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"Figli già confezionati"? No, ministro Salvini, le sue parole sono offensive, pericolose e anacronistiche

30 Aprile Apr 2019 1240 30 aprile 2019
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Le dichiarazioni del Ministro Matteo Salvini dal palco di Cantù hanno viaggiato veloci. Sono arrivate a Rimini che ancora i soci del Ciai erano riuniti nella loro assemblea. Un'assemblea con un titolo bellissimo ed efficace: "Siamo la differenza, facciamo la differenza". Ecco la loro risposta

No, Ministro Salvini, sentirla parlare di “bambini già confezionati” a noi soci CIAI non piace per niente. Perché i nostri figli adottivi sono esattamente quelli che lei ha ridicolizzato parlando di bambini “già confezionati” che arrivano da lontano, che “sostituiscono” quelli che lei dice, “avremmo dovuto partorire”.

È offensivo. È pericoloso. È anacronistico.

È offensivo per i nostri figli e per tutti i bambini a cui ha fatto riferimento. È pericoloso perché la metafora che lei ha lanciato dal palco è un seme sparso che rischia di attecchire: lo sa che si potrebbe intendere che oggi in Italia i nostri figli e le nostre famiglie sono sbagliate? È anacronistico: a sentire queste parole facciamo un passo indietro di 50 anni quando CIAI ha portato l’adozione internazionale in Italia. Ma da allora sono circa 100mila i bambini adottati da famiglie italiane. Sono nostri figli, le nostre ragioni di vita, il bene più grande.

Le parole, lo sa benissimo, hanno sempre delle conseguenze. Possono far nascere paura e discriminazione al posto di accoglienza e tolleranza. Lei cosa ha deciso di far nascere?

L'assemblea del Ciai

CIAI e i suoi 1.437 soci pensano che ogni bambino o ragazzo, indipendentemente dal colore dalla sua pelle e dalla sua provenienza, potrebbe essere nostro figlio. Potrebbero esserlo anche i tanti che affrontano esperienze drammatiche pur di cercare salvezza nella nostra terra. Per questo la sua affermazione ci offende sia come genitori adottivi che come cittadini. Un'offesa che ci brucia di più perché ricevuta da una così alta carica dello Stato.

Come cittadini italiani chiediamo di vivere in un Paese in cui siano banditi odio e discriminazione, in cui ogni bambino e ragazzo possa sentirsi accolto e valorizzato come persona e per quello che potrà un giorno dare alla società. Noi ci impegniamo tutti i giorni nella valorizzazione delle differenze, a cominciare da quelle dei nostri figli. E ci aspettiamo che anche Lei si impegni per questo. E siamo qui per ricordarglielo. Ogni volta che sarà necessario.

Noi non ci fermiamo. Perché essere differenti ci dà la forza di fare la differenza.

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