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Chiesa

Francesco nella penisola araba: «In viaggio nel nome dell'amore»

4 Febbraio Feb 2019 1228 04 febbraio 2019
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Il Santo Padre, primo Pontefice nella storia, ha iniziato il suo viaggio nella penisola araba. «Una trasferta importantissima. Papa Bergoglio come San Francesco, va nel cuore dell'islam non portando un discorso teologico, ma portando amicizia. È un nuovo modo di dialogare, rivoluzionario», sottolinea l'intellettuale egiziano Wael Farouq

Papa Francesco ha inziato la sua visita negli Emirati Arabi, ventisettesima missione del suo pontificato. Il pontefice, che è atterrato ad Abu Dhabi, durante il volo si è definito pellegrino di pace e di fraternità tra i popoli. Francesco sarà il primo Pontefice a mettere piede nella Penisola araba, culla dell’Islam. Nella capitale degli Emirati parteciperà all’incontro interreligioso sulla Fratellanza, con altri 700 leader di varie religioni, con al fianco in particolare il grande imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb. Per capire la portata di questo avvenimento abbiamo chiesto a l’intellettuale egiziano Wael Farouq.


Wael Farouq

Che significato ha questo viaggio del Papa?
È molto importante simbolicamente straordinario. Un viaggio verso i Paesi del Golfo che sono sempre stati uno spazio di chiusura. Segna il gran cambiamento che questi Paesi stanno vivendo in questo momento.

Il Papa ha scritto su Twitter: “Mi reco in quel Paese come fratello, per scrivere insieme una pagina di dialogo e percorrere insieme sentieri di pace”. Un messaggio forte...
Sì, è un messaggio forte. E non è solo il messaggio del Papa ad essere forte. Il governo del Emirati ha dato il giorno dell’arrivo del Papa e della messa come giorno di ferie. Così che tutti coloro che volessero partecipare possono farlo. Un gesto incredibile che mostra come questa visita è vista come un dono. Per me è una cosa straordinaria. Uno dei frutti del viaggio che ha portato Francesco in Egitto.

A cosa si riferisce?
Il Papa non fa il dialogo ma porta una presenza. Essere presente nella vita degli altri. Una presenza capace di aprire nuovi spazi. Quello che dicevamo due anni fa è oggi realizzato. Una messa in uno stadio negli Emirati Arabi è qualcosa che sembrava impossibile dieci anni fa. Non è però il frutto di un dialogo teologico. È il frutto di questa presenza, di un incontro, di un dialogo di vita. Il grande successo che il Papa ha avuto con il mondo arabo islamico è dato proprio dal fatto che non fa discorsi teologici. Ma è un’amicizia. Quella che ha costruito con il grande imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb. Il Papa non fa compromessi. È presente pienamente come leader spirituale, come uomo di fede. È un nuovo modo di dialogare.

Un incontro, quello con Al-Tayyeb il più importante imam, che ricorda quello tra San Francesco con il sultano d’Egitto, Malik al Kamil, proprio nell’anno dell’anniversario degli 800 anni…
Mi colpisce tantissimo il Papa proprio perché come San Francesco di Assisi, va dall’imam per convertirlo al cristianesimo ma non perché lo vede come il cattivo da redimere, ma perché gli vuole bene. Il Papa porta questa volontà assoluta del bene per gli altri. E questo è impossibile negarlo, rifiutarlo o non accoglierlo. Se qualcuno viene da me volendomi bene io non posso dire di no. Questo è un dialogo, non una diplomazia. È un abbraccio. Ed è più forte di tutto. Il segreto è l’amore. È la testimonianza cristiana. Quella che ho imparato dai miei amici cristiani: non è l’immagine di Dio, non è la morale, non sono le regole teologiche. È il volere bene all’altro. È questo lo spirito profondo e vero di questa religione. Lui va con questo spirito, incontra la gente e la gente cambia. Quello che è successo in Egitto è quello che credo succederà negli Emirati Arabi.

Che altre segnali positivi vede in relazione a questo viaggio?
È un viaggio molto significativo anche perché gli Emirati Arabi hanno il 90% di abitanti stranieri. E queste persone sono libere di professare qualunque religione. Sono l’unico paese nel mondo islamico che ha templi buddisti, quindi aperti anche a religioni non abramitiche. Le chiese sono tante, i vescovi raccontano sempre della tranquillità di vita dei cristiani in quelle zone. Una libertà e un’apertura religiosa che sono d’esempio per contrastare il sentimento contro gli stranieri che sta montando oggi in Europa e che dimostrano che il mondo islamico non è solo Isis.

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