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Anteprima magazine

Da 46 a 18,5 milioni: il crollo dell'sms solidale

9 Gennaio Gen 2019 1111 09 gennaio 2019
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Senza il traino delle emergenze, come era stato nel 2016 con il terremoto del Centro Italia, l'sms solidale mostra le sue difficoltà. Mentre le nuove regole del gioco lo hanno reso più oneroso, al punto che le organizzazioni più piccole ormai ci hanno rinunciato

Da 46 milioni di euro raccolti nel 2016 a 18, 5 milioni di euro raccolti nel 2017: questo il crollo della raccolta fondi tramite sms solidale. È vero che nel 2016 a trainare la raccolta fondi era stato il terremoto del Centro Italia, tanto che dei 46 milioni raccolti la metà, 23,1 milioni, erano stati donati proprio per la ricostruzione. Nel 2017 per fortuna non ci sono state emergenze analoghe e quindi la raccolta è stata ovviamente inferiore, ma anche con questa precisazione la raccolta risulta essere nettamente in calo e lo strumento, da molti ormai considerano esausto, sta mostrando tutte le sue difficoltà. Le cifre sono la somma del raccolto dalle tre maggiori compagnie telefoniche, TIM, Vodafone e Wind Tre. Secondo i dati delle precedenti edizioni dell'Italy Giving Report di Vita, nel 2015 le donazioni tramite sms solidale erano state pari a 28 milioni e nel 2014 pari a 31,2 milioni di euro.

Il 2018 è stato l’anno zero della nuova era delle raccolte fondi con sms solidale, inaugurata a febbraio 2018 dal nuovo “Codice di autoregolamentazione per la gestione delle numerazioni utilizzate per le raccolte fondi telefoniche per fini benefici di utilità sociale” presentato dalle compagnie telefoniche. E anche quello dell’ingresso sul mercato di un nuovo operatore, Iliad, che solo nelle ultime settimane ha aperto alle raccolte fondi solidali. I costi più alti hanno creato una sorta di barriera d’ingresso per le realtà più piccole, mentre i servizi promessi – a cominciare dalle anagrafiche dei donatori – nel 2018 non si sono visti. Attivare una raccolta via sms solidale costa sempre di più e rende sempre meno, urge inventarsi qualcosa di nuovo.

Daniele Fusi, un passato in Action Aid, da settembre è direttore generale di Aragorn. Il suo auspicio? «Fare il più in fretta possibile per le anagrafiche, perché lì in effetti c’è un margine di sviluppo interessante. A destare preoccupazione non dovrebbero però essere le nuove regole, quanto il fatto che stiamo lavorando su uno strumento esausto. Come sapremo reagire? Il nostro comportamento davanti alla crisi dell’sms solidale sarà un test per quello che accadrà fra dieci anni, quando nessuno userà più i bollettini postali. La mia sensazione è che si stia facendo revisione dell’esistente, senza sperimentare. Oggi dovrebbe avvenire qualcosa di analogo a quando fu “inventato” l’sms solidale, dovemmo scovare un’idea nuova, sui pagamenti da mobile ad esempio si sta lavorando tantissimo fuori dal non profit… Però per arrivare a una soluzione nuova occorre essere in tanti a sperimentare, se a cercarla è una persona sola invece è difficile arrivarci».

Secondo l'indagine “L’andamento delle raccolte fondi: bilanci 2017 e proiezioni 2018" dell'Istituto Italiano della Donazione, appena il 2% delle organizzazioni cita l'sms solidale fra gli strumenti di Raccolta Fondi più utilizzati nel 2017 e lo stesso si posizione all'ultimo posto quanto agli strumenti di Raccolta Fondi più efficaci nel 2017.

Sul numero di VITA in distribuzione le analisi e le riflessioni di Massimo Ciampa (Mediafriends), Rossano Bartoli (Lega del Filo d'Oro), Mario Alberto Battaglia (AISM), Simona Iallonardo (Albero della Vita) e Alessia De Rubeis (Atlantis).


Il Report è stato realizzato grazie al sostegno di myDonor® e AIFR – Associazione Italiana di Fundraising®

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