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Caritas Roma: «L'azzardo tra i giovani è un problema noto, ma la politica non lo affronta»

30 Gennaio Gen 2019 1047 30 gennaio 2019
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Un dato allarmante emerge dalle ultime ricerche su un settore che, da solo, movimenta 107 miliardi di euro l'anno: la responsabilità degli esercenti, che rendono vano il divieto di azzardo ai minori, e la permeabilità della rete di distribuzione del cosiddetto "gioco pubblico" alla criminalità territoriale

Qualche mese fa, con l’indagine Cresceranno dipendenti? la Caritas di Roma ha documentato come le tendenze riscontrate dialogando con gli studenti nelle classi trovino un preoccupante corrispettivo in numeri e percentuali, a conferma della consuetudine che i minori hanno verso scommesse sportive, gratta e vinci, estrazioni numeriche, slot machines, ecc.

Si tratta di un buco nella rete della distribuzione, sempre più permeabile dalla criminalità e sempre più deresponsabilizzata rispetto ai territori.

L’argomento è tornato all’attenzione per due ricerche: la prima condotta a livello nazionale dal Moige – Movimento italiano genitori – sull’accesso dei minori a comportamenti e consumi a rischio come tabacco, alcol, cannabis, pornografia, videogiochi violenti e, appunto, l'azzardo; la seconda, condotta da Nomisma.

In entrambi i casi si è documentata la responsabilità degli esercenti che nel momento in cui non verificano l’età e consentono a minori di acquistare sostanze o perpetuare queste pratiche, oltre ad anteporre i propri guadagni al loro bene, di fatto violano la legge.

Osserva la Caritas di Roma, in una sua nota, che « delinea un quadro a tinte fosche, in cui sottovalutazione, negligenza o malizia degli adulti si sommano alla risolutezza di preadolescenti e adolescenti nel cercare occasioni di scommessa, pur risultando in gran parte consapevoli della normativa che li vorrebbe tutelare dal gioco azzardo.

Altri aspetti interessanti dell’indagine sono stati ripresi da articoli di quotidiani e riviste. Ciò che però suona incoerente è il tono sensazionalistico con cui ogni volta si prende atto di un problema purtroppo già ampiamente verificato. Altre ricerche autorevoli, come quelle condotte dall’Osservatorio Young Millenials Monitor di Nomisma o dell’Istituto di Fisiologia clinica del CNR di Pisa da anni riscontrano la diffusione del gioco d’azzardo tra gli adolescenti, mentre la letteratura di settore e l’esperienza dei professionisti evidenziano come il comportamento di gioco precoce costituisca un grave fattore di rischio rispetto allo sviluppo della dipendenza correlata.

Di fronte a questo quadro fin troppo noto, cosa fare? È sufficiente continuare a monitorare il fenomeno? Sono adeguate le campagne di comunicazione basate sulla retorica del “gioco responsabile”, dietro cui l’industria del gioco d’azzardo per prima si ripara, veicolando l’idea che il gioco d’azzardo in sé non riservi alcun pericolo e la dipendenza sia un problema di pochi? Per dissuadere i giovani sono efficaci gli slogan o le immagini che magari riproducono slot machines o associano l’azzardo a colori e forme del tutto rassicuranti?

Il gioco d’azzardo è una piaga sociale. Denunciarne la gravità resta necessario, ma ancor più fondamentale è la prevenzione, soprattutto quando si tratta di ragazzi.

Davanti a un consumo che ogni anno brucia decine di miliardi di euro degli italiani – 107 miliardi secondo le prime stime relative al 2018 – con un impatto sull’economia reale che incredibilmente la politica si ostina a non riconoscere, l’unica soluzione possibile è educare i giovani al pensiero critico, spronarli a riconoscere l’ingannevolezza della vincita facile, abituarli a considerare le conseguenze delle proprie scelte e dei propri comportamenti, anche quelli apparentemente minimi come “una giocata”».

Per quanto forti possano essere gli interessi legati all'azzardo, ci sono limiti che non si possono valicare: la protezione dei bambini e ragazzi dal rischio di dipendenza. Costi quel che costi.

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