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Voci in comune: ecco il glossario dell’amministrazione condivisa

12 Marzo Mar 2019 1014 12 marzo 2019
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Lo ha redatto Labsus, con 34 lemmi fra i più usati per parlare dell’amministrazione condivisa dei beni comuni.
 «Le abbiamo chiamate voci perché danno suono a concetti astratti che riteniamo fondamentali per rendere agibile e praticabile la nostra idea di cittadinanza. Un’idea che è essenziale rivalutare per migliorare la qualità della vita in comune», spiega Gregorio Arena

Da “amministrazione condivisa” a “social street”, passando per “community land trust”, “patto di collaborazione”, “coprogettazione e coprogrammazione”. Sono 34, fra i termini più usati per parlare dell’amministrazione condivisa dei beni comuni. A raccogliere le 34 parole è il Glossario dell’amministrazione condivisa, intitolato "Voci in comune", elaborato da Labsus. «Le abbiamo chiamate Voci perché sono termini, lemmi, parole, ma anche perché danno suono a concetti astratti che riteniamo fondamentali per rendere agibile e praticabile la nostra idea di cittadinanza. Un’idea che è essenziale rivalutare per migliorare la qualità della vita in comune, appunto. Arrivati a questo punto dello sviluppo del nostro lavoro, ci siamo resi conto che un chiarimento circa i termini che usiamo per descrivere quello che facciamo era diventato opportuno, se non addirittura urgente», scrivono nella presentazione.

Le voci sono frutto di un lavoro collettivo cui hanno contribuito, sotto il coordinamento di Luca Caianiello: Gregorio Arena, Pasquale Bonasora, Luca Caianiello, Rossana Caselli, Daniela Ciaffi, Andrea Cuccia, Donato Di Memmo, Fabio Giglioni, Filippo Maria Giordano, Giangiorgio Macdonald, Gianfranco Marocchi, Alfredo Mela, Laura Muzi, Antonio Perrone, Francesca Ricciardi, Elisabetta Salvatorelli, Giovanni Marco Santini, Emanuela Saporito, Marianella Sclavi, Jacopo Sforzi, Elena Taverna, Ianira Vassallo, Flaviano Zandonai.

«Pensiamo di aggiornare in futuro questo Glossario perché stare al passo con i tempi, star dietro le novità, normative e sociali, significa consentire a chi opera in questo campo di avere sempre strumenti utili in grado di accompagnare un difficile ed entusiasmante impegno, anche perché i temi di cui ci occupiamo sono sempre più al centro del dibattito politico», conclude Gregorio Arena.

In foto, Via Fondazza a Bologna, la prima e più celebre social street d'Italia

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