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L’Sos della Sea Eye ancora ferma a largo di Malta: “L’Europa decida in fretta”

8 Aprile Apr 2019 1951 08 aprile 2019
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La nave Alan Kurdi della Ong tedesca Sea Eye si trova a largo delle coste maltesi dove al momento non è consentito lo sbarco dei 64 naufraghi tra cui due famiglie e una donna in stato di gravidanza: “Non sappiamo quanto tempo ci vorrà per arrivare a una decisione, la vita delle persone non può dipendere da contrattazioni politiche”, spiega a Vita Carlotta Weibl, portavoce della ong tedesca

Continua l’odissea della nave Alan Kurdi della Ong tedesca Sea Eye, ormai al sesto giorno di navigazione, in attesa che l’Europa indichi un porto sicuro dove far sbarcare i 64 naufraghi a bordo, tra cui donne e bambini. La Alan Kurdi si trova bloccata a Sud Est di Malta in attesa che venga presa al più presto una decisione per consentire lo sbarco: «Al momento non abbiamo l’autorizzazione per entrare nelle acque territoriali maltesi e ci atteniamo agli ordini, ma nel frattempo le condizioni meteo non sono favorevoli e non sappiamo quanto tempo ci vorrà per sbloccare la situazione, in attesa confidiamo in un rifornimento di viveri e beni di prima necessità», spiega a Vita, Carlotta Weibl, portavoce della Sea Eye.

Tra le 64 persone a bordoci sono anche le due famiglie, una proveniente dalla Nigeria con una bimba di solo un annoe l’altra dal Benin con un bimbo di sei anni che venerdì scorso si sono rifiutate di sbarcare a Lampedusa per non essere separate dai loro mariti: «Due motovedette della Guardia Costiera si sono avvicinate alla Alan Kurdi per evacuare solo le mamme con i bambini, lasciando a bordo i loro papa, ma le famiglie naturalmente si sono rifiutate, l’Italia ha violato i loro diritti di famiglia», aggiunge la portavoce tedesca.

Nessuna notizia invece sui 50 dispersiche la nave Sea Eye stava ricercando a largo di Zwara: «Eravamo l’unico mezzo navale che stava cercando i naufraghi in quel momento, chiediamo che anche le altre Ong possano riprendere i soccorsi perché altrimente queste persone continueranno a morire, ai 50 dispersi si aggiungono i 41 della settimana precedente, di entrambi i barconi nessuno ha avuto più notizie», aggiunge la portavoce nella speranza che la situazione per i 64 naufraghi a bordo si sblocchi al più presto: «Confidiamo nel lavoro del governo tedesco, ma è inaccettabile che le operazioni di salvataggio di esseri umani dipendano da contrattazioni politiche», conclude Carlotta Weibl.

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