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Costalli: «Serve una politica capace di coniugare valori e interessi»

25 Gennaio Gen 2019 1838 25 gennaio 2019

Il presidente ha aperto il XIII Congresso del Movimento Cristiano Lavoratori: «Si deve ripartire dalla politica perché la sua funzione è insostituibile, In questo i cattolici non possono essere solo spettatori, ma debbono “mettersi in gioco nella società”, perché “siamo di fronte a una fase nella quale le soluzioni ai grandi problemi del Paese devono fondarsi, come è sempre stato nella storia d’Italia, sul contributo dei cattolici che ispirano la risorsa culturale e politica del popolarismo"

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Carlo Costalli Presidente Mcl
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Il presidente ha aperto il XIII Congresso del Movimento Cristiano Lavoratori: «Si deve ripartire dalla politica perché la sua funzione è insostituibile, In questo i cattolici non possono essere solo spettatori, ma debbono “mettersi in gioco nella società”, perché “siamo di fronte a una fase nella quale le soluzioni ai grandi problemi del Paese devono fondarsi, come è sempre stato nella storia d’Italia, sul contributo dei cattolici che ispirano la risorsa culturale e politica del popolarismo"

“Un movimento di popolo: tra la gente e per la gente, che in questi anni ha cercato di rappresentare un punto di riferimento in un ‘Paese smarrito’, attraversato da incertezze che hanno creato disgregazione sociale e diseguaglianze crescenti. Il nostro ruolo, ora più che mai, è quello di diventare protagonisti sempre più attivi, di assumerci con responsabilità e coerenza un ruolo essenziale nel cambiamento e per il cambiamento”. Con queste parole, che rivendicano il cammino fatto e annunciano la volontà di percorrere ancora molta strada, il presidente Carlo Costalli ha aperto la sua relazione al XIII Congresso del Movimento Cristiano Lavoratori, i cui lavori si sono aperti oggi pomeriggio e che si concluderanno domenica mattina. “Forti della nostra identità, attraverso il lavoro, costruttori di speranza in Italia e in Europa”, questo il titolo-tema dell’assise, che si è aperta sulle note dell’inno di Mameli, iniziato con la prolusione di Mons. Filippo Santoro, Presidente della Commissione per i Problemi Sociali e il Lavoro della Cei nonché arcivescovo di Taranto, e il saluto del premier Giuseppe Conte.

Accordandosi a una complessiva attenzione in questo senso del mondo cattolico italiano, che il Mcl ha saputo tenere alta anche in momenti in cui era decisamente meno à la page, il Presidente ha subito chiarito che “si deve ripartire dalla politica perché la sua funzione è insostituibile”. Una politica – ha denunciato – “autoreferenziale, verticistica, lontana dai problemi veri e dalle esigenze fondamentali delle persone, delle famiglie e delle aggregazioni sociali, come abbiamo visto negli ultimi anni, ha generato sempre più distanza tra la gente comune e il palazzo”. Occorre, quindi, “che rinnovi le sue modalità di esercizio, tornando a comporre valori e interessi, esigenze comuni e bisogni individuali, ambiti locali e realtà globale”. In questo i cattolici non possono essere solo spettatori, ma debbono “mettersi in gioco nella società”, perché “siamo di fronte ad un necessario tempo nuovo, una fase nella quale le soluzioni ai grandi problemi del Paese devono fondarsi, come è sempre stato nella storia d’Italia, sul contributo dei cattolici che ispirano la risorsa culturale e politica del popolarismo e non si rassegnano all’irrilevanza politica. In questo periodo di grande confusione voglio riaffermare con forza la necessità che il mondo cattolico riscopra il carattere essenziale della presenza pubblica nell’esperienza di fede”.

Chiara anche l’opzione europeista, con qualche affondo allo scetticismo in questa prospettiva da parte del governo gialloverde ma senza rilevare come non sia questa Ue la concretizzazione dei sogni dei Padri fondatori. Costalli chiarisce che “fin dalla sua fondazione ha sempre avuto un’anima europeista e riformista”. L’Unione Europea, affonda il leader del Mcl “così come è oggi, non offre più la prospettiva di civiltà per la quale è nata. Ora è necessaria una riflessione seria su ‘quale Europa vogliamo’, senza facili slogan e con un pensiero di lungo respiro. L’Europa che vogliamo non può essere un’Unione subalterna ad una cultura tecnocratica ed elitaria, deve essere un’Unione che riscopre le sue radici popolari, solidale, politica, democratica, vicina ai popoli europei”. Un’Europa che - come indica il presidente con un’ampia citazione del manifesto “Sì all’Europa per farla” scritto con Giancarlo Cesana - abbia “una concezione della cosa pubblica sussidiaria, capace di valorizzare il protagonismo della persona e il suo potenziamento attraverso le associazioni e gli altri corpi intermedi; un’attenzione alla famiglia come fondamentale fattore di stabilità personale e sociale; una politica che metta al centro il lavoro e il suo significato, con investimenti speciali per i giovani; una libertà di educare a partire dalle convinzioni e dai valori che sono consegnati da una ricchissima tradizione popolare; il rispetto dell’identità anche religiosa dei popoli, certi che questa è in grado di accogliere ed ospitare con equilibrio e realismo, e che garantisca una ripresa del ruolo centrale dell’Europa nel mondo, attraverso una politica estera e di difesa comune; il rafforzamento delle competenze del Parlamento europeo”.

La centralità del lavoro, non a caso evocato come fattore costruttivo di speranza nel titolo del Congresso, prende larga parte della relazione. Non mancano gli affondi al governo, che sembra rimanere a una distanza critica. “Uno dei problemi – punge Costalli - più seri in Italia rimane la mancanza di lavoro che interpella fortemente le istituzioni. Non si potrà avere alcuna reale ripresa economica senza che sia riconosciuto a tutti il diritto al lavoro. Il primo obiettivo da perseguire, però, è il lavoro per tutti, degno ed equamente retribuito, e non il reddito ‘per tutti’, perché non avere lavoro è molto più drammatico della mancanza di reddito. Senza lavoro viene meno la dignità stessa dell’uomo. E’ preoccupante che nel Paese stia passando, invece, la percezione che si privilegi l’assistenzialismo piuttosto che il lavoro, mentre il lavoro sembra essere sparito anche dal dibattito politico. Ciò è grave soprattutto per il Mezzogiorno, che avrebbe bisogno di progetti e proposte per un rilancio reale: proposte che finora sono state totalmente inesistenti”.

La prospettiva è quella di un passaggio all’azione, “fatto in autonomia e a ‘schiena dritta’, ‘liberi e forti’: un’autonomia di cui spesso è stata carente anche parte del mondo cattolico. Le sfide che ci attendono sono molte e decisive, sono sfide che riguardano la visione dell’uomo e del mondo, e a queste sfide non può mancare l’apporto del mondo cattolico”. Quello del Mcl pare proprio annunciato.

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