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Altro che turisti. Questi sono “cittadini temporanei”

4 Aprile Apr 2019 1108 04 aprile 2019
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Dall’impresa sociale Trame d’Italia ai comuni con la bandiera arancione del Touring Club, fino alle grandi catene di agenzie. Così i viaggi esperienziali e sostenibili stanno cambiando il nostro modo di vivere le vacanze

«Mi piacerebbe aiutare questa regione che preferisco chiamare Lucania e non Basilicata. Vorrei avviare un nuovo tipo di turismo, che unisca le bellezze dei luoghi alla loro storia, alla cultura e alle prelibatezze alimentari: l’idea è quella di portare qui turisti che siano curiosi di conoscere la Magna Grecia, le origini storiche e artistiche del Mediterraneo». Il copyright è di Francis Ford Coppola, che della Lucania è originario e prima di metterci piede di persona l’ha conosciuta attraverso i racconti di nonno Agostino. In attesa che il regista della saga del Padrino scenda davvero in campo a mettere in onda la sua scenografia ci ha pensato Trame d’Italia.

Trame d’Italia
Chi è o meglio cos’è Trame d’Italia? Il sottopancia istituzionale recita: «Un’impresa sociale/srl che mette a disposizione di reti di operatori e soggetti dei diversi territori affiliati in trame locali, la piattaforma digitale, il brand, il disciplinare di prodotto, gli accordi distributivi e gli investimenti promozione. Alle diverse Trame locali compete di sviluppare gli itinerari e i contenuti, attivare il territorio e svolgere le funzioni di destination management».

Soci fondatori dell’iniziativa sono l’associazione Dimore Storiche Italiane, il consorzio Cgm, Confcooperative, Musement e Valica con il supporto di Fondazione Italiana Accenture, Fai, Fondazione Cariplo, Google, Touring Club Italiano (e Ubi Banca come official bank). Una rete composita e ibrida che ha deciso di scommette sul turismo come leva di sviluppo locale. Del resto la percentuale di cittadini europei che nelle scelte di viaggio dichiara di essere influenzato da almeno un aspetto di sostenibilità ha ormai raggiunto il 40%. Una bella fetta di un mercato che nel complesso, solo in Italia, vale 96 miliardi di euro, che salgono a 227 con l’indotto (pari al 13,1% del Pil). Non sorprende dunque che nuovi soggetti (spesso in filiera e spesso con un forte imprin- ting sociale), ma anche player tradizionali guardino con crescente interesse al comparto del turismo sostenibile ed esperienziale.

Il business plan di Trame d’Italia prevede che nei primi 5 anni vengano “conquistati” oltre 300mila viaggiatori che dovrebbero diventare oltre un milione nei prossimi 8 anni, quando le 50 Trame previste avranno costituito un menu da 5mila itinerari.

All’interno di questa rete, proprio la Basilicata di Francis Ford Coppola nella scia di Matera capitale della cultura europea 2019, ha vestito i panni del rompighiaccio. Cruciale è stata la presenza di un consorzio di cooperative sociali, La Città Essenziale, molto dinamico e disposto all’innovazione. Il presidente della Città Essenziale (nonché vicepresidente di Cgm) e anima del progetto Trame è Pino Bruno. Due le domande da cui partire. La prima: perché nasce Trame? La seconda: perché un turista dovrebbe scegliere proprio una Trama? «Le risposte a questi interrogativi non possono essere scisse. Nasciamo dall’intuizione che al di fuori delle rotte mainstreaming è possibile “usare” il turismo o meglio un certo approccio al viaggio come leva di sviluppo locale. Da qui discende la nostra offerta: esperienze di uno, due, tre giorni al massimo in cui la visita alla riserva naturale o alla chiesa è immersa in un percorso culturale, enogastronomico, sociale ed economico che consente all’ospite di calarsi in modo autentico nel contesto che sta visitando». Tanto che Bruno definisce i suoi clienti, non turisti, ma «cittadini temporanei».

Una porposta per famiglie alle isole Eolie di Bambini e viaggi

Un esempio? Nella Trama materana uno dei must sono i giochi di pane, dove grazie ai maestri panificatori di Panecotto (marchio registrato di una rete di franchising etico) i visitatori possono apprendere i segreti della tradizione locale. Toccando con mano quello che, oltre ad essere diventata un’attrazione tipica di turismo esperienziale, è anche un modello imprenditoriale che prevede l’inclusione sociale di soggetti svantaggiati e fasce deboli sul mercato del lavoro e il reperimento di nuove risorse economiche da investire su azioni di welfare.

Seppur Matera sia uno dei primi nodi della rete di Trame, non è il solo. Le già citate Cremona e Mantova. Ma anche la Valle Camonica, la Lunigiana, il Monferrato, il Cilento e la stessa Napoli. Gli itinerari si stanno moltiplicando. «Questo anche grazie al fatto che il nostro non è un modello ingessato:», aggiunge Bruno, «ogni Trama è diversa dall’altra e non ne esistono due uguali, esattamente come i luoghi e le persone che li popolano». Conclude Bruno: «Il nostro è sì un approccio sartoriale, su misura; ma questo non deve mai andare a scapito della qualità dei servizi che mettiamo in campo: sono queste le due facce di una ricetta vincente».

Bandiere arancioni
Una carta, quella del turismo di qualità e sostenibile, che hanno deciso di giocarsi i 239 borghi dell’entroterra con meno di 15mila abitanti che di fianco al gonfalone espongono la bandiera arancione.

Il vessillo dal 1998 viene assegnato dal Touring Club a quei comuni che, avendone fatto domanda, soddisfano oltre 250 criteri raggruppati in cinque aree: accoglienza (presenza e completezza dei servizi di informazione turistica online e in loco e della segnaletica; accessibilità alla località, mezzi di trasporto e mobilità interna); ricettività (varietà del sistema ricettivo e ristorativo, nonché di eventuali servizi complementari); fattori di attrazione turistica (grado di conservazione e fruibilità delle risorse storico-culturali e ambientali; offerta di produzioni agroalimentari e artigianali tipiche; manifestazioni ed eventi; adozione di soluzioni di innovazione sociale); qualità ambientale (gestione ambientale e dei rifiuti; adozione di soluzioni volte al risparmio energetico e iniziative di educazione ambientale; presenza di eventuali elementi detrattori della qualità paesaggistica e ambientale) e qualità della località (valutazione delle componenti, anche immateriali come atmosfera, tipicità, integrità e armonia del centro storico che risultano decisive per determinare l’esperienza del visitatore).

Un filtro molto stretto. Se è vero come è vero che appena l’8% di chi presenta domanda, poi supera l’esame. Come conferma Isabella Andrighetti, responsabile “certificazioni e programmi territoriali” del Touring Club: «Gli incagli più frequenti sono quelli relativi all’accessibilità dei luoghi di interesse artistico che spesso nei piccoli comuni rimangono chiusi quando basterebbe lasciare la chiave e un’indicazione nel bar della piazza per consentire la visita; l’altro punto critico è legato alla disomogeneità del contesto architettonico quando non rispecchia la tradizione tipica del posto». Ciò detto, l’effetto volano delle bandiere arancioni è evidente. A parole: « L’iniziativa ha positivi effetti sul territorio, favorisce un processo di miglioramento turistico e ambientale, portando benefici tangibili a favore di residenti e viaggiatori», conferma Andrighetti...

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Nell'immagine di copertina il villaggio per ragazzi di Lunaria

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