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Innovazione sociale

“Il fattore umano. Lo spirito del lavoro”: le eccellenze italiane nel film di Giacomo Gatti

25 Gennaio Gen 2019 1730 25 gennaio 2019
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Nel documentario “Il fattore umano, lo spirito del lavoro”, il regista milanese Giacomo Gatti compie un viaggio nelle eccellenze del lavoro italiano

Le file di pasta di Gragnano, le viti delle montagne del Trentino, l’alta tecnologia degli incubatori di startup e delle fabbriche. Nel documentario Il fattore umano, lo spirito del lavoro, il regista milanese Giacomo Gatti compie un viaggio nelle eccellenze del lavoro italiano. Quindici storie diverse per settore e territorio, ma unite da un filo invisibile: quello della responsabilità. Tutte rappresentano una differente interpretazione di una visione dell’impresa che non è solo profitto, ma anche sviluppo, cultura e creatività. Gatti, con il linguaggio del cinema, mostra le mani, gli occhi e la passione che c’è dietro queste aziende. Il “fattore umano”, appunto.

Il film è prodotto da Inaz – Osservatorio Imprese Lavoro, in collaborazione con Fondazione Ente dello Spettacolo, Festa del Cinema di Roma e Fondazione del Cinema per Roma, con il patrocinio della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro

Sono storie italiane che non arrivano mai alla ribalta, e invece oggi più che mai è necessario valorizzarle

Linda Gilli, presidente e amministratore delegato di Inaz

Nella pellicola, il lavoro è raccontato anche attraverso l’aspetto emozionale, quel bello del lavorare che spesso viene dimenticato: c’è chi dichiara di mettere una parte di sé in ogni trattore su cui lavora, chi realizza l’economia circolare recuperando reti da pesca, chi ha scommesso sulle mani degli agricoltori per rilanciare il settore agricolo. E ancora: c’è chi descrive l’anno di lavoro che c’è dietro i fumetti in edicola ogni settimana; chi sviluppa arti artificiali che hanno il senso del tatto; chi trasforma un lanificio in una banca; chi ogni anno assume a tempo indeterminato venti giovani meritevoli, anche se non ha bisogno di ampliare la forza lavoro.

E infine c’è Don Antonio Loffredo, che nel Rione Sanità di Napoli ha riaperto le vecchi Catacombe abbandonate, attirando centomila visitatori e dando così una risposta ai giovani disoccupati del quartiere.

«Sono storie italiane che non arrivano mai alla ribalta, e invece oggi più che mai è necessario valorizzarle», spiega Linda Gilli, presidente e amministratore delegato di Inaz.

Sono le mani e i cervelli delle imprese italiane e le loro storie meritano di essere raccontate attraverso il linguaggio del cinema

«In un’epoca in cui la finanza e le nuove tecnologie sembrano scalzare il fattore umano dal centro dell’economia, la nostra convinzione è che esistano uomini e donne capaci di fare la differenza», afferma il regista Giacomo Gatti. «Sono le mani e i cervelli delle imprese italiane e le loro storie meritano di essere raccontate attraverso il linguaggio del cinema»...


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