Sanità

Cure palliative, ovvero la medicina del prendersi cura

7 Febbraio Feb 2019 1722 07 febbraio 2019

Domani a Milano un'importante Convegno aperto da Monsignor Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Come gettare ponti tra la ricerca, la cura e quella dimensione non ulteriore ma prima che è il rispetto per la persona umana? Le cure palliative sono un punto verso cui fare convergere i saperi clinici e umanistici e la ricerca di una spiritualità

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Monsignor Vincenzo Paglia
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Domani a Milano un'importante Convegno aperto da Monsignor Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Come gettare ponti tra la ricerca, la cura e quella dimensione non ulteriore ma prima che è il rispetto per la persona umana? Le cure palliative sono un punto verso cui fare convergere i saperi clinici e umanistici e la ricerca di una spiritualità

Le cure palliative, osserva monsignor Paglia, sono «un diritto umano» e, al contempo, una reazione alla «cultura dello scarto» che vuole rendere normale l’eutanasia e il disinteresse verso chi soffre.

Proprio il Presidente della Pontificia Accademia per la Vita aprirà domani l'importante convegno dedicato alla cura e all'aver cura, convegno che si terrà all'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, con ospiti d'eccezione. Come gettare ponti tra la ricerca, la cura e, appunto, quella dimensione non ulteriore ma prima che è il rispetto per la persona umana? Le cure palliative sono un punto verso cui fare convergere i saperi clinici e umanistici e la ricerca di una spiritualità.

Don Tullio Proserpio, cappellano dell'Istituto Nazionale dei Tumori, membro del Comitato scientifico del Convegno, ci spiega che l'incontro: «si propone come momento di dialogo tra i clinici e quanti si dedicano alla cura delle persone ammalate, e di riflessione sulla dimensione spirituale che oggi, grazie in gran parte al movimento attorno alle Cure Palliative, riceve una rinnovata considerazione come fattore centrale per l’assistenza complessiva dei pazienti».

don Tullio Proserpio

Sono molteplici e diffuse le ricerche condotte in ambito clinico – anche sul territorio nazionale – che attestano l’importanza della presa in carico complessiva della persona che si trova confrontata con una malattia importante. Ne è conferma il fatto che la Joint Commission, sottolinea la necessità di rilevare per ogni singolo paziente la propria “Spiritual History”.

Tale “storia spirituale”, ci spiega don Tullio, «fa parte di una prospettiva di relazione che richiede di essere iniziata quanto prima possibile per poter realmente aiutare e sostenere la persona ammalata.

La dimensione spirituale all’interno del dibattito scientifico – da quando si è dato ascolto alle persone ammalate – è un aspetto che interessa ogni clinico sia che si dichiari credente oppure non credente, non essendo necessariamente limitata alla sola dimensione religiosa. Tale dimensione ha l’obiettivo infatti di sostenere la persona ammalata nella eventuale e personale ricerca del senso della vita e della condizione di sofferenza che attraversa».

Le migliori ricerche condotte seguendo la metodologia scientifica più rigorosa mettono sempre più in evidenza che quanto più la persona ammalata sa riconoscere un senso rispetto alla propria condizione, tanto più trova risorse in grado di sostenerla nei momenti più difficili e problematici, sviluppando così un adattamento positivo dell’intero decorso di malattia.

È provvidenziale, conclude don Tullio Proserpio, l'emergere concomitante di una «nuova presa di coscienza da parte della clinica stessa che riconosce la necessità di entrare con sempre maggior sintonia anche con la Chiesa Cattolica che, sin dal suo nascere, ha dedicato tempo ed energie a tutti coloro che hanno vissuto, o vivono, la stagione della malattia».

Fin dal titolo, il convegno “Le cure palliative. Promozione di una cultura di responsabilità sociale” è la conferma della concreta e reale possibilità di lavorare costruendo ponti fra ricerca e spiritualità.

LA locandina del convegno

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