Designweek

Fuorisalone, il lato sociale "oscurato"

9 Aprile Apr 2019 1552 09 aprile 2019

La prefettura di Treviso ha bloccato incomprensibilmente la partecipazione di due richiedenti asilo protagonisti nella mostra Design Collisions e del progetto Talking Hands. Così la loro mostra a Cascina Cuccagna va in scena senza di loro... Un brutto segnale: il salvinismo non ha risparmiato neanche la grande festa del design

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Schermata 2019 04 09 Alle 15
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La prefettura di Treviso ha bloccato incomprensibilmente la partecipazione di due richiedenti asilo protagonisti nella mostra Design Collisions e del progetto Talking Hands. Così la loro mostra a Cascina Cuccagna va in scena senza di loro... Un brutto segnale: il salvinismo non ha risparmiato neanche la grande festa del design

Lamin Tourray e Sanryo Cissey sono due ragazzi ospitati da ormai 3 anni presso l’Ex Caserma Serena, Centro di Accoglienza Straordinaria di Treviso. Nel 2016 hanno aderito al progetto Talking Hands, un laboratorio permanente di design e innovazione sociale gestito insieme ad altri cinquanta rifugiati e richiedenti asilo.

Fabrizio Urettini, art director e attivista, è l'ideatore e guida dei laboratori, che in questo primo biennio si sono rivelati un ottimo strumento di inclusione che incoraggia i partecipanti a usare l’attività progettuale e manuale come forma di narrazione delle proprie biografie, dei luoghi di provenienza, dei viaggi compiuti e dei propri sogni. I ragazzi, oltre ad imparare il mestiere, vengono inoltre affiancati a designer locali di fama internazionale con i quali progettano e vendono collezioni e oggetti ai cittadini di Treviso.

Gli oggetti in mostra alla Cascina Cuccagna

In occasione del Fuorisalone la produzione di mobili di Talking Hands è stata affiancata al duo Zanellato & Bortotto, designer di fama internazionale che hanno aderito con passione al progetto. Con rammarico hanno appreso dell'ingiustificata decisione della prefettura: "il bagaglio culturale e l’approccio creativo di questi ragazzi hanno influenzato in maniera profonda il nostro lavoro, arricchendo di valore questa esperienza. Ne è nato un progetto speciale e multiforme. Rammarica la scelta di privare gli autori della possibilità di raccontarlo in prima persona durante il Salone del Mobile. Momento essenziale per un progettista è dare voce a ciò che ha creato con le sue stesse mani".

I ragazzi al lavoro nel Centro

Il disappunto è stato grande tra tutti gli attori coinvolti. La mostra avrebbe dovuto raccontare il lato sociale del Fuorisalone, dove il design è orientato alla collettività e a migliorare la vita delle persone. Parlano le loro opere, sarebbe stato ancora più bello sentire la loro voce.