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Iniziative

Milano Marathon 2019: oltre un milione di euro in beneficenza

8 Aprile Apr 2019 1431 08 aprile 2019
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Il progetto solidale Charity Program ha raccolto oltre un milione di euro, devoluti in beneficenza a favore delle oltre cento Onlus partecipanti, posizionando Milano al secondo posto in Europa tra gli eventi di raccolta charity dopo la London Marathon

«Il risultato della XIX Generali Milano Marathon rappresenta la chiusura perfetta di una tre giorni dedicata al mondo del running e dello sport, iniziata lo scorso giovedì con l’inaugurazione della prima edizione del Milano Running Festival», dice Andrea Trabuio, Direttore Generali Milano Marathon – RCS Sports & Events. «Oltre 23.000 persone hanno corso per le strade di Milano. Inoltre, la raccolta fondi – registrata da La Rete del Dono - ha ampiamente superato il milione di euro, raddoppiando la cifra raccolta lo scorso anno. E il dato non è ancora definitivo».

Precisamente sono state 108 le associazioni che hanno partecipato, tra loro Dynamo Camp – che ha corso con 662 runner e raccolto 125mila euro – e poi ancora Fondazione l’Albero della Vita, Fondazione Sacra Famiglia, Mission Bambini, Coopi, il team Power Energia - cooperativa di utenza del sistema Confcooperative, e tante altre che hanno deciso di accettare la sfida della staffetta.

La staffetta è strettamente collegata al Milano Marathon Charity Program, il progetto di fundraising che consente a tutti i runner di correre per un’organizzazione non profit a scelta, contribuendo alla raccolta fondi da destinare a progetti solidali specifici.

«La quota d’iscrizione», continua Andrea Trabuio, «viene stabilita liberamente da ciascuna delle Charity: non si tratta di una semplice quota d’iscrizione, infatti, ma di una vera e propria donazione a favore di uno dei tanti progetti benefici che si possono scegliere di sostenere».

Milano è al secondo posto in Europa tra gli eventi di raccolta charity dopo l’inavvicinabile London Marathon. «E questo», dichiara Andrea Trabuio, «è un motivo di grande orgoglio. Rispetto alla prima staffetta del 2010, siamo cresciuti tantissimo. All’inizio le onlus non si fidavano, non riuscivano a capire che tipo di beneficio avrebbero tratto. Nel corso degli anni abbiamo imparato a spiegare loro il meccanismo che sta alla base della maratona e in modo particolare della staffetta: abbiamo creato una cultura diversa».

«Correre in squadra è più stimolante che correre da soli, ma se si corre insieme e con un obiettivo comune, l’impegno di tutti viene aplificato».

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