Lavoro

Bettoni (Amnil): oggi 4 morti sul lavoro, giornata indegna di un Paese civile

24 Aprile Apr 2019 1858 24 aprile 2019

“Siamo a pochi giorni dalla Giornata mondiale della Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro indetta dall’ILO per il prossimo 28 aprile e dalla Festa del 1° maggio dedicata al Lavoro e contare ben 4 morti e 2 feriti gravi nella giornata odierna rappresenta per noi uno schiaffo alla credibilità di quanto sulla carta sembra si stia facendo e dimostra quanto siano diventate sempre meno credibili le motivazioni addotte sull’aggravarsi del fenomeno infortunistico”, dichiara il Presidente dell’ANMIL

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Bettoni
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“Siamo a pochi giorni dalla Giornata mondiale della Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro indetta dall’ILO per il prossimo 28 aprile e dalla Festa del 1° maggio dedicata al Lavoro e contare ben 4 morti e 2 feriti gravi nella giornata odierna rappresenta per noi uno schiaffo alla credibilità di quanto sulla carta sembra si stia facendo e dimostra quanto siano diventate sempre meno credibili le motivazioni addotte sull’aggravarsi del fenomeno infortunistico”, dichiara il Presidente dell’ANMIL

“Siamo a pochi giorni dalla Giornata mondiale della Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro indetta dall’ILO per il prossimo 28 aprile e dalla Festa del 1° maggio dedicata al Lavoro e contare ben 4 morti e 2 feriti gravi nella giornata odierna (stando a quanto emerge dai media da noi rassegnati) rappresenta per noi uno schiaffo alla credibilità di quanto sulla carta sembra si stia facendo e dimostra quanto siano diventate sempre meno credibili le motivazioni addotte sull’aggravarsi del fenomeno infortunistico”, dichiara il Presidente dell’ANMIL Franco Bettoni.

“Insomma, per un paese civile questo è un giorno indegno che getta sulla nostra economia un pesante macigno che pesa sulla coscienza di tutti”, aggiunge Bettoni nel riepilogare alcuni dei gravi incidenti accaduti. “Sin nella tarda mattinata a Sestu (CA), un operaio di 65 anni è stato travolto e ucciso da un furgone mentre stava lavorando con una squadra in un terreno agricolo; poi nel Porto di Livorno la notizia di un operaio 51enne che ha perso la vita a bordo di una nave della compagnia Moby, attraccata alla Calata Carrara, mentre stava effettuando delle manovre alla guida di un muletto nel garage della nave; e ancora a Savigliano (CN) muore un artigiano di 44 anni, impegnato nel taglio di alcuni tubi del vecchio impianto di riscaldamento che si trovava su un cestello nell'ex capannone Origlia; infine a Salerno è deceduto Nicola Palumbo, di 54 anni, originario di Ravello, a causa di un montacarichi che si è staccato all'improvviso cadendo sul cranio dell'uomo: sono gli incidenti che hanno sconvolto la vita di 4 famiglie e a cui va tutto il nostro cordoglio”, prosegue il Presidente dell’ANMIL.

“Assistiamo oggi con profondo sgomento a tragedie prevedibili e ingiustificate – commenta ancora Bettoni – che dimostrano quanto sia ancora lontana l’era della sicurezza negli ambienti di lavoro”.

Secondo gli ultimi dati disponibili rilevati dall’Open Data INAIL, in Italia nei mesi gennaio-febbraio 2019 le denunce d’infortunio sul lavoro sono state 100.290 (a fronte delle 96.121 del 2018 con variazione rispetto al 2019 del +4,33%), ben 121 quelle relative ai casi con esito mortale (a fronte delle 125 del 2018 con una variazione rispetto al 2019 impercettibile) e 9.937 quelle riguardanti le malattie professionali (a fronte delle 9.936 del 2018 con una variazione rispetto al 2019 dello +0,01%).

“Per questo chiediamo con forza al Governo che la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro vengano inserite tra le priorità dell’agenda istituzionale – aggiunge il Presidente dell’ANMIL – e, in particolare riteniamo che le iniziative in merito si traducano nell’investimento di adeguate risorse per la diffusione e per il rispetto della prevenzione, nel potenziamento dei controlli e dell’attività ispettiva, nonché nel rafforzamento di azioni mirate alla formazione dei lavoratori cominciando dal mondo della scuola, come facciamo noi da oltre 20 anni”.

“Di lavoro purtroppo si continua a morire - conclude il Presidente dell’ANMIL – perché questi numeri evidenziano come in questi anni non si è fatto abbastanza per costruire una solida cultura della prevenzione dei rischi nei datori di lavoro e nei lavoratori. Da una parte si fatica a vedere la sicurezza come un valore aggiunto, un investimento, e dall’altra non si dimostra sufficientemente matura la consapevolezza dei rischi presenti all’interno di un ambiente di lavoro”.