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Roma si mobilita per Sami e supera il Decreto Sicurezza

7 Febbraio Feb 2019 1640 07 febbraio 2019
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Rimasto non vedente dopo un’aggressione avvenuta è stato accolto da un centro di riabilitazione che lo ha curato. La sua è anche la storia di una città, la Capitale, che arriva a raccogliere oltre 17mila euro per permettergli la “residenza elettiva”. Con essa, il rinnovo del permesso di soggiorno e la possibilità di vedersi erogata la pensione di invalidità. Ovvero, il superamento di quel Decreto Sicurezza che poteva riportarlo nella clandestinità

«Sami ha bisogno di 6mila euro»: quando mi è arrivata via mail la richiesta di aiuto di Alessandro Tamino, consulente psichiatra presso il Centro sant’Alessio di Roma, ho pensato fosse spam. Devo essere sincera. Ho pensato fosse spam perché l’allegato alla richiesta era una richiesta di denaro per Sami Lassoued, trentacinquenne tunisino, rimasto non vedente a causa di una rapina durante una vacanza a Roma. La storia non mi sembrava credibile. La verità è che non ricordavo quel crudele fatto di cronaca che nel 2017 lo vide vittima di una rapina e per cui furono condannate a 13 anni i due aggressori. Nel corso di quella sera di estate infatti, Sami Lassoued viene adocchiato da due malviventi e, appena fuori dal locale dove si era intrattenuto, viene aggredito, picchiato e reso non vedente. I due aggressori infatti, poi severamente condannati, per paura di essere riconosciuti gli fanno scoppiare i bulbi oculari premendo sui suoi occhi con i loro pollici.

Eppure Sami Lassoued fino a quella sera aveva avuto una vita regolare: trentacinque anni, originario della Tunisia, muratore a Parigi dopo una traversata da emigrante economico del Mediterraneo. In visita a Roma. Per pochi giorni. D’estate.

«Solamente il descrivere come sono andate le cose», scrive Alessandro Tamino nella mail, «mi turba, nonostante sia uno psichiatra avvezzo a questo e ad altro. Il fattaccio peraltro va anche a finire sui giornali e i due criminali vengono condannati non solo al carcere ma anche a risarcire la loro vittima. Quest'ultima parte della sentenza verrà purtroppo disattesa perché nullatenenti. Per un anno Sami è rimasto in ospedale per tentare un recupero della vista tramite vari interventi purtroppo del tutto falliti. A quel punto non è rimasto che prendere atto dell'impossibilità di un recupero anche parziale della vista e accoglierlo presso la struttura riabilitativa del Centro Regionale Sant'Alessio per Ciechi, di cui sono il consulente psichiatra».

Quindi? Cosa mi spinge a raccontarvi di più?

«Sami», continua lo psichiatra che lo ha in carico presso la struttura riabilitativa Sant’Alessio di Roma, «è stato riconosciuto ‘cieco totale’ dalla Commissione ciechi civili di Roma. Gli è stato riconosciuto lo stato di Handicap grave con L. 104 art. 3 comma 3. Per tale stato gli è stata accordata la pensione di invalidità. Con le nuove regole che sono state recentemente decise dal Governo, gli è stata però purtroppo poi sospesa, assieme al diritto di essere da noi curato, finché non avrà quella che si chiama “residenza elettiva”. Ovvero una residenza speciale che permetterebbe di riattivare il suo permesso di soggiorno e quindi tornare a percepire la sua pensione, con tutti gli arretrati, e il diritto di essere curato. Una postilla della legge obbliga però il richiedente di avere una minima base economica per ottenere questo speciale tipo di residenza».

L’alternativa è interrompere le cure, dimetterlo dal centro di riabilitazione e abbandonarlo letteralmente ad un destino senza permesso di soggiorno, senza assistenza e anche senza alcun diritto. Invisibile. Impossibilitato anche a tornare in un Paese, il suo, dove le cure sono insufficienti.

“Sami” ha bisogno di una base di almeno 6mila euro. Roma ne raccoglie 17mila. Una catena umana di amici e conoscenti del Sant’Alessio, di cittadini che come me hanno ricevuto per condivisione la mail del Dott. Tamino, di sensibilità diffuse che fanno molto meno rumore di quanti urlano il proprio rancore verso chi ha un colore della pelle o un paese di provenienza diverso dal nostro raccolgono in meno di due settimane 17mila euro.

«Abbiamo chiesto un prestito», sospira oggi il Dott. Tamino, «Sami restituirà quelle somme non appena sarà di nuovo in possesso dei suoi diritti. La scadenza per chiudere questa procedura è domani. Siamo sicuri che questa storia crudele avrà un lieto fine. Roma è stata molto generosa».

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