Migranti

La denuncia di Msf: nei centri di detenzione libici condizioni disumane

22 Marzo Mar 2019 1432 22 marzo 2019

Rifugiati e migranti detenuti arbitrariamente nel centro di detenzione di Sabaa a Tripoli soffrono di allarmanti livelli di malnutrizione acuta – più di 100 sono minori, su un totale di 300. Alcuni di loro sono stati rinchiusi per giorni in uno spazio angusto, con meno di un metro quadrato per persona

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Centri Detenzioni Libia
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Rifugiati e migranti detenuti arbitrariamente nel centro di detenzione di Sabaa a Tripoli soffrono di allarmanti livelli di malnutrizione acuta – più di 100 sono minori, su un totale di 300. Alcuni di loro sono stati rinchiusi per giorni in uno spazio angusto, con meno di un metro quadrato per persona

In un nuovo rapporto, Medici senza Frontiere chiede alle autorità libiche e alla comunità internazionale di affrontare al più presto le inumane e pericolose condizioni all’interno dei centri di detenzione libici.

Il rapporto contiene i risultati di due cicli di screening nutrizionali che abbiamo condotto, secondo i quali circa un quarto delle persone detenute a Sabaa sono malnutrite o sottopeso, con i bambini significativamente più a rischio di sviluppare una malnutrizione severa o moderata. Queste evidenze supportano numerose testimonianze individuali, secondo cui le persone detenute nel centro ricevono solo un pasto ogni due o tre giorni, mentre i nuovi arrivi possono aspettare fino a quattro giorni prima di ricevere del cibo.

“Il 21 febbraio, è scritto nel Rapporto, abbiamo iniziato a distribuire razioni di cibo d’emergenza a Sabaa per rispondere alle gravi carenze di cibo e migliorare le condizioni generali di salute. Lo stesso giorno, abbiamo scoperto 31 persone chiuse a chiave in una stanza di 4,5 metri per 5, con uno spazio a persona di appena 0,7 metri quadri. Le persone non avevano spazio per sdraiarsi né latrine ed erano costrette a urinare in secchi e bottiglie di plastica. Nonostante le nostre ripetute richieste che fossero trasferite in uno spazio più appropriato, sono rimaste in queste condizioni per più di una settimana”.

Secondo gli screening nutrizionali, condotti a febbraio da MsF, circa una persona su quattro a Sabaa mostra sintomi dovuti alla fornitura non costante e alla scarsa qualità del cibo. Il 2 per cento soffre di malnutrizione severa acuta, il 5 per cento di malnutrizione acuta moderata, un ulteriore 16% è sottopeso. I minori sotto i 18 anni, che rappresentano più di un terzo della popolazione complessiva del centro, hanno il doppio delle probabilità di sviluppare una malnutrizione severa e tre volte le probabilità di sviluppare una malnutrizione moderata rispetto agli adulti.

Nessun minore deve essere detenuto in questo modo. L’UNHCR ha chiaramente affermato che i minori non dovrebbero essere detenuti per motivi legati alla migrazione, perché è una violazione dei loro diritti e perché è stato documentato che danneggia la loro salute fisica e mentale.

MSF esprime contrarietà alla detenzione arbitraria di rifugiati, migranti e richiedenti asilo in Libia, e denuncia ancora una volta le politiche degli Stati membri dell’UE che consentono il ritorno forzato di persone vulnerabili a condizioni degradanti e pericolose per la loro salute fisica e mentale. Si chiede alle autorità libiche e alla comunità internazionale di affrontare immediatamente la situazione in Libia, attraverso quattro azioni principali:

  1. Garantire a tutte le persone detenute a Sabaa e negli altri centri di detenzione in Libia un’adeguata quantità di cibo per rispondere ai loro bisogni nutrizionali di base.
  2. Liberare dalla detenzione tutti i minori di 18 anni e fornire loro il supporto di cui hanno bisogno.
  3. Sospendere i nuovi arrivi nel centro di Sabaa se non sarà possibile fornire cibo e spazio adeguato, garantendo il rilascio o il trasferimento delle persone attualmente detenute.
  4. Garantire che le condizioni nei centri di detenzione rispettino gli standard definiti a livello nazionale, regionale e internazionale.

    Da oltre due anni vengono fornite cure mediche a rifugiati, migranti e richiedenti asilo bloccati nei centri di detenzione a Tripoli, Khoms, Zliten e Misurata che sono nominalmente sotto l’autorità del Ministero dell’Interno libico e del suo Dipartimento per combattere l’immigrazione illegale (DCIM). Alle persone detenute in questi centri non viene garantito accesso alle cure mediche, che sono fornite da poche organizzazioni come MSF o da agenzie ONU che riescono ad avere una limitata presenza nel paese nonostante la diffusa violenza e insicurezza.
    Oltre a fornire trasferimenti salvavita in ospedale, MSF tratta problemi medici causati o aggravati in larga parte dalla mancanza di un’assistenza medica adeguata e dalle condizioni inumane all’interno dei centri. Tra questi, infezioni del tratto respiratorio, diarrea acquosa acuta, scabbia e tubercolosi. Molti pazienti soffrono di ansia e depressione o mostrano sintomi di disordine da stress post-traumatico. Incontrando spesso pazienti con disturbi psichiatrici che necessitano di cure ospedaliere, causate o aggravate dalle drammatiche condizioni di detenzione.

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