «l'azione per il clima deve diventare la nuova 'normalità' e coinvolgere tutti gli attori nel processo di trasformazione. Nessuno deve essere lasciato indietro. Non possiamo mettere a punto soluzioni senza tener conto delle voci di coloro che più soffrono le conseguenze dei cambiamenti climatici e sono più vulnerabili.»

Oltre al presidente, la delegazione del Cese alla COP 24 è composta dalla vicepresidente del Comitato e responsabile della comunicazione Isabel Caño e dai membri Stefan Back, Rudy De Leeuw, Tellervo Kylä-Harakka-Ruonala, Cillian Lohan e Mindaugas Maciulevičius. I delegati hanno discusso il contributo fondamentale delle iniziative dal basso e i modi per finanziare l'azione per il clima con rappresentanti di organizzazioni della società civile e di altre organizzazioni provenienti da tutto il mondo.

Grazie alle loro iniziative dal basso, i governi locali, le imprese e le reti della società civile hanno avuto un ruolo centrale nel processo di transizione a un'economia a basse emissioni di carbonio e resiliente ai cambiamenti climatici. Questi soggetti hanno assunto degli impegni in tutta una serie di settori per ridurre le emissioni di gas a effetto serra, e dovrebbero quindi essere coinvolti in modo permanente nei negoziati sui cambiamenti climatici e nell'attuazione dell'accordo di Parigi.

Questi attori non statali e subnazionali sono confrontati a numerose difficoltà quando decidono di intensificare la loro azione per il clima. Per questo il Cese ha chiesto di avviare un Dialogo europeo per l'azione degli attori non statali a favore del clima inteso a rafforzare le iniziative di contrasto ai cambiamenti climatici intraprese da organizzazioni non statali europee. Il dialogo multilaterale e l'intera panoplia di strumenti di politica, ad esempio tramite la Coalizione per una governance climatica internazionale (International Climate Governance Coalition - ICGC), potrebbero aiutare queste organizzazioni ad attuare le loro iniziative per il clima in tutto il mondo.

Per garantire il livello di finanziamenti necessario per realizzare la transizione verso un'economia a zero emissioni di carbonio e un'Europa sostenibile entro il 2050, dobbiamo sostenere progetti che siano in grado di saldare le forze attive in Europa nell'interesse dei lavoratori, delle imprese e di tutti gli europei. Il Cese ha proposto di recente un "patto finanza-clima" per posti di lavoro di qualità che punti a reindirizzare verso la lotta ai cambiamenti climatici e verso l'economia reale i capitali che potrebbero altrimenti essere all'origine di una nuova bolla finanziaria, elaborando una nuova tabella di marcia e un piano integrato. Per citare Rudy De Leeuw, relatore del parere del CESE sul tema: «Il 40 % del bilancio dell'Ue dovrebbe essere destinato alla lotta contro i cambiamenti climatici e le loro conseguenze sul piano ambientale, economico e sociale».

È importante non solo che venga erogato un sostegno finanziario, ma anche che gli attori non statali possano avere accesso ai meccanismi di finanziamento esistenti. «Dobbiamo dar vita a un'azione per il clima più vasta e più efficace cambiando approccio per quel che riguarda l'accesso al finanziamento delle iniziative di lotta ai cambiamenti climatici», ha dichiarato Cillian Lohan, relatore del parere del CESE che verrà messo ai voti nel corso della sessione plenaria di questa settimana. Lohan ha poi concluso sottolineando che «è fondamentale sviluppare e adattare i meccanismi finanziari, dare accesso alle informazioni e condividere conoscenze sulle fonti di finanziamento, adeguare i criteri di assegnazione dei finanziamenti alle esigenze specifiche degli attori locali e, infine, proporre una strategia per il finanziamento di microprogetti».

Foto di apertura: Luca Jahier

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