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“Legami”: in uno spettacolo storie universali

7 Maggio Mag 2019 1135 07 maggio 2019
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Francesco Martinelli, nel 1996 ha inventato il Teatro delle Molliche avviando il Centro di Educazione e Orientamento Teatrale. Poco più di un anno fa il via a una nuova sfida: il Teatro di Integrazione che il 18 maggio porta in scena uno spettacolo che dal pirandelliano "Uno, nessuno, centomila” porta in scena un rito collettivo del pensiero

La mollica è la parte più tenera del pane, ma anche quella più malleabile con cui i bambini giocano a inventare forme. La mollica è lo strumento fiabesco per tracciare la strada del ritorno. E soprattutto, la mollica è una cosa buona. Nel 1996 Francesco Martinelli, autore, regista, insegnante e attore teatrale ha inventato il Teatro delle Molliche. Un nome curioso, che evoca cose di casa, semplici eppure di profondo nutrimento. Martinelli ha dato questa forma nuova al teatro realizzando e producendo spettacoli, avviando il Centro di Educazione e Orientamento Teatrale, creando laboratori e attività didattiche, organizzando rassegne e stagioni teatrali.

Da poco più di un anno il maestro Martinelli si sta cimentando con una nuova sfida: il Teatro di Integrazione.
La sua essenza è la conoscenza: di se stessi, dell’altro, dei temi cruciali che riguardano l'esistenza di tutti. È un progetto di incontro e di ricerca, di sensibilità e abilità di ciascun artista che prima di ogni altra cosa è considerato come persona, con la sua storia e la sua visione. Il teatro si occupa dell'esperienza umana nella sua totalità di espressioni, è una forma di relazione, uno strumento di cambiamento e trasformazione. È una forma di comunicazione tra le più vaste che consente la sperimentazione di tutte le forme di diversità.
Il teatro del maestro Martinelli ha un valore aggiunto: è aperto anche a extracomunitari di ogni età e provenienza, persone che almeno per un giorno a settimana hanno la certezza di essere ascoltate e di potersi esprimere in modo libero e aperto.
Il Teatro di Integrazione favorisce una rete sociale affettiva concreta, dà la possibilità di coltivare un senso di appartenenza e di intrecciare relazioni basate sulla fiducia e sul dialogo, elementi che incidono sulla condizione emotiva e che contribuiscono a rendere gli extracomunitari interlocutori attivi in una società di accoglienza.
«Abbiamo imparato uno dall'altro come vivere insieme» afferma Daniela, che a soli 20 anni riconosce la bellezza di far parte di questo progetto e di questo gruppo di anime sì sgangherate, ma straordinariamente autentiche e intense.
Durante le lezioni di Teatro di Integrazione esiste uno spazio irrinunciabile dedicato al confronto e al racconto di temi sociali e personali, per imparare a considerare la diversità come una risorsa, un arricchimento. E per accompagnare, l'altro e se stessi, in un percorso di crescita, per imparare a trasformare gli stati d'animo negativi in una sfida gioiosa e consapevole


Qui e in apertura immagini dal backstge - foto di ©Marilù Ardillo

Da 5 mesi Martinelli sta lavorando a un laboratorio teatrale di impegno civile insieme a 20 persone, alcune provenienti anche da Russia, Cuba, Africa, per uno spettacolo che debutterà il 18 maggio al Teatro Comunale di Corato (BA): "Legami".
Il punto di partenza della loro ricerca scenica è "Uno, nessuno, centomila" di Pirandello, che nei primi anni del '900 ha teorizzato una condizione esistenziale in un'opera di scomposizione della vita. Numerose persone vestono abiti da riciclo, si trovano in un campo abbandonato. Sono identificabili per la bombetta che portano sulla testa, comune a tutti, avanzo di epoche passate.
Ognuno sembra un uno preciso e identico all’altro; sono persone che non hanno patria, lavoro, domicilio, nome. Sono dei nessuno qualsiasi.
La loro relazione è così stretta che appare un legame indissolubile, ma il loro stato di dipendenza reciproca può diventare problematico e limitativo. Così la stessa parola se piana, con l’accento sulla penultima sillaba, può evocare un vincolo di fedeltà; se sdrucciola, con l'accento sulla terz’ultima sillaba, una richiesta di sentirsi legati a qualcosa o a qualcuno per timore di perdersi.

Non esiste una trama in questo spettacolo, ma un rito collettivo del pensiero, percepito come indispensabile e necessario, un’azione bloccata dalla voglia costante di relazione dialogica. L’obiettivo di queste persone in un campo di notte e di giorno è stare insieme, al di là di tutto.
La Fondazione Vincenzo Casillo ha scelto di sostenere questo progetto perché crede fortemente in ogni azione di coraggio atta a promuovere un'inclusione e una coscienza sociale, che garantisca a ciascuno gli stessi diritti e annulli ogni forma di discriminazione nel pieno rispetto delle diversità.
Il 18 maggio alle ore 21 si potranno guardare gli occhi di Giulia, Donason, Sara, Emmanuel, Kesi, Moussa, Kpekpejean, Raffaella, Tristano e ascoltare i loro racconti universali.
L'ingresso è libero

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