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Welfare

Un cantiere di lavoro per ri-comporre la figura dell'educatore professionale

18 Gennaio Gen 2019 1511 18 gennaio 2019
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Dalla lettura reciproca delle diverse posizioni espresse nei recenti articoli pubblicati proprio da Vita, Confcooperative e ANEP si sono incontrate. L'idea è quella di avviare un cantiere, aperto e il più inclusivo possibile, che coinvolga tutti quanti vogliano lavorare insieme per la ri-unificazione del profilo professionale dell'educatore. Quattro S-Punti per guardare al futuro

Primo, ripartire dall’affermazione di un profilo professionale dell’educatore. Secondo, i contenuti scientifici e i soggetti della sua formazione. Tre, la costruzione di un albo unico. Quattro, le situazioni pregresse e le soluzioni ai problemi generati dalla separazione tra educatore socio-pedagogico ed educatore sanitario.

Sono questi i «quattro S-Punti per guardare al futuro», i quattro punti di partenza che sanciscono la nascita di un nuovo cantiere di lavoro per ri-comporre dentro un unico profilo professionale la figura dell’educatore, oggi purtroppo scissa tra educatore socio-pedagogico ed educatore socio-sanitario.

«L’idea di incontrarci e di provare a disegnare una piattaforma unitaria di confronto è nata dagli scambi di valutazioni e dal confronto tra le diverse prese di posizione apparse nei recenti articoli pubblicati proprio da Vita. Leggendoci a vicenda abbiamo capito che gli elementi di convergenza sono decisamente più consistenti dei distinguo e da qui abbiamo deciso di incontrarci», afferma chi lo scorso 16 gennaio ha preso parte al primo incontro tra l'Associazione Nazionale Educatori Professionali (ANEP) e Federsolidarietà, svoltosi presso la sede di Confcooperative Lombardia. Presenti, oltre al Presidente di ANEP Nazionale Nicola Titta e alla Presidente di Federsolidarietà Lombardia Valeria Negrini, i consiglieri regionali di Federsolidarietà Marco Bollani e Massimiliano Malè ed il past president ANEP Francesco Crisafulli.

Da lì è emersa una prima idea di costruzione di una piattaforma di lavoro che impegni gli attori nel proseguire il percorso necessario a mettere ordine sul piano normativo alla figura dell’educatore professionale. L’incontro è nato dalla comune valutazione che siano ormai maturi i tempi per lavorare in modo sinergico tra tutte le forze sociali interessate alla riunificazione della figura dell’educatore ed alla correzione dell’attuale assetto normativo che, dopo gli emendamenti inseriti nella Legge di Bilancio, presenta ancora elementi di disparità tra educatore socio-sanitario ed educatore socio-pedagogico. Ad esempio il primo tenuto all’iscrizione ad apposito albo e a tutti gli obblighi derivanti da un sistema professionale normato ed ordinato come l’obbligo ECM (Formazione Continua certificata), mentre il secondo no. Questo assume una chiara disparità di trattamento tra le due figure, che non è accettabile.

L’idea partorita dall’incontro di Milano è quella di avviare un primo approfondimento di contenuti per condividere nel merito la visione dell’associazione e del mondo di Confcooperative, rispetto agli elementi imprescindibili del lavoro educativo ed all’evoluzione della sua professionalità.

  • Cosa significa oggi operare come educatore professionale nei diversi contesti in cui è richiesto il suo intervento?
  • Cosa significa assumere oggi la sfida di costruire progetti educativi che perseguano il benessere delle persone e che le accompagnino all’acquisizione di uno stato di piena ed effettiva cittadinanza?
  • Quali sono le competenze operative imprescindibili e che non possono mancare a chi opera come educatore professionale?
  • Come consentire agli educatori di certificare e qualificare in progress la propria professionalità attraverso la costruzione di un albo unico dell’educatore professionale?
  • Ed infine attraverso quali correttivi normativi ulteriori provare a sanare gli elementi di disparità tra le due differenti qualifiche che connotano la professione dell’educatore?

Seguendo il filo conduttore delle competenze necessarie a questo professionista, i quattro punti identificati divengono una traccia fondamentale per parlare di forma e di contenuti della professione unica:

  1. Profilo professionale, ovvero quali le competenze fondamentali, quali gli ambiti di lavoro, funzioni, attività e compiti dell’EP?
  2. Formazione universitaria di base: chi forma le competenze di base dell’EP in Italia? Con quali collaborazioni si costruisce il carattere professionalizzante della professione?
  3. Albo professionale, ovvero chi certifica le competenze in ingresso nella professione; chi garantisce lo standard qualitativo del professionista?
  4. Quali i percorsi, normativi, formativi, abilitanti, portano alla certificazione delle competenze per le esperienze pregresse di attività professionale e allineano tutti i professionisti ad un livello omogeneo?

Sono queste le prime tracce di lavoro del cantiere apertosi in Lombardia. Un cantiere che, per voce degli stessi attivatori, intende aprirsi alla più ampia e inclusiva partecipazione alle parti sociali interessate a lavorare insieme per la ri-unificazione di questo profilo professionale.

«Ci sembra un cantiere di buon senso ma anche emblematico. Emblematico della complessità della sfida oggi in atto per i nostri sistemi di welfare che da un lato sono chiamati a ripensarsi all’interno di un orizzonte di sviluppo sostenibile e di una visione comunitaria caratterizzata da processi inclusivi e dall’altro si trovano quotidianamente di fronte a contrapposizioni ed a separazioni indotte spesso dal suo stesso modello di funzionamento. Come se la salute ed il benessere dei cittadini fossero prima di tutto un ambito di mercato piuttosto che un diritto ed un opportunità irrinunciabili per la nostra idea di mondo, di comunità ed anche di cittadinanza. Il sistema di welfare ha bisogno come non mai oggi di riflettere sulla nostra idea di salute, di benessere e di cittadinanza. Per contrastare e superare la frammentazione e la “prestazionalizzazione” crescente degli interventi sociali e socio-sanitari. Dobbiamo tornare a dotarci di una cornice di senso comune e condivisa quando parliamo di salute e di benessere».

In quest’ottica la ri-composizione della figura dell’educatore professionale costituisce un'opportunità di arricchimento per tutto il sistema di welfare.

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