Clément Olivier
Anniversari

Clément: siamo stanchi di un cristianesimo che sia l’ideologia di un gruppo, una nazione, uno Stato

27 Gennaio Gen 2019 1646 27 gennaio 2019
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Dieci anni fa moriva Olivier Clément (1923-2009), una grande figura di teologo ed ecumenista francese. Lo ricorda la rivista La Nuova Europa ripubblicando un suo testo molto attuale

Dieci anni fa moriva Olivier Clément (1923-2009), una grande figura di teologo ed ecumenista francese. Lo ricorda la rivista La Nuova Europa. La sua tormentata conversione dall’ateismo costituisce il frutto meraviglioso dell’incontro vitale fra l’emigrazione russa a Parigi e l’ambiente intellettuale di Francia, segnato da un cristianesimo stanco e dal libero pensiero. Infatti la grave crisi di senso che quasi lo indusse al suicidio trovò la risposta liberante in un libro di Berdjaev Filosofia dello spirito libero. Da quel momento la sua vita, illuminata da una nuova luce interiore, trovò una guida sicura nel pensiero e nell’amicizia dei teologi russi: Berdjaev, Losskij, Evdokimov. Per questo, dopo il battesimo a 30 anni nella Chiesa ortodossa russa, per tutta la vita Clément non fece che gettare ponti: fra cattolici, ortodossi e protestanti, tra cristiani e islamici, cristiani ed ebrei.

Rinnoviamo il ricordo luminoso di un uomo abitato dallo Spirito offrendo un breve passaggio di un suo libro particolarmente amato in Russia Taizé: un senso alla vita (1997).

Il cristianesimo storico è gravato dalla volontà di potere, dal desiderio di convincere per mezzo della forza, alleandosi con lo Stato. Allora si pone la domanda: che ruolo sono chiamati a svolgere i cristiani nella società secolarizzata?
La Chiesa deve rinunciare al potere, senza tuttavia rinunciare ad essere lievito, un lievito che opera in tutti i settori della vita. Restando al di fuori di qualsiasi potere essa può vivere della luce, una luce a volte impercettibile, a volte più visibile a seconda dei tempi, dei paesi, delle possibilità offerte dalla storia.

Bisogna altresì rinunciare all’idea che possiamo agire sulla società dal di fuori: non ci resta che la possibilità di agire dall’interno, attraverso menti e cuori investiti dai raggi di questa luce, attraverso le nostre diverse iniziative. Il ruolo del cristiano non è quello di lottare contro la secolarizzazione, che di fatto si è già imposta, ma di renderla positiva, ossia di fare in modo che la Chiesa sia lievito e non forma di potere; come pure ha il ruolo di tener deste le domande ultime dell’essere, cui il secolarismo non dà alcuna risposta. Forse Dio si attende dai cristiani una spiritualità creativa, che diventi l’ossigeno dell’epoca, e cambi impercettibilmente la società.

Tutto questo è molto importante, perché oggi siamo stanchi di un cristianesimo che sia l’ideologia di un gruppo, una nazione, uno Stato. Siamo stanchi dell’inquisizione, di dover pensare alla nostra influenza o alla nostra importanza: infatti possiamo essere poveri e liberi! Oggi, forse per la prima volta nella storia, i cristiani tornano ad essere poveri e liberi. Ci si apre al piccolo, alla semplicità, all’ampiezza degli sguardi, si ritorna al fondamento. Questa letizia di scoprire l’essenziale, di vivere dell’essenziale nella Chiesa, nella libertà di una scelta personale, è la grande opportunità del nostro tempo.

Da La Nuova Europa

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