Spadafora
Il caso

Servizio Civile, i tre nodi da cui Spadafora fugge

18 Aprile Apr 2019 1646 18 aprile 2019
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Dal varo della finanziaria gli enti stanno inseguendo il sottosegretario delegato che finora non ha mai accettato di incontrarli. Sul piatto ci sono tre passaggi cruciali per il futuro dell’istituto. La programmazione triennale, la dotazione finanziaria e l’adeguamento del Dipartimento

«L'ultima volta abbiamo richiesto un incontro il febbraio scorso. Il sottosegretario non si è mai negato ma non siamo mai neanche riusciti ad incontrarlo». A parlare è Licio Palazzini, presidente della Conferenza Nazionale Enti Servizio Civile che dall'approvazione della legge finanziaria sta cercando inutilmente di essere audito da Vincenzo Spadafora, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle pari opportunità e ai giovani.

Licio Palazzini

Sul piatto e con urgenza tre nodi fondamentali che riguardano il servizio civile. «La prima questione è naturalmente quella che riguarda la dotazione finanziaria». sottolinea Palazzini. Come spiega infatti l'ex sottosegratario al Lavoro e padre della riforma del Terzo settore Luigi Bobba, «i posti per i ragazzi che vorranno fare servizio civile tra la fine del 2019 e il 2020 sono stati quasi dimezzati. Infatti le risorse messe a disposizione dal governo Gentiloni nel 2018 consentivano la partenza a circa 58mila giovani; quelle insertie nella Legge di Bilancio 2019 dal governo giallo-verde sono pari al costo di crica 32mila giovani in servizio. Con il precedente Governo, un giovane su due aveva questa opportunità. Poiché sappiamo che le domande dell’ultimo bando sono state più di 100mila e le risorse per l’anno in corso pari al costro di circa 32mila posti ne consegue che solo un giovane su tre potrà effettivamente accedere al servizio civile universale».

Spadafora ha sempre tranquillizzato tutti affermando che sarebbero state trovate le risorse aggiuntive. «Ma ad oggi non risulta», sottolinea amaro Palazzini, «l'unica cosa che sappiamo è che esistono 12 milioni, per 2200 posti aggiuntivi, che erano stati accantonati e che sono tornati disponibili».

La seconda questione riguarda la programmazione triennale. «Vorremmo chiedergli i termpi del passaggio da progetti di servizio civile a programmazione nel servizio civile. Questo perchè, se il cambio avviene nel 2019, deve essere fatto tutto in tempi rapidisssimi in modo che le organizzazioni sappiano che documenti presentare entro la fine dell'anno per far sì che nel 2021 ci siano giovani in Servizio. Il rischio è che altriemnti nel 2021 avremmo alcuni mesi senza giovani attivi», sottolinea Palazzini.

L'ultima criticità che gli enti vogliono sottoporre al sottosegretario riguarda il Dipartimento. «La situazione del DIpartimento va rinforzata. Andando ad assumere compiti che in passato erano distribuiti tra l'Ufficio nazionale e le Regioni. Non si può fare la riforma senza gli strumenti adeguati. Uno degli strumenti è un Dipartimento adeguato per numero e tipologia di dipendenti ai compiti che la riforma del servizio civile universale gli affida», conclude Palazzini.

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