Migrazioni

Migranti, una nuova strage in mare

19 Gennaio Gen 2019 1742 19 gennaio 2019

I naufraghi sarebbero rimasti tre ore a galla prima dell'intervento dell'elicottero della Marina italiana che ha salvato 3 persone, le le altre, 120 in tutto, sono via via cadute in mare annegando spiega il direttore dell'Oim. Tra loro anche dieci donne, una delle quali incinta, e due bimbi, uno di appena due mesi. A Lampedusa sbarcano intanto in 68. E l'UNHCR ai governi: “Revocate le misure anti ong”

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Migranti Mathieu Willcocks MOAS EU
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I naufraghi sarebbero rimasti tre ore a galla prima dell'intervento dell'elicottero della Marina italiana che ha salvato 3 persone, le le altre, 120 in tutto, sono via via cadute in mare annegando spiega il direttore dell'Oim. Tra loro anche dieci donne, una delle quali incinta, e due bimbi, uno di appena due mesi. A Lampedusa sbarcano intanto in 68. E l'UNHCR ai governi: “Revocate le misure anti ong”

Ieri sera un elicottero della Marina Italiana è intervenuto per trarre in salvo i superstiti, ma per gli altri non c'è stato nulla da fare. "Ci hanno raccontato che su quel gommone, partito dalla Libia la notte di giovedì 17, c'erano circa 120 persone - spiega all'Adnkronos Flavio Di Giacomo, il portavoce Oim in Italia che ha interrogato i superstiti. "Dopo 10 -11 ore di navigazione il gommone ha cominciato a sgonfiarsi ed affondare. Le persone sono cadute in mare e sono affogate". I naufraghi sarebbero rimasti tre ore a galla prima dell'intervento dell'elicottero della Marina italiana le persone sono quindi via via cadute in mare annegando. Tra loro anche dieci donne, una delle quali incinta, e due bimbi, uno di appena due mesi.

I migranti provenivano soprattutto da Nigeria, Camerun, Gambia, Costa d'Avorio e Sudan. "I superstiti sono rimasti a galla intorno alle 3 ore, così hanno indicato anche se la percezione del tempo in quelle situazioni è sempre molto vaga", ha detto il presidente dellOim, Flavio Di Giacomo. I tre, traumatizzati e sotto choc, sono comuque in buone condizioni di salute. Sono stati trasportati a Lampedusa, dove proprio ieri erano sbarcate altre 67 persone soccorse dalla Guardia Costiera.

Il salvataggio è avvenuto a 50km a Nord-Est di Tripoli. Uno dei tre migranti era in acqua, gli altri due su una zattera di soccorso lanciata poco prima. Trasportati d'urgenza a Lampedusa dalla nave Duilio, sono stati sottoposti alle cure del poliambulatorio dove sono arrivati in ipotermia. Poche ore dopo, si scatena la polemica sulle politiche migratorie, la chiusura dei porti e il ruolo delle Ong nel Mediterraneo.

Le accuse arrivano dal canale Twitter di Sea Watch: "Le persone rischiano di affogare in un Mediterraneo svuotato da navi di soccorso - scrive l'Ong su Twitter - Nessun programma EU di salvataggio in mare, Open Arms bloccata in Spagna, Sea Eye in cerca di un porto per cambio equipaggio". In eggetti da parte libica nessuna notizia su tentativi di salvataggio che arrivano solo ex post. La replica dell'ossesionato Salvini non si fa attendere: "Sarà una coincidenza che da tre giorni c'è una nave di una Ong che gira davanti alle coste della Libia e in questi giorni gli scafisti tornano a far partire barchini e gommoni che si sgonfiano”.

Sempre a Lampedusa sono arrivati a bordo di mezzi della Capitaneria i 68 migranti sbarcati all'alba di oggi nel porto. Stando alle prime notizie il gruppo, interamente composto da uomini di nazionalità pachistana ed egiziana, è stato soccorso in acque italiane dopo essere stato avvistato dai mezzi di soccorso. Le condizioni di salute dei migranti a un primo controllo non destano preoccupazioni. Sono stati riscontrati alcuni casi di scabbia, "segno che sono stati imprigionati a lungo" spiega un soccorritore secondo il quale gli stranieri sarebbero salpati dalla Libia. A bordo, infatti, non c'era nessun altro nordafricano, ad esclusione degli egiziani. Nessuna comunicazione ufficiale è arrivata dalle autorità governative. La notizia è stata poi confermata dall'Organizzazione mondiale delle migrazioni (Oim) che a Lampedusa sta assistendo i migranti sbarcati. "Sono partiti mercoledì notte da Zawyah", hanno spiegato gli operatori Onu. Zawyah è una delle capitali del traffico di esseri umani, storica roccaforte di milizie fedeli al governo di Tripoli.

Nel corso di una diretta Facebook durante il viaggio verso Rigopiano, il ministro dell'Interno detto che i migranti arrivati "dall'inizio dell'anno sono 53". Con quello di oggi in realtà la contabilità sale a 121. A cui vanno aggiunti i morti in mare. Ieri 120. Il naufragio di ieri è avvenuto in un Mediterraneo totalmente sguarnito di soccorsi e in cui sono già avvenuti diversi incidenti nelle prime due settimane del 2019 a giudicare dal numero dei corpi, almeno 25, recuperati nei giorni scorsi sulle spiagge libiche. L'unica nave umanitaria in mare è la Sea Watch che ieri, a 10 ore di navigazione, ha messo in acqua due gommoni veloci per andare in aiuto.

L’UNHCR, intanto, esprime profondo dolore per le notizie relative a circa 170 persone che sarebbero morte o disperse nel Mediterraneo a seguito di due differenti naufragi.

Secondo recenti notizie diffuse dalle ONG, circa 53 persone sono morte nel Mare di Alborán, nel Mediterraneo occidentale. E’ stato riferito che un sopravvissuto, dopo essere rimasto in balia delle onde per oltre 24 ore, è stato soccorso da un peschereccio di passaggio e sta ricevendo cure mediche in Marocco. Per diversi giorni navi di soccorso marocchine e spagnole hanno effettuato le operazioni di ricerca dell’imbarcazione e dei sopravvissuti, senza risultati.

La Marina Militare italiana ha riportato, inoltre, di un ulteriore naufragio nel Mediterraneo centrale. Tre sopravvissuti, portati a Lampedusa per ricevere assistenza medica, hanno riferito che altre 117 persone, attualmente date per morte o disperse, erano partite con loro dalla Libia. L’UNHCR non ha potuto verificare in modo indipendente il bilancio delle vittime per entrambi i naufragi.

“Non si può permettere che la tragedia in corso nel Mediterraneo continui”, ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “Non possiamo chiudere gli occhi di fronte all’elevato numero di persone che stanno perdendo la vita alle porte dell’Europa. Nessuno sforzo deve essere risparmiato, o precluso, per salvare le vite di quanti sono in pericolo in mare”.

Nel 2018, 2.262 persone hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l’Europa lungo le rotte del Mediterraneo. L’UNHCR è preoccupata che le azioni degli Stati dissuadano sempre più le ONG dall’effettuare operazioni di ricerca e soccorso, e lancia un appello affinché siano revocate immediatamente.