Welfare

Reddito di cittadinanza, le famiglie: «Benefici anche per chi assume colf e badanti»

24 Gennaio Gen 2019 1303 24 gennaio 2019

A Firenze l’associazione Domina ha presentato la ricerca “Il lavoro domestico in Italia: dettaglio regionale”. Un’occasione per mettere sul tavolo una richiesta «che sarebbe un importante incentivo all’emersione del lavoro nero», sostiene il segretario generale di Domina (Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico)

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Anziani Assistenza15 Foto: Sintesi
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A Firenze l’associazione Domina ha presentato la ricerca “Il lavoro domestico in Italia: dettaglio regionale”. Un’occasione per mettere sul tavolo una richiesta «che sarebbe un importante incentivo all’emersione del lavoro nero», sostiene il segretario generale di Domina (Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico)

Il reddito di cittadinanza? «Potrà essere uno straordinario strumento di emersione del lavoro nero o un’occasione mancata». A sostenerlo è il segretario generale dell’associazione Domina (Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico) che ieri a Firenze, nel palazzo del consiglio regionale della Toscana, ha presentato il suo IX dossier tematico sul lavoro domestico centrato sul dettaglio regionale e curato insieme alla Fondazione Leone Moressa.

È stata questa l’occasione per chiedere al Governo e al Parlamento, impegnati nella stesura definitiva del testo che dal primo aprile introdurrà in Italia il reddito di cittadinanza, che «le agevolazioni previste per le aziende che assumo beneficiari del reddito siano estese anche alle famiglie». «Se così fosse», stima il segretario generale di Domina, Lorenzo Gasparrini, «possiamo calcolare che almeno un 20% del milione e passa di addetti in nero possa mettersi a norma». A conti fatti: oltre 200mila persone. E invece così non sarà, «sarà una grande occasione persa», gli fa eco l’avvocato Massimo De Luca nella sua veste di direttore dell’Osservatorio nazionale domina sul lavoro domestico. Un settore dove la componente irregolare vale circa il 60% degli addetti. Un dato clamoroso rispetto alla media degli altri settore del 13,5%.

Lorenzo Gasparrini

Massimo De Luca

Venendo ai dati del documentatissimo dossier presentato a Firenze, ecco le evidenze più significative (l'analisi prende in considerazione solo gli addetti assunti regolarmente)

Secondo i dati INPS, a fine 2017 i lavoratori domestici regolarmente assunti dalle famiglie italiane sono circa 865 mila, con una prevalenza di colf (54,4%) rispetto alle badanti (45,6%). In 10 anni questi lavoratori sono cresciuti del 26%, anche se il loro andamento è stato altalenante, influenzato fortemente da misure amministrative e normative, in particolare la c.d. sanatoria del 2012, che ha portato il numero di lavoratori domestici sopra il milione di unità, valore ridimensionato negli anni successivi.

Solo in due regioni l’aumento dei lavoratori domestici è stato sempre costante, ovvero la Sardegna ed il Trentino Alto Adige.
La crescita dei lavoratori domestici è dovuta in tutte le regioni italiane dall’aumento dei lavoratori che si occupano di assistenza: “le badanti”.

L’Italia è un paese con un’elevata incidenza di anziani che, sia per la tipologia di welfare presente nel nostro paese che per i cambiamenti culturali familiari avvenuti nel Paese, trovano in questi operatori la giusta soluzione alle loro esigenze. Tendenza opposta per le colf, che registrano, probabilmente per la crisi economica, cali in quasi tutte le regioni (crescono solo in Puglia ed in Lombardia).

La distribuzione delle due tipologie di lavoratori domestici è eterogenea nel territorio; il 37% delle badanti totali si concentra in tre regioni (Lombardia, Emilia Romagna e Toscana), ma se rapportate al numero di anziani residenti viene registrata una maggiore incidenza nelle regioni del Centro-Nord, rispetto a quelle del Sud (fatta eccezione per la sola Sardegna). Ancora più caratterizzante l’analisi delle colf, il 40% delle colf lavora in Lombardia o nel Lazio. In particolare nel Lazio si registrano quasi 16 colf ogni 1.000 abitanti quando il dato nazionale non arriva ad 8.

I lavoratori di genere femminile sono in netta maggioranza (88,3%) rispetto agli uomini (11,7), mentre a livello regionale è la Sicilia a registrare la maggiore percentuale di uomini (24%), seguita dalla Campania (16%) e dalla Calabria e dal Lazio con il 15%. Di contro è decisamente minoritaria la presenza maschile nel Trentino Alto Adige (4,7%) in cui il lavoro domestico è quasi prerogativa femminile (95,3%).


Per quanto riguarda la nazionalità, gli stranieri rappresentano il 73,1% del totale, anche se negli ultimi anni sono aumentati gli italiani. Si registrano molte diversità territoriali, in particolare nel Sud è molto più forte la presenza di italiani come lavoratori domestici, in regioni come la Sardegna (79%) ed il Molise (51%) è addirittura maggioritaria. Questa particolarità territoriale è dovuta probabilmente alle minori possibilità lavorative in queste regioni. Per quel che riguarda i lavoratori stranieri, la componente più significativa è quella dell’Est Europa che arriva a rappresentare il 43% dei lavoratori domestici totali. I lavoratori dell’Est Europa sono maggiormente presenti nelle regioni del Nord Est, dove grazie alla loro vicinanza geografica la percentuale arriva al 60%. I lavoratori domestici asiatici, che rappresentano il 15% dei lavoratori a livello nazionale, superano il 20% nelle regioni in cui è forte la presenza di colf come la Lombardia (21%), il Lazio (26%) e la Sicilia (24,7%).


A fronte di una ricchezza prodotta da questi lavoratori pari a 19 miliardi di valore aggiunto, nel 2017 le famiglie italiane hanno speso 6,9 miliardi di euro per la retribuzione dei lavoratori domestici (stipendio, contributi, TFR). Ciò significa che, mediamente, ogni lavoratore domestico ha percepito circa 6.500 euro annui netti, evidentemente variabili di molto a seconda delle ore lavorate e del tipo di servizio.

L’età media del lavoratore domestico è 48 anni e nella maggioranza dei casi è assunto da meno di un anno. Si registrano contratti con una maggiore durata in Lazio, Lombardia e Piemonte. Se i dati INPS consentono un’analisi quantitativa del fenomeno, i dati DOMINA (basati sulle elaborazioni delle buste paga dei propri soci a livello nazionale) offrono alcuni dettagli qualitativi molto interessanti. Innanzitutto, il datore di lavoro ha un’età media di 65 anni ed è in prevalenza un uomo (52%).

La mansione più frequente per il lavoratore domestico è quella di collaboratore generico (29%). Oltre uno su cinque lavora come assistente a persone non autosufficienti. Un numero significativo anche quello degli assistenti a persone autosufficienti con mansione di pulizie della casa. Queste tre mansioni raccolgono circa il 70% di tutti i lavoratori domestici.

Infine, osservando gli scenari demografici Istat, possiamo ipotizzare che nel 2050 aumenterà significativamente il fabbisogno di lavoratori domestici, in particolare baby sitter e badanti: rispetto al 2017, infatti, anziani (over 80) e bambini (0-14 anni) rappresenteranno un quarto della popolazione (rispettivamente 13,6% e 12,0%).

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