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Castelnuovo di Porto: UNICEF consegna lettere per bambini e ragazzi del CARA al Presidente Mattarella

23 Gennaio Gen 2019 1736 23 gennaio 2019
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Ecco i pensieri di pace elaborati dai bambini della scuola elementare Guido Pitocco in visita al CARA Castel Nuovo di Porto insieme al Portavoce UNICEF Italia Andrea Iacomini che sono stati consegnati oggi allo staff del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella

“Cari bambini del CARA, pace vuol dire amicizia di tutti i popoli del mondo. Dei genitori che ti amano anche se non ce li hai. Restiamo uniti come una grande catena formata da tutti i bambini di ogni parte del mondo dalla Cina, dall’Africa, dall’Asia ed altri paesi. Non siete soli, ci sono gli amici e la famiglia. Vi saluto con tutto il cuore”

È uno dei pensieri di pace elaborati dai bambini della scuola elementare Guido Pitocco in visita al CARA Castel Nuovo di Porto insieme al Portavoce UNICEF Italia Andrea Iacomini e sono stati consegnati oggi allo staff del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Qualche mese fa Andrea Iacomini si era infatti recato in visita alla struttura durante una mattinata di giochi organizzata dalla Cooperativa Auxilium per i bambini dell’IC Pitocco e i bambini presenti nel CARA: a questi ultimi i ragazzi avevano dedicato una serie di pensieri di pace inserite in un grande mappamondo di cartapesta.

“Lo sgombero del CARA di Castelnuovo di Porto, pur essendo formalmente legittimo alla luce del Decreto Sicurezza (L. 132/2018), interrompe in modo traumatico i percorsi di inclusione sociale, istruzione e formazione per tanti bambini e ragazzi” Dichiara Andrea Iacomini, Portavoce UNICEF Italia

“Bambini e ragazzi che frequentavano le scuole e i centri estivi, che svolgevano attività di volontariato, che avevano stretto amicizia e legami affettivi con i coetanei italiani” – Continua- “Si trovano improvvisamente gettati fuori dal loro ambiente e proiettati nell'ignoto, a ricominciare da zero ma gravati dal peso di un'esperienza che non potrà non lasciare una ferita dentro di loro.

Viene da chiedersi se queste decisioni, assunte in nome della sicurezza e dell'ordine sociale, possano davvero rendere il nostro Paese più sicuro o non, piuttosto, generare nuove marginalità ed esclusioni che possano preludere a esiti del tutto diversi da quelli auspicati”. Conclude Iacomini

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